Thor in mutande: quanto dureranno i film Marvel?

Leggendo Marvel comics. Una storia di eroi e supereroi, di Sean Howe, ti rendi conto che Stan Lee era uno pratico. Fin dagli anni ’60 sapeva bene che ogni due anni, tre al massimo, il suo pubblico cambiava: i ragazzini crescevano (all’epoca andava così), e finivano per cercare altrove quello che un tempo cercavano nei suoi albi. Per questo il reboot è la politica editoriale più vecchia del mondo. Naturalmente non è l’unica: crossover, spinoff, team up – termini che ormai siamo abituati a maneggiare – sono però operazioni puramente quantitative, geometriche. Riorganizzano gli spazi dei personaggi all’interno di un sistema di riferimenti che esiste già, mentre la creatività è delegata alla produzione di nuovi villain e nuovi fondali.

Ma se gli universi narrativi si espandono, il problema diventa riempirli di significato, anche perché gli archetipi su cui modellare i personaggi e le loro relazioni sono tutt’altro che infiniti. Impresa che, di fronte a una produzione di decine di albi ogni mese, è naturalmente impossibile. È sempre stato così, ma ora che si prova al cinema la stessa operazione l’argomento torna di attualità.
Le ragioni dei periodici crolli di appeal dell’universo Marvel, e delle tante crisi attraversate di conseguenza dalla società, sono frutto esattamente di questo: ripetitività, cioè decadimento degli stimoli per i lettori. Si aumentano i mondi e i personaggi, si espande la paletta cromatica (il ponte arcobaleno di Asgard…), ma ci si trova di fronte a scatole coloratissime e vuote.

Non sarei allora per nulla sorpreso di sapere che mentre Kevin Feige se ne va in giro col suo cappellino da baseball ad aggiornare sulla fase 15 del progetto dei Marvel Studios, una squadra di analisti si sia già fatta un’idea di quando il business si sgonfierà (per lo meno in sala, diventando una questione unicamente televisiva). Sono, lo ammetto, stupito che per ora le cose vadano nella direzione opposta. Gli incassi non calano, anzi Iron Man 3 e Thor 2, dopo l’exploit di Avengers, continuano a segnare box office notevoli. Ma sono anche convinto che il trend si invertirà: la gente si è stufata di Johnny Depp, si stuferà pure di Robert Downey Jr.

Tutto questo per dire che ieri sera ho visto Thor: the Dark World. Quel che penso del film l’avrete capito, ma una cosa la aggiungo. Stellan Skarsgaard ridotto a interesse comico, costretto a recitare in mutande e senza una battuta decente, mi ha messo una tristezza “cosmica”.


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