Fast and Furious 7, il cinema come una panic room

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Non esprimo giudizi di valore su Fast and Furious 7, quelli li lascio ad Andrea Facchin (lo potete leggere qui), ma vale la pena dire due cose sulla mutazione “genetica” del franchise. I corpi sono definitivamente infrangibili, le botte quelle dei cartoni di Braccio di Ferro, le macchine volano, città intere vengono rase al suolo nell’indifferenza più assoluta di cittadinanza e autorità, in uno spazio sospeso (dell’immaginario, del cinema, dell’industria) che è lo stesso che ospita le identiche scazzottate tra supereroi o robot, nelle altre saghe clone della Marvel o della Hasbro.

Quello che impressiona è il tasso di artificialità, la pulizia assoluta del quadro, come se questo cinema fosse diventato la panic room del film di Fincher, un fantasy senza fine e senza rischi, a tenuta stagna, un rifugio anti-sociale: non c’è sangue, saliva, escrementi, il sesso è azzerato, è la sparizione assoluta della carne. A questo movimento formale della saga corrisponde evidentemente uno slittamento politico, non c’è più alcuna anarchia sentimentale (la parola d’ordine di un brand che puntava su motori e sesso occasionale è diventata “famiglia”): sono filmetti conservatori, anche per bambini, l’età d’attenzione si è abbassata drasticamente.

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È scomparsa, in definitiva, la morte, ovvero l’unica distinzione possibile in questo magma fantasy/action che è diventato il cinema pop, quella che separa la molta commedia dal poco dramma (teniamoci stretto il Bond di Sam Mendes). Le poche, istituzionalizzate, che popolano l’immaginario mainstream (lo zio Ben in Spider-Man, i genitori di Bruce Wayne in Batman) tengono in piedi intere saghe, sono spremute/replicate all’inifinito, vanno protette per non doversi prendere altri rischi.

Ma in Fast & Furious questa gigantesca rimozione digitale tocca lo zenit: (SPOILERINO) la morte accade fuori dal film, mentre dal film viene espulsa, un incredibile lavoro di ricostruzione CGI – e la sinossi stessa (qui, come nel numero 6, dove veniva riportato in vita il personaggio di Michelle Rodriguez) – tengono in vita l’attore scomparso: il paradosso finale è che Paul Walker potrebbe tranquillamente tornare nei prossimi capitoli.

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