Il dottor Potente e il dottor Pisello

ChristianDeSica1

Le Giornate Professionali di Riccione appena concluse hanno testimoniato che nei prossimi sei mesi si verificherà una sensibile, per quanto ancora moderata, diminuzione percentuale delle commedie italiane mainstream sul totale dei film distribuiti dalle cosiddette major (Warner, Universal, Medusa, Rai Cinema). 

Questo non ci ha comunque privato di un certo numero di scenette proiettate alla platea degli esercenti come sineddoche dello stato di salute del genere e specchietto per le allodole (sull’opinione che i Distributori hanno degli Esercenti/Allodole, e che entrambi hanno del Pubblico delle Multisale/Allodole di differente varietà, andrebbero fatte delle riflessioni a parte). In una un Alessandro Gassman tifosissimo della Lazio recita al pancione posticcio di Paola Cortellesi, operaia appena licenziata, una vecchia formazione della sua squadra del cuore comprendente Chinaglia. In altre, un incontro tra Edoardo Leo e Marco Giallini si risolve in alcuni affondi ingegnosamente basati sull’anomalia anagrafica che il primo si chiama Dottor Pisello e il secondo Dottor Potente (o meglio, non si chiamano così davvero, ma gli altri pensano di sì, il che aggiunge ulteriori sfumature).

A margine di questa casistica, e proprio sui titoli di coda – nel senso che è stata l’ultima presentazione in assoluto – mi ha colpito un’affermazione di Christian De Sica, tornato al cinepanettone tradizionale – definiamolo Cinepenettone A – quello diretto da Neri Parenti, con Massimo Ghini, alcuni scenari esotici, e una struttura diegetica basata sull’intrecciarsi di tre linee narrative accomunate da un pretesto*.

Come probabilmente sapete, negli ultimi anni, a causa del calo continuo degli incassi garantiti dal vecchio modello A, De Laurentiis si è pian piano spostato su un modello B, con un cast più giovane e un linguaggio comico che a volte trascura colpevolmente lo sfiato corporeo (se non per film interi, per ampi segmenti), in favore di una costruzione degli equivoci lievemente più complessa. Prima è stato liquidato Boldi, poi De Sica stesso. Ora la vecchia formula del Cinepanettone A è stata recuperata da Medusa, che ha deciso di opporla frontalmente a quella nuova, o B. Risultato: a Natale avremo De Sica contro il suo passato delaurentisiano, incastrato fra Star Wars e Checco Zalone, ovvero due film che si fregeranno della stessa etichetta a contendersi una manciata di giorni di incasso.

Ecco però, se prima la deriva onomatopeica e caciarona del genere era vissuta con un certo senso di colpa, non necessariamente simulato, ora è diventata il senso stesso dell’operazione-Parenti, e De Sica ha garantito – parole testuali – che gli esercenti non si devono preoccupare, perché la comicità del film “non sarà sofisticata, ma semplice, come deve essere”, riferendosi qui a quanto visto nelle ore precedenti e in particolare, si può dedurre, al Cinepanettone B.

Ora, anche ignorando gli esempi riportati in testa a questo post, e pur ammettendo di avere una limitatissima esperienza di questo settore dell’intrattenimento, mi domando quanto meno sofisticati si possa essere rispetto alla dicotomia Dottor Potente / Dottor Pisello**.
Sono curioso di vedere come andrà a finire tutta la faccenda al botteghino, potrebbe essere il canto del cigno di un certo immaginario, oppure l’ennesima, fragorosa scoreggia.

 

*stavolta la “dipendenza”, declinata in senso sessuale, del lusso e della tecnologia. Dell’episodio sulla dipendenza sessuale sono protagonisti Argentero e Ilaria Spada, che durante la presentazione ha brevemente contrattato con Neri Parenti di fronte alla platea, regolarmente microfonata e manifestando una evidente stizza, il suo livello di nudità nel film.

**Qui mi tornano però in mente i bei tempi dei Fichi d’India che escono dal culo di un tacchino arrosto, un ricordo che potrei aver parzialmente sofisticato ma mi sembra abbastanza fedele alla realtà.


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