Seconda vita di Chiara, (ex) pop star che va matta per il cinema di Rob Zombie

under_iezziQuando le chiedo un po’ scettico se davvero è così appassionata di horror come mi hanno suggerito poco prima, Chiara non tira fuori Shining o L’esorcista, come mi aspetterei, ma… Scott Derrikson. Mi cita L’esorcismo di Emily Rose e Sinister, e quando (un tantino in difficoltà) abbozzo: «Mi pare che ora stia per uscirne un altro», dice: «Certo, Liberaci dal male».
Poi altri titoli oscuri dell’underground americano mi convincono che no, non è un bluff.

Allora.

Siamo alla presentazione della web serie urban fantasy Under (#undertheseries, sui social), e del romanzo di Giulia Gubellini a cui è ispirata. È una confortevole serata di luglio e l’aria spiffera fresca dalle finestre fra i divani in pelle e fino al bancone del bar, all’ultimo piano di una multisala che mostra il fianco al Duomo di Milano. Qui una saletta privata – luci tiepide, il giusto spazio per muoversi e il giusto spazio per sedersi – accoglie cast, regista (il “nostro” Ivan Silvestrini), e un gruppetto di giornalisti, uffici stampa, musicisti, costumisti.
Ci sono schermi su cui girano clip della serie e ogni genere di finger food che vi venga in mente.

festa under

Di Under abbiamo parlato sul sito e sul numero di Best Movie ora in edicola, quindi non mi dilungo ad aggiungere granché, guardatela e fatevene un’idea (lo trovate qui): è un esempio intelligente di crossmedialità, un libro che viene lanciato assieme a una serie per il web, con l’idea di allargare la fan base per strade adiacenti e comunicanti.
Questa è la prima ragione per cui sono qui.

La seconda, quella – diciamo – non ufficiale, è che nella serie recita Chiara (Iezzi).
Ovvero: lei.

chiara-sul-lettoFino a 15 minuti prima del nostro incontro, io penso a Chiara precisamente nei termini dell’immagine qui a lato (e dei molti contributi video che la sua vita da pop star ci ha lasciato in eredità…).

E poi.

C’è, nella vita del giornalista, questa abitudine alla prossimità tra immaginazione, memorie e vita che è difficile spiegare. La prima volta che vedo Chiara in Under nemmeno la riconosco (prendetelo come un complimento). Ha i capelli rossi e uno sguardo di pietra. Ma quando si presenta al nostro incontro non ho dubbi sia lei. È la proiezione di una cotta adolescenziale nel corpo di una donna. Abbiamo quasi la stessa età, piccoli segni d’espressione sul viso e dietro le spalle le svariate vite che si consumano nell’arco di due generazioni, per lo meno quando sei una persona curiosa.
Ha messo il punto alla carriera di cantante e iniziato a dedicarsi alla recitazione. 4 anni di accademia, altri due di corsi. Under è il suo debutto, arriverà un altro film a breve ma non riesco a farle confessare quale. «Ma è poco più di una comparsata, sto ricominciando da zero». Ivan l’ha scelta perché «ho sempre pensato che avesse un viso da dark lady». Lei invece ha scelto la recitazione «perché c’è molta più libertà di esprimersi che nel mondo della pop dance; lì ci sono regole a cui non puoi sfuggire: pose, rallenti, tutto quello che serve a fare un videoclip…».

Chiara-Iezzi1La chiacchierata va via liscia, si capisce che le piace studiare, parliamo (a larghe spanne, cioè divertendoci) di microbiologia, fisica quantistica e metodi di recitazione, e a un certo punto ho la buffa sensazione che sia la conversazione più nerd in cui mi trovo da settimane. Lei si scioglie di entusiasmo, racconta la caccia ai nuovi sogni («Ho fatto tutte le pratiche per la Green Card, sono molto avanti, manca una visita medica e poi dovrei essere a posto: arriverà tra due mesi. Voglio lavorare in America. È da un anno che ci sto dietro. Sono felice. È una scelta radicale, che sognavo da molto tempo»), poi le sue passioni cinefile.
Qui è un fiume in piena.
«Il mio modello sono i grandi cantanti che sono riusciti a fare cose eccezionali anche al cinema: penso soprattutto a Justin Timberlake, a come passa con naturalezza dalla musica allo schermo. A Macy Gray che fa la cameriera in The Paperboy, o Lenny Kravitz in Hunger Games».
Hunger Games, che con Under ha più di un punto di contatto.
«Adoro gli urban fantasy. E poi i supereroi, l’horror. Quando vedo partire la sigla della Marvel piango! Ora sto aspettando i Transformers… Mi piace questa dimensione da kolossal, il cinema dei grandi Studios, tutto l’immaginario creato dalla Warner Bros nei decenni».

Sull’horror la trattengo. «Li guardo fin da bambina. Li ho seguiti passo passo negli anni ’80 e ’90. I film di Carpenter, quelli di Wes Craven, Raimi. E quindi tutta la serie de La Casa, Halloween, Venerdì 13. Poi ho scoperto che c’erano di mezzo tanti riferimenti al cinema di Mario Bava, e sono andata a recuperare anche quello». E oggi? «Amo Rob Zombie da morire. E un regista indipendente che si chiama Anthony Ferrante e nel 2013 ha fatto una versione pazzesca di Hansel & Gretel. L’horror ti mette in contatto con simbologie che agiscono nel profondo».

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Prime esperienze “cinematografiche” di Chiara: il video di “Vamos a Bailar” porta la firma d’autore di Luca Guadagnino (Io sono l’Amore)

Eccola qui Chiara Iezzi, un tempo Chiara e basta, al limitare della sua seconda vita, senza garanzie che non siano i suoi sogni. Se ha paura, posso dirvi che non si nota.


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