ESCLUSIVA – Ecco come è nato L’uomo d’acciaio

Burbank. Uffici Warner Bros.
Un uomo biondo con un completo grigio e la cravatta blu, siede su una poltrona in pelle circondato da un lieve aroma di dopobarba. Accanto a lui c’è un tizio che ha quarantanni e svariati milioni di dollari, ma pensa di averne sedici e di vivere in un garage: ha una t-shirt rossa con un razzo giallo che decolla, la barba di una settimana e un cappellino da baseball da cui spuntano ciuffi di capelli brizzolati. Sta tirando delle palline di carta stagnola ai pesci rossi che scodano pigri nella grande fontana al centro della sala d’attesa.

D’un tratto un uomo con la testa tonda e il pizzetto squadrato, si affaccia da una grossa porta.

“Entri Chris”.
“Grazie”.
“Lui chi è?”.
“E’ Coso, quello del film coi gufi, ci mette il nome. Può partecipare?”.
“Va bene”.
“Siediti lì coso, vicino al dispenser dei Mars. E zitto”.

L’uomo biondo estrae uno smartphone dalla tasca interna della giacca. Lo appoggia sul tavolo e sfiora il touch screen. Un ologramma blu a forma di Henry Cavill si materializza. Tutti tacciono.

“Allora. Ecco quello che ho pensato. Superman…”
(mormorio)
“…non è Superman”.
(mormorio di sorpresa)
“Superman è…”
(mormorio di curiosità)
“…un alieno. Depresso”.
(vociare indistinto)
“Questa è l’idea: un film su un alieno depresso”.
(silenzio tombale)
“Scusi Chris, ma noi abbiamo fatto degli studi di mercato, e ci sembra un po’ drastica come soluzione”.

L’uomo biondo sfiora di nuovo il touch screen sul tavolo, ed Henry Cavill si trasforma negli incassi in 3D del Cavaliere Oscuro.

“Non faccia così Chris. Ascolti la nostra idea”.
“Non vi ho ancora detto delle lenzuola, del cane e del bimbo col mantellino”.
“Lei può metterci quello che vuole nel film, i maggiordomi piagnoni, la gente che parla strano, quello che vuole. Però…”
(mormorio di curiosità)
“Però…”
(mormorio crescente)
“Però deve essere più grosso di Avengers. E niente Brandon Routh ovviamente”.
(l’uomo biondo si siede, spegne l’ologramma e sospira)
“Impossibile”.
“Come impossibile? Vuole Brandon Routh? Parliamone”.
“No, impossibile più grosso di Avengers”.

(Il tizio col cappellino, poco più in là, zitto zitto si alza, raggiunge il tavolo, sorride)

“Si. Può. Fare”.
“Senti coso, genio dei gufi, torna a sederti”.
“Lo lasci parlare Chris, sentiamo cosa ha da dire”.
“Grazie. Allora: più grosso, obbiettivamente, non si può. In Avengers distruggono tutto, vanno nello spazio, fanno a sportellate con i vermi meccanici. Più grosso non si può. Ma più lungo sì”.
“Come più lungo?”.
“Possiamo farlo grosso uguale, ma metterci più scene di distruzione. E più lunghe”.
(breve momento di silenzio; poi cresce spontaneo un applauso)
“Lei ha una bella testa ragazzo”.
“Grazie. E ho pure un’altra idea”.
“Dica, dica”.
“Nel prologo esplode un pianeta. BOOM!”.
“Boom?”
“BOOM!”
(qualcuno sussurra “genio”; l’uomo biondo scuote la testa e butta giù un Malox con un sorso di Perrier; il tipo con la testa tonda sorride, poi d’un tratto si fa serio)
“Però scusi, permette una domanda: se è tanto sveglio, quel film sui gufi, ma perché?”.

 


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