50 sfumature di azzurro: intervista con Kenneth Branagh

branagh
Sono assolutamente determinato ad imparare l’italiano, ho 54 anni e conosco qualche parola perché sono stato per un po’ nel vostro paese quando avevo 15 o 16 anni, ma mi piace così tanto l’Italia che quando finirò di essere impegnato sul set inizierò ufficialmente un corso, lo giuro… Vorrei giusto sapere qualcosa in più delle solite frasi del tipo “Una bottiglia di vino rosso”, “Vado a casa”, “Per favore”, “Taxi”, “Birra”, “Un caffè”, “Sono molto felice di essere qui”. Se la prossima volta che ci vediamo non sto seduto di fronte a te parlando italiano hai tutto il diritto di dire che sono uno scarso e che non sei interessato a quello che racconto…

Gli occhiali con la montatura tonda, i capelli a spazzola, un’unghia di barba, biondo come un bambino. A Milano è ancora inverno ma sembra primavera, e Kenneth Branagh indossa un completo blu con una maglia a girocollo che gli preme sul nodo della cravatta. Ha diretto una versione live action di Cenerentola – in sala dal 12 marzo – che lui definisce “un misto di tradizione e contemporaneità”, anche se a me il film è sembrato una riuscita operazione di filologia disneyana. C’è un rispetto assoluto, calligrafico, per il precedente animato, mancano invece i tratti gotici della versione dei Grimm. L’effetto è disarmante, nel senso che disarma letteralmente il critico: l’esibizione scenografica, i costumi, tutto è clamoroso e a suo modo innocente, ti lascia sazio, sereno. Viene fuori che durante la scena del ballo il cast si è perfino commosso, e per una volta non stento a crederlo: Branagh mi cita Visconti e il gesto con cui il principe cinge la vita di Cenerentola prima che le danze si aprano, ha uno slancio infantile, un affetto vero per il mestiere – o lo mima alla perfezione.

cenerentola

Io che fin da piccolo ho vissuto Cenerentola come una fiaba impegnativa, piena di crudeltà, voglio partire da lì, da come si fa a raccontare a un pubblico (anche) di bambini la storia di una ragazza che, persi i genitori, è ridotta in servitù, esiliata in soffitta, allontanata dalla tavola ai pasti, fino allo sfregio del vestito appena cucito, ricordo della madre.
E quindi, come si fa?

Ero perfettamente consapevole della responsabilità che avevo, come sai in alcune versioni della fiaba dei fratelli Grimm addirittura le sorellastre si strappano le unghie dei piedi nel tentativo di infilarsi la scarpetta. Ovviamente io non volevo spingermi così oltre, ma sapevo comunque di dover trovare il giusto equilibrio per fare in modo che i bambini rimanessero spaventati – ai bambini piace essere spaventati – ma non terrorizzati nella maniera sbagliata. Il fatto di essere alle prese con una produzione Disney ti obbliga a realizzare un film che tenga i bambini in contatto con la realtà, con momenti di vita stimolanti ma anche impegnativi. Ad esempio, in molti film Disney i genitori muoiono e in meno di 10 minuti passiamo dal vedere una favolosa famiglia perfetta, amorevole, completa, accogliente, dove puoi essere te stesso e goderti il mondo, a una situazione in cui hai perso tutto. Quindi ero perfettamente cosciente che, magari non tanto la crudeltà che tu hai menzionato, ma una sorta di peso psicologico, sarebbe stato importante. L’altra cosa a cui siamo stati molto attenti è la performance di Cate Blanchett, che doveva essere molto ben bilanciata, con questo look tra il sexy e lo spaventoso, e quanto potevamo renderla perfida. Siamo stati vigili su tutti questi aspetti, con un senso di responsabilità verso il pubblico.

Il personaggio di Cate è forse quello più rivisitato, rispetto alla fiaba. È una scelta che avete fatto insieme?

