Top 10: i dieci migliori film del 2013

Anno di cinema ricco, goloso, generosissimo questo 2013. Non solo autori in gran spolvero e belle sorprese dal cinema indie – capita spesso – ma pure un’offerta di blockbuster molto sopra la media.
Ho considerato tutti i film che hanno avuto la première mondiale nell’arco dell’anno. Questo significa che molti ancora in Italia non si sono visti: li potrete comunque recuperare nei prossimi mesi, hanno tutti una distribuzione.
Eccezioni alla regola citata i film che escono a cavallo tra un anno e l’altro, e per un giornalista italiano è impossibile recuperare in tempo per le playlist. Django Unchained è quindi considerato un film del 2013, come Promised Land, mentre The Wolf of Wall Street rientrerà nel 2014.

1. RUSH (di Ron Howard, drammatico)
Il cinema popolare al meglio delle proprie possibilità, cioè il cinema migliore in assoluto. Una storia così bella che, se non fosse vera, avrebbe dovuto scriverla qualcuno (e ve lo dice uno che trova la Formula 1 interessante come verniciare gli infissi). Un esempio di mitologia moderna da mandare a memoria.
Qui la recensione completa.

2. SEARCHING FOR SUGAR MAN (di Malik Bendjelloul, documentario)
Altra storia vera, altra storia bellissima, piena di musica e incredibili coincidenze. Soprattutto, la dimostrazione che la vita sa essere anche giusta: rende per quanto toglie, e non toglie mai più di quanto sia disposta a rendere. Mai abbattersi, mai perdere la bussola. Che sia vero o no, ce n’è abbastanza per piangere tutti i fazzoletti che avete in casa.

3. SOLO DIO PERDONA (di Nicolas Winding Refn, noir)
Tutti a lamentarsi, arrabbiati, risentiti, isterici. Film ipnotico e spiazzante, che ribalta strutture e aspettative del racconto tradizionale – al cinema e altrove: il Viaggio dell’Eroe è un viaggio al contrario, un percorso di dissoluzione. Non c’è presa di coscienza, non c’è catarsi. Un film sull’impotenza e, come nel caso dei migliori Lynch, un incubo da cui non ci si vuole svegliare. Pazzesco.
Qui la recensione completa.

4. SNOWPIERCER (di Bong Joon-ho, sci-fi)
Non lo so da quant’è che aspettavo uno sci-fi così, ma credo parecchio, perché nemmeno riesco a ricordarmelo. Ci sono tutti gli ingredienti del cult: una regia chirurgica, che indugia su dettagli che si stampano nella memoria (le lame bagnate nel sangue dei pesci!); colpi di scena spiazzanti; personaggi bizzarri, sfaccettati, dolorosi, appassionanti. E un messaggio politicamente forte, non nuovo, ma che serve sempre a leggere la Storia con coscienza. Grande, grande fantascienza.
Guarda la videorecensione.

5. I SOGNI SEGRETI DI WALTER MITTY (di Ben Stiller, commedia)
Roba che non piace tanto ai critici, quelli seri. Tutto troppo facile, solare, onesto – a tratti anche un po’ ingenuo. Per quanto mi riguarda, invece, questo è il cinema di cui non si può fare a meno. Si ride, si piange, un pochino si pensa – e sono pensieri buoni. E ci sono sequenze bellissime, come la discesa libera in skateboard, per le strade deserte della Groenlandia. L’ho visto due giorni fa e voglio già rivederlo.
Qui una “quasi-recensione” scritta a caldo.

6. PROMISED LAND (di Gus Van Sant, drammatico)
Non sono un fanatico del cinema predicatorio, edificante, progressista. Il bello di Promised Land è che è edificante e progressista – parla pur sempre di multinazionali che distruggono il sottosuolo per cavar fuori gas combustibile – eppure non è per nulla predicatorio. Anzi, è talmente onesto con tutte le parti in causa, che alla fine hai in mano più domande che risposte. E nel frattempo ti sei commosso, divertito, arrabbiato. Applausi.
Qui la recensione.

7. HER (di Spike Jonze, sentimentale)
Un uomo che ha perso il più grande amore della sua vita esce dalla depressione quando si innamora di… un’intelligenza artificiale. È buffo perché pensavo fosse un film sulle conseguenze psicologiche e sociali dell’abuso di tecnologia, e invece è un’elegia delle passioni, per chiunque, in qualsiasi modo. E del fatto che non durano mai, non importa quanto ci investi… Buffo, surreale, struggente. Girato e recitato in stato di grazia.

8. LA VITA DI ADELE (di Abdellatif Kechiche, sentimentale)
Tre ore di adolescenza, due attrici da perdere la testa. Vita, morte, miracoli del primo amore. È capitato a tutti almeno una volta, ed è tutto qui, tra i titoli di testa e quelli di coda.

9. ANNA KARENINA (di Joe Wright, drammatico)
Questo non se l’è filato quasi nessuno, ed è abbastanza incredibile. Due ore di romanzo in costume da far girare la testa: c’è più spettacolo qui che in Pacific Rim! Hanno infilato tutta la Russia – sale da ballo, ippodromi, stazioni della ferrovia – dentro un teatro. E non parliamo di un film di impianto teatrale, tutto il contrario: parliamo di teatro di impianto cinematografico. Anzi: del punto di congiunzione tra cinema, teatro e letteratura. Acrobazie per occhi e cervello.
Qui la recensione.

10. DJANGO UNCHAINED (di Quentin Tarantino, western)
Fino a primavera sarebbe stato più in alto, ma l’anno è lungo, e gli sono passati sopra troppi altri film, troppe emozioni. L’ho comunque  rivisto di recente, e resta una dimostrazione di strapotere autoriale che dovrebbe suggerire cautela nei giudizi. Recitazione, scrittura, messa in scena: tutto da Oscar. Tarantino – come sempre – (ri)produce immaginari, quindi cultura. Che gli dei ce lo conservino.

Menzioni obbligatorie per alcuni altri titoli, fuori dalla playlist di niente, e comunque da recuperare il prima possibile. In ordine sparso: Il passato, All is Lost, Blue Ruin, Stoker, Lincoln, C’era una volta a New York, 12 anni schiavo, Before Midnight, Dallas Buyers Club, Blue Jasmine, Capitan Phillips, Gravity, La scomparsa di Eleanor Rigby, Pacific Rim.
Infine: fuori gioco, semplicemente perché non gli ho visti, Questione di tempo e La mafia uccide solo d’estate: da quanto sento, credo avrebbero potuto entrarci.

 


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