Il cinema in Italia è morto. E sepolto.

Premessa (se volete potete saltarla)
Riccardo Tozzi, presidente Anica, ha detto nei giorni scorsi.
“Ci sono tre cinematografie nazionali di peso, quelle di Francia, Italia e Corea del Sud, le uniche a superare il 20% di quota di mercato. Siamo uno dei tre paesi al mondo con una forte cinematografia nazionale. Perché questo dato viene contraddetto o omesso? Due anni fa eravamo al 36% di quota di mercato; quest’anno siamo sopra il 30%. Cifre che nessuno al mondo raggiunge. E noi ce la facciamo da soli; non abbiamo un sistema di supporto come quello francese”.
“La commedia è il genere dominante in tutte le cinematografie e l’Italia non fa eccezione. Noi facciamo un cinema che conquista il suo pubblico; produciamo commedie anche con volti popolari che vengono dalla tv come accade in altri paesi. Non parlerei malissimo del livello delle sceneggiature, che comunque può essere migliorato, anche se dovremmo fare più film di genere. Ogni anno produciamo decine di film d’autore che registrano molte presenze ai festival internazionali. Ma perché si dice che il nostro cinema all’estero non piace? Lo star system? Abbiamo molti attori che fanno film diversi; non siamo lontani da quanto accade in Francia. Negli ultimi anni poi non c’è stato nessun significativo intervento pubblico. Si parla sempre di cinema italiano assistito ma l’incidenza dell’intervento diretto è scesa al 12%; l’investimento pubblico è una necessità assoluta. Va fatto in modo moderno, ma va fatto. E’ una vergogna, e lo dobbiamo dire, che i soldi pubblici dati alla produzione siano solo 25 milioni di euro”.
Fine premessa

Il cinema in Italia è morto. E sepolto.

Il cinema in Italia è morto perché è autoindulgente, incancrenito, immobile.

Il cinema in Italia è morto perché invece di imparare a spendere meno, e meglio, si chiedono più soldi allo Stato.

Il cinema in Italia è morto perché chi lo amministra non ha idea di come è cambiato, e continuerà a cambiare, il pubblico.

Il cinema in Italia è morto perché si producono soltanto commedie, e meno queste incassano e più se ne producono.

Il cinema in Italia è morto perché le commedie che vengono prodotte sono provinciali nel senso più deteriore del termine: cioè comprensibili e godibili in proporzione all’ignoranza che si ha di ciò che esiste al di fuori del proprio microcosmo.

Il cinema in Italia è morto perché non si producono film di genere, e perché i pochi che si producono fanno schifo.

Il cinema in Italia è morto perché il cinema d’autore è ingessato, politicamente pigro e monocorde, autoreferenziale, noiosissimo.

Il cinema in Italia è morto perché le raccomandazioni fucilano il talento, sghignazzando, alla luce del sole.

Il cinema in Italia è morto perché è morta l’Istruzione, ed è lì che i soldi pubblici dovrebbero eventualmente finire.

Il cinema in Italia è morto perché è morta l’Informazione culturale, al 70% megafono del politicamente corretto, e al 30% serbatoio d’odio reazionario.

Il cinema in Italia è morto perché i pochi attori che hanno potere contrattuale lo usano solo per garantire se stessi e i propri amici, continuando a girare solo e sempre le stesse cose.

Il cinema in Italia è morto perché troppa gente scarica SEMPRE, e non spende MAI per un biglietto.

Il cinema in Italia è morto per colpa degli imbecilli che in sala ti tirano il pop corn in testa e commentano ad alta voce.

Il cinema in Italia è morto perché True Love invece di uscire in sala finisce su Cubovision.

Il cinema in Italia è morto perché Roberto De Feo e Vito Palumbo devono girare il loro Ice Scream negli Stati Uniti.

Il cinema in Italia è morto.
E sepolto.

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