Andare al cinema? Perché dovrei?

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È domenica, sono le sei di pomeriggio, e osservo gli scaffali del carrello sui cui è appoggiata la mia televisione. L’affollamento di consolle e cavi è impressionante. In basso, sulla sinistra, c’è il decoder di Mediaset Premium che uso per seguire il campionato e la Champions League. Sopra fa capolino la scatoletta nera di Sky Online, con cui accedo a X-Factor e a una gran quantità di serie televisive, oltre a una varietà di film vecchi e nuovi che cambiano tutti i mesi. Poco più in alto c’è la Playstation, e a destra il lettore blu-ray. Infine, in un angolo, ecco la memoria multimediale, con il suo telecomando e quasi un terabyte di spazio, riempito a metà.

Poi ci sono i libri che ho sul comodino, quelli in attesa in libreria, una pila di fumetti, e la musica a cui vorrei dedicare più attenzione.

Mentre la luce della sera continua ad abbassarsi e inizio ad avere fame, un pensiero attraversa la mia testa: quanta gente, in una situazione come questa, deciderebbe di uscire di casa e andare al cinema? Quanta gente ha iniziato a considerarlo un lusso, o addirittura uno spreco?

Chi fa cinema oggi non può che venire a patti con questo, con l’aumento esponenziale della concorrenza domestica che deve affrontare per guadagnarsi il nostro tempo.
È una questione di quantità, ma non solo. Sul divano del soggiorno, o distesi a letto, di fronte a schermi sempre più grandi, in una dimensione per sua natura più tranquilla e contemplativa, si è disponibili a prodotti più sofisticati – basti pensare che molti show televisivi di successo hanno trame complesse, personaggi ambivalenti, messaggi non consolatori.

Inoltre, quello che si guarda a casa lo si può commentare e condividere in tempo reale in Rete, il che – piaccia o no – è ormai un tratto sociale dominante.

E se non bastasse sta per arrivare la realtà virtuale.

Risultato?
Oggi come oggi, un film per incassare deve contenere prima di tutto una buona ragione per far uscire di casa le persone. Deve rappresentare un evento sociale, un punto di incontro.
Per tutti gli altri, i minuti della sala sono contati.
E il cinema italiano, tanto per cambiare, non ci ha ancora capito niente.

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