Roma, il Festival dell’equivoco

Schermata 2014-10-17 alle 17.19.29Fa caldo, ma non c’è nemmeno un sole vero, le nuvole si spezzano per tratti brevissimi, più spesso si sovrappongono, diventano scure: suggeriscono pioggia e procurano afa. Quasi tutte le strutture provvisorie del Festival sono cambiate: non c’è più il ristorante, è stato sostituito da una serie di punti ristoro, hanno nomi come “Frizzo”, “Porchettaro”, “Pizza J”. Le proiezioni serali per la stampa avvengono a volte allo Studio 3, è una saletta con uno schermo largo forse 5 metri, non ci sono poltroncine ma sedie, puoi spostarle dove vuoi; la sala Lotto e la sala Alitalia, che tenevano centinaia di giornalisti, sono scomparse, non le riempirebbe più nessun film.

Il Festival di Roma sta continuando a dissanguarsi: si può contestare alla Mostra di Venezia un certo eccesso di austerità, ma c’è comunque compattezza, la sensazione di un progetto. Roma è tutto e niente, sta diventando un diversivo per studenti universitari, una vacanza. La trasformazione in happening popolare in questo senso ha funzionato, c’è molto cinema medio, molte visioni buone e accessibili a tutti, ma i film non diventano mai eventi, le star arrivano a singhiozzo, e quest’anno – senza uno Stallone o una Jennifer Lawrence – la quota di attenzione è calata ancora. Il paradosso è che l’allontanamento di Mueller da Venezia sembra aver fatto male a entrambe le manifestazioni.

L’occasione, va detto, è persa e mal sfruttata al contempo.
Persa, perché il giorno prima che inizi la rassegna in città c’è l’anteprima di The Judge, con Robert Downey Jr. e Robert Duvall presenti. Sarebbe un red carpet inaugurale che da solo vale un Festival, e invece resta fuori da tutto, va in scena al Cinema Moderno, in Piazza della Repubblica, per i fatti suoi. Guardiani della galassia è presentato dentro Alice nella Città, la sezione con i film per ragazzi, senza un solo attore ad accompagnarlo. Still Alice, che ha un cast con Julianne Moore, Kristen Stewart e Alec Baldwin, idem. 

Mal sfruttata perché si cambia rotta a ogni giro del vento. Di anno in anno le Giurie compaiono e scompaiono, scambiandosi di continuo il ruolo con il pubblico nello scegliere i premiati. Si introduce una sezione dedicata al cinema di genere, vecchia passione di Mueller, ma facendola sembrare un corpo estraneo. Si premiano e si incontrano autori bizzarri, inclassificabili, noti a metà, come Salles e Fedorchenko. Ogni cosa è arbitraria, sembra un capriccio.

Il resto è un problema che vale per tutti i Festival tradizionali, sono diventate opportunità più piccole, occasioni rinunciabili. I ragazzi sono attenti a tante cose tutte assieme, i film fanno parte di un immaginario più grande, dove i videogiochi i fumetti la musica il cinema disegnano lo stesso panorama, il centro di tutto sono ormai le conferenze di cultura popolare, da San Diego a Lucca passando per New York. Quindi se parli ai teenager, o ai giovani ventenni – e per fare i numeri a loro devi parlare – devi inquadrare cose diverse, tutte assieme, devi sapere dove iniziano e finiscono le passioni e come sono costruite. Altrimenti è meglio una cinefilia ossessiva, compatta, da iniziati, che taglia fuori tutti gli altri: ma lo sa, lo dichiara, e si muove dritta nella direzione e nella dimensione del suo pubblico (come fa Torino). Quanto può servire una via di mezzo?

Nei prossimi giorni arriveranno comunque Josh Hutcherson, Sam Claflin, Lily Collins e Rooney Mara, poi star di generazioni diverse, Richard Gere e Kevin Costner. Vediamo un po’ quel che succede.

 


Per inserire un commento devi essere registrato a Best Movie. Effettua il login

Se non sei registrato clicca qui registrati