A 1992 manca un Divo

accorsi

Ormai ogni volta che Sky produce e trasmette qualcosa di nuovo, scatta il doppio confronto: con le produzioni precedenti della rete, e con quelle di HBO. 1992 fa un altro passo in là rispetto a Romanzo Criminale e Gomorra; il primo puntava sulla (ri)creazione di una mitologia popolare favorendo l’empatia con i protagonisti; il secondo rifiutava del tutto l’identificazione, investendo sul ritmo e la caratterizzazione dei personaggi. 1992 è soprattutto un affresco, si riconosce la genesi di una società, di una politica e di un pensiero in un anno e in una città, i personaggi invece non sono niente, hanno parabole subito chiarissime, sono funzioni del progetto perché devono seguire il corso di una storia che conosciamo già.

La serialità, anche quella buona, anche quella internazionale, ha raggiunto una specie di maturità stagnante, è ormai quasi sempre ovvia, non sposta niente, e infatti la diversità che si trova qua e là (gli americani parlano di “Game-Changing” quando arriva un prodotto che ribalta le aspettative e modifica le abitudini di scrittura e/o fruizione) diventa subito di culto; Better Call Saul – in onda in questo momento – trova il proprio centro di interesse addirittura nella povertà della materia drammatica, nello sviluppo di una storia che è perennemente l’eco di altro (il suo celebre genitore), che si rifiuta programmaticamente di decollare e finirà per forza in territori noti.

Il problema di 1992, dopo due puntate, è che la sua diversità è sterile, è troppo in anticipo sui tempi per divenire mitologia e troppo tardi per essere inchiesta, diventa così il Bignami di una cronaca sociale/politica “quasi-vecchia”, il rabbocco a una memoria che ancora conserviamo. L’unica carta che si potranno giocare è quella gialla, lo scheletro nell’armadio del personaggio di Accorsi, il resto è messa in scena, piacere del vintage (che poi è la leva promozionale del prodotto). Manca in pratica una chiave formale, un’interpretazione che diventi un’estetica e un’idea di mondo, una trasfigurazione (come quella compiuta da Sorrentino nel Divo). In sostanza, direi, manca un vero showrunner, qualcuno che faccia il Sollima, che imponga uno sguardo.

 


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