50 sfumature di grigio è in sala: da oggi, con mamma, si discute di anal fisting

50 sfumatureCome opera cinematografica, 50 sfumature di grigio è esattamente quello che vi aspettate: un melodramma patinato, modello-Cenerentola, con due attori semisconosciuti e un po’ impacciati, in cui le scene scabrose sono edulcorate (per fare la lista della spesa: si vedono un gran numero di topless e un paio di fondoschiena, mai i genitali, nemmeno un’ombra di peluria), e ci sono dialoghi come “Benvenuta nel mio mondo” e “Io non faccio l’amore, io scopo duro”.
Non c’è nemmeno traccia di vero sadomasochismo, perché (SPOILER PER CHI NON HA LETTO IL LIBRO) nel momento in cui Mr.Grey si lascia andare e molla sei cinghiate sul sedere ad Anastasia, la prima volta che le fa male, lei se ne va, arrabbiata e delusa, e il film finisce (FINE SPOILER).
A questo punto una valutazione estetica può al massimo riguardare il cast: Jamie Dornan ha un’attitudine ironica, sorniona, in definitiva rassicurante, che immagino non sia quella che lettori e lettrici si aspettavano; Dakota Johnson sembra invece una scelta azzeccata, ha un seno piccolo ma ben fatto che affossa in brutte camicette a fiori, un principio di borse sotto occhi espressivi e un po’ dolenti, e una frangetta invadente che ne mortifica i lineamenti regolari, sembra precisamente una ragazza graziosa che non sa valorizzarsi. Il resto è senza voto: il film restituisce quel poco o tanto, decidete voi, che la promozione – trailer, manifesti, interventi televisivi – ha promesso.

Si posso fare però alcune considerazioni pratiche.
Per esempio: è il primo caso di blockbuster ad altissimo potenziale di botteghino in cui si parla (in originale, sarà curioso scoprire il doppiaggio) di anal fisting e pinze per i genitali, anche se le pratiche in questione sono citate solo quando vengono estromesse dal contratto sessuale tra i protagonisti. C’è cioè un’individuazione stringente ed esplicita di quel che si dovrebbe tentare/immaginare o meno a letto, si introducono nuovi argomenti alle conversazioni da salotto, o cucina; letteralmente, si sposta e poi ri-fissa (contrattualmente!) il comune senso del pudore (più di quanto non abbia già fatto Internet? Sì, a meno che non si immagini che il mondo finisca oltre il nostro naso e i nostri contatti sui social network).

sfumature

Oppure: è un trionfo della serialità cinematografica superiore a qualsiasi cosa si fosse vista finora, non c’è alcun arco narrativo che si chiuda e c’è invece un cliffhanger potentissimo, praticamente è un film di un atto e mezzo invece che di tre, termina alla prima espressione di un conflitto.
E ancora: è un altro colpo all’ormai agonizzante star system, analogo ma differente per fascia di pubblico (teoricamente una fascia pubblico più sensibile ai grandi nomi) da quello assestato dai fantasy/cinecomic, i divi al cinema non sono più il prodotto – assolutamente nessuno garantisce botteghino senza un brand alle spalle -, lo sono invece in TV, dove sembrano ancora un’eccezione.

Di tutto questo, tra una settimana, resteranno gli incassi stratosferici (è il primo film che ha rilanciato le prenotazioni, addirittura con diverse settimane di anticipo: trovare un posto decente per una proiezione in questo primo weekend di programmazione è un’impresa) e gli approfondimenti nei talk show di seconda serata, mentre sono stati già annunciati i sequel, ed è facile immaginare che saranno più di due.
La vera domanda, a questo punto, è se il fine settimana lo vincerà 50 sfumature di grigio o Sanremo, dove la battaglia dei costumi si combatte a suon di Drag Queen barbute e improbabili famiglie con 16 figli sul groppone.

Conchita Wurst Portrait Session


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