La Gazzetta di Seth Rogen

James Franco  Seth Rogan - Bound 3 Official Video-2

Ho incontrato Seth Rogen due volte, la prima per The Green Hornet e la seconda per 50/50. Mai James Franco.
Alle interviste Rogen sembra un tecnico informatico in pausa caffè. Porta comode camicie a quadri e occhiali da vista con la montatura spessa. Ha la faccia da ragazzo per bene, un’unghia di barba e questa risata poderosa, gutturale. Viene dalla stand-up comedy, cioè dal cabaret, quindi è abituato a porre la massima attenzione alle reazioni di chi gli sta di fronte. Ha un talento solido, e direi rassicurante.

La seconda volta che lo incontro siamo a Toronto, dentro gli eventi del Festival. Il giorno prima ho assistito alla proiezione per la stampa di 50/50, una “commedia sul cancro”. Lui interpreta il migliore amico di un ragazzo (Joseph Gordon-Levitt) a cui viene diagnosticato un tumore alla colonna vertebrale che gli da il 50% di probabilità di sopravvivere. La scena più famosa del film è quella in cui Rogen rasa a zero la testa di Levitt, ma la gag che lì per lì quasi mi fa cascare dalla sedia è un’altra. Questa qui.

Bisogna considerare che quando il film è uscito erano passati solo due anni dalla morte di Swayze, e quando l’hanno girato ancora meno.
Appena emerso dalla sala mi viene incontro la publicist americana del film. Le dico che mi è piaciuto e quella battuta in particolare mi ha steso. Lei sgrana terrorizzata due profondi occhi azzurri cerchiati di rughe e mi dice: “Ha passato il limite vero?”.
Il giorno dopo chiedo a Rogen di quella battuta: “Non avevi pensato fosse un po’ eccessiva?”.
Mi risponde, serio come la morte: “C’è una scuola di pensiero per la quale non c’è onore nel giocare sul sicuro, per la quale essere un commediante significa proprio capire dov’è quel limite e spostarlo un po’ più in là”.

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Tutto questo mi torna in mente in questi giorni in cui The Interview sta diventando un caso di politica internazionale, con tanto di minacce di attentati e prese di posizioni ufficiali della Casa Bianca (qui trovate un buon riassunto di Gabriele Ferrari). Non ho mai sopportato il politicamente corretto e il pensiero omologato, tanto meno quando si tratta di comici, che poi è più o meno la ragione per cui in Italia non mi fa ridere praticamente nessuno (perfino la banda di Boris ha alzato bandiera bianca con il disastroso Ogni maledetto Natale). Il nome di questo blog non è naturalmente un caso; e oggi più che mai, potrei chiamarlo pure La Gazzetta di Seth Rogen.


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