L’incredibile caso del Blu-ray di Looper

Un anno fa, di ritorno dal Festival di Cannes, avevo scartato un CD comprato alla FNAC della Croisette. Era l’ultimo album dei Trailer Trash Tracys e conteneva… niente. Nel senso che tolto il cellophane, e aperta la custodia, dentro non c’era il disco. Quest’anno, tornato al Festival, mi sono pure dimenticato di portarlo con me per cambiarlo (e poi lo scontrino, figurati se so dov’è finito). Ma non è per questo che ve ne parlo. E’ per farvi capire che sono abituato alle delusioni.

Tuttavia il mio cuore ha avuto un soprassalto quando ieri pomeriggio ho scoperto che il Blu-ray di Looper, che avevo acquistato la settimana prima in pausa pranzo, con mezzo metro di sorriso sulle labbra, per la bellezza di 18,99 euri, è probabilmente il peggior Blu-ray messo in commercio nella storia dei Blu-ray italiani, almeno considerando i titoli di un certo peso (forse se la gioca con l’ormai celebre caso di Fuga da New York). Queste, in breve, le caratteristiche del disco.
1) Non ci sono extra
2) Non c’è l’indice delle scene
3) Non ci sono sottotitoli
Ma soprattutto, UDITE UDITE
4) Il formato è sbagliato! Il 2,35:1 anamorfico voluto da Ryan Johnson è diventato infatti un 1,78:1 pan & scan.

Ora, non vorrei che quest’ultima annotazione in particolare passasse per la fisima di un nerd terminale. Quindi vi mostro cosa intendo (l’immagine viene dall’ottima analisi fatta da dvdweb.it: qui potete trovare altri raffronti).

Sopra, il film.
Sotto, ridatemi i miei soldi.

Come si vede facilmente, il punto è che il famigerato pan & scan taglia una porzione considerevole dell’immagine, arrivando, nei casi peggiori, a compromettere il senso dell’inquadratura.
Nei migliori, si limita a rovinarla.
Non solo: tolte le fasce laterali, quello che resta del quadro viene zoomato, il che naturalmente ha conseguenze anche a livello di definizione.

Ora, non vorrei che questo post venisse interpretato come un’istigazione alla pirateria. Di sicuro però si tratta di casistiche che hanno conseguenze disastrose. Pur ricevendo, per lavoro, un certo numero di prodotti dalle case di distribuzione home video, e pur vedendo la maggior parte dei film tra Festival e anteprime stampa, non ho mai smesso di acquistare DVD e Blu-ray. Lo faccio perché sono un collezionista, un feticista, un nerd, e tutto quello che potete immaginarvi. Ma soprattutto lo faccio perché mi innamoro dei film, e li voglio tenere con me. Spendo per essi una parte non trascurabile del mio stipendio, in un periodo non proprio felicissimo per il mercato del lavoro, e il minimo che pretendo è che siano confezionati con lo stesso amore con cui io poi li conservo. Mettere in circolazione un disco di questo genere è come dire al collezionista che lo acquisterà (e che tra l’altro è, oggi, l’unico cliente affidabile su cui l’industria può contare) “Di te non mi frega assolutamente nulla: paga e zitto”. Peggio, è come calpestare i suoi sentimenti. E i collezionisti sono come gli elefanti (o le fidanzate): non dimenticano.

Un amico ieri mi ha detto: “Vabbè, ora scaricati il Blu-ray americano o inglese dalla rete, butta via il dischetto originale e sostituiscilo con uno masterizzato”. Ha torto? Ha ragione? Di sicuro c’è che mi è successo di nuovo quel che mi era successo a Cannes l’anno scorso: ho comprato un’altra custodia vuota. Non commettete il mio stesso errore.

PS: ho contattato l’ufficio stampa di Buena Vista Home Entertainment per segnalare il fatto. Sono in attesa di una risposta.

UPDATE – 17 luglio 2013: è arrivata la risposta di Buena Vista Home. La riportiamo qui di seguito: “Ci dispiace che il nostro consumatore sia rimasto deluso ma desideriamo precisare che nello spirito di corretta informazione nei confronti del nostro pubblico la fascetta di tutti i prodotti BVHE riporta sempre in dettaglio i contenuti del prodotto stesso e questo naturalmente vale anche nel caso del titolo in questione. La scelta di un formato e la presenza di contenuti speciali sono frutto di scelte editoriali del distributore”.

Leggi anche: Aiuto, mi si sono spalancate le porte della pirateria, dal blog di Luca Maragno 


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