È stato frutto di diverse cose, sicuramente sono intervenute delle idee molto forti di Cate. Ad esempio, una delle cose che colpisce è che lei è in grado di impersonare perfettamente la parte della cattiva, ma anche – in alcuni momenti, che sono tra i miei preferiti e che sono anche la peculiarità della nostra versione – di mostrare emozioni differenti. C’è questo intervallo in cui la vediamo che, da dietro una porta, ascolta il marito che sta spiegando a Cenerentola quanto gli manca la moglie defunta, e si vede la sua espressione tristissima, trattiene il respiro, è chiaro che ha il cuore spezzato. Quindi possiamo anche non essere in sintonia con lei, ma si capisce sicuramente di più sul personaggio. E poi quando la Blanchett dice a Cenerentola, “Lascia che ti racconti una storia che parla di una giovare bella ragazza…”, e le spiega il suo passato, il suo dolore… Non so se sia più spaventoso essere rinchiusi in una soffitta, oppure essere l’oggetto delle sue vessazioni per le delusioni subite. Davvero non saprei cosa è peggio.

blanchett

Prima dicevi che il tentativo è stato di fare una Cenerentola classica, ma anche contemporanea. Ed è interessante perché oggi quel tipo di storia d’amore, è presentata anche in 50 sfumature di grigio, che sta battendo vari record di incassi. Quindi in un certo senso è quello il modello di romance davvero contemporaneo oggi.

È molto interessante, penso innanzitutto che da un certo punto di vista, negli ultimi anni, questo tipo di film è sempre stato fatto per un target maschile, e in modo molto esasperato. Mentre 50 sfumature mi pare un film che fa la stessa cosa ma per un target femminile. Disney invece è un’azienda che tenta di coinvolgere il più ampio pubblico possibile. Direi in ogni caso che questi due film sono praticamente agli estremi opposti. Io non ho visto il film e non ho neppure letto i libri, quindi non posso commentare per bene, ma i miei gusti personali sono più orientati verso storie che raccontano di amore romantico e passione, senza togliere per forza l’elemento erotico e sessuale, ma trattandolo in maniera differente. Alcuni anni fa qualcuno mi disse che per un certo periodo, nei film, ad esempio quelli di Visconti, bastava uno spacco, una porzione di pelle mostrata era già sufficiente per suscitare eccitazione, ed esprimere la chimica tra due personaggi. Ci sono dei momenti in questo film in cui ho provato a ricreare queste sensazione, ad esempio quando lui le appoggia la mano sulla schiena prima del ballo e lei risponde a quel gesto drizzando il busto… Adoro poi il fatto che lui preferisca dirle “Saresti così gentile da concedermi l’onore di condurti”, il fatto che le chieda sempre il permesso prima di qualsiasi cosa. Sono atteggiamenti estremamente puri sia da un punto di vista maschile che da quello femminile, e questo è molto sexy. Così come sexy è vederli sfilare sui loro cavalli, l’energia e la muscolatura di questi animali. Molto viene lasciato all’immaginazione ma credo che funzioni lo stesso, sebbene in maniera differente.

Dei grandi film americani nominati agli Oscar quest’anno, c’è qualcosa che ti è piaciuto particolarmente?

Ho amato molto il lavoro di Eddie Redmayne in La Teoria del Tutto, credo che la sua performance sia stata eccezionale. Inoltre ho apprezzato Birdman perché è una storia di backstage teatrale che racconta molti cliché in cui mi sono ritrovato, è un film insolito e poi mi è piaciuta molto l’interpretazione di Keaton. Direi che sono stati tra i due che mi hanno colpito di più insieme a Wild, dove Reese Witherspoon fa un lavoro incredibile. Credo che saranno degli Award molto interessanti quest’anno.

E Whiplash l’hai visto?

Ho sentito cose fantastiche da un sacco di gente su quel film, ma ancora non l’ho visto. Poi c’è Foxcatcher, che da quello che ho capito è un altro film molto originale e brillante, quel regista (Bennett Miller, ndr) è un fenomeno. Ma mi sono piaciuti molti dei lavori in concorso quest’anno. Mi spiace ad esempio che David Oyelowo non sia stato nominato per Selma, abbiamo lavorato assieme ai tempi di As you like it. Ormai sono così vecchio che praticamente ho lavorato con tutti… Guardavo le nomination e mi dicevo: “Cavolo, li conosco davvero tutti, ma come è possibile?!”. Ma alla fine sono 25 anni che faccio il regista… è per questo mi sa. Con Redmayne ho lavorato in My Week with Marilyn, Keaton era in Much Ado About Nothing… Insomma, è divertente, ti senti orgoglioso, sei contento che le cose vadano bene anche per i tuoi amici, sarà un ottimo anno.

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Micheal Keaton diretto da Kenneth Branagh in Much Ado About Nothing


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