James Gandolfini, la fine della suspance

Io I Soprano non li ho mai visti. Niente, nemmeno una puntata. Sono arrivato alle serie TV troppo tardi, sostanzialmente grazie a Lost, e solo dopo ho cominciato a guardare di tutto, finendo sempre per sentirmi indietro. Ad esempio ho iniziato Il trono di Spade appena due settimane fa, quando proprio non si poteva più svicolare.
Mi succede la stessa cosa con i libri: entro in libreria per comprare Delitto e castigo, ed esco con Il Bar delle grandi speranze e l’autobiografia di McEnroe.

Quindi forse non sono la persona più indicata per dire perché era grande, James Gandolfini, scomparso ieri a Roma, ad appena 51 anni.
In questo momento, ad esempio, invece di un monologo di Tony Soprano mi viene in mente un film che si chiama Violet e Daisy, e che sicuramente nessuno di voi ha visto, perché è passato al Festival di Toronto due anni fa e poi è scomparso dal mercato. Mi viene in mente perché in quel film – una tarantinata fuori tempo massimo – Gandolfini interpreta (tanto per cambiare) un killer: deve fare fuori due ragazzine, assassine pure loro. Ma non ce la fa: una volta entrato nel loro appartamento tergiversa. Gli racconta la propria vita incasinata, quanto gli manchi la sua ex moglie, chiede latte e biscotti, affonda in una vecchia poltrona di pelle, si addormenta.

Mi viene più facile ricordarlo così, che non – per dire – in True Romance, quando pesta a sangue Patricia Arquette. Aveva questa scintilla di malessere nello sguardo, che poteva essere una cattiva digestione o istinto omicida, e non capivi mai dove finiva uno e iniziava l’altro. Ti teneva sulla corda, mentre si dava il tempo di decidere quale delle due, senza fare praticamente nulla: era pura suspance, sospensione delle aspettative, e qualcuno potrebbe dire che il cuore del cinema – e delle storie, tutte, anche la nostra – è poco più di questo.

Ecco perché lo ricordo volentieri in Violet e Daisy: perché mai come in quel film la minaccia si scioglie in un ghigno bonario, poi addirittura nel sonno. Non aveva fatto male a nessuno, ma è chiaro che poteva.
E se dovessi dire perché mi dispiace tanto, stamattina, che se ne sia andato, direi proprio questo: perché la morte, è la fine della suspance.


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