Oscar 2013, solite delusioni: vincono i film “carini”, perdono i capolavori

Un’annata di cinema in cui un capolavoro come Lincoln non porta a casa più di due Oscar, deve essere stata buona per forza. E infatti di grandi film quest’anno in lizza ce n’erano tanti, da Django Unchained a Vita di Pi, passando per Amour e Les Miserables. Quel che lascia perplessi non è quindi che i premi siano stati ripartiti tra molti titoli, senza che nessuno abbia accumultato più di 4 statuette, quanto il fatto che alla resa dei conti siano stati preferiti nelle categoria principali film più convenzionali e meno coraggiosi, come Argo e Il lato positivo.
Argo, ad esempio, è un film che mischia i generi come pochi, spaziando dalla commedia al thriller con grande efficacia, ma non ha nessun picco comico né drammatico, e nessuna invenzione registica particolare, che giutifichi l’elezione a miglior film (Lincoln, Django e Amour, per ragioni differenti, gli sono tutti superiori).

Per quanto riguarda i premi ad attori e attrici, se ben poco si può obiettare alla statuetta consegnata all’incredibile Daniel Day Lewis, un po’ indigesta è quella a Jennifer Lawrence. Non perché nel Lato Positivo lei non sia intensa e credibile, ma perché la bella commedia di David O. Russell è stata molto sopravvalutata oltreoceano per la grandissima considerazione di cui gode negli USA il suo regista. A tal proposito, è il secondo anno di fila che Jessica Chastain viene scippata della statuetta, e dispiace parecchio. Va detto che Zero Dark Thirty, in chiave Oscar, era in pratica stato eliminato in partenza dalle accuse di apologia della tortura mosse da una gran parte della stampa americana nelle ultime settimane.

Tra gli attori non protagonisti vince di nuovo Christoph Waltz, come già accaduto per Bastardi senza gloria. Non è che il riconoscimento non sia meritato, ma non si può nemmeno pensare di premiare sempre le stesse persone che fanno le stesse cose: i ruoli di Hans Landa e King Schultz, scritti da Tarantino per lui, sono praticamente due fotocopie. Forse quest’anno sarebbe stato più giusto dare l’Oscar a Di Caprio o – tra i nominati – a Philip Seymour Hoffman per The Master.
Vince anche Anne Hathaway (il premio più annunciato assieme a quello a Daniel Day Lewis), e anche in questo caso è difficile essere concordi: il merito maggiore della Hathaway in Les Miserables è di abbruttirsi e dimagrire in modo spaventoso, e come merito non mi sembra un granché. Le sue performance canore nel film sono intense, ma non giustificano un simile plebiscito. Nella categoria c’era poca concorrenza, è vero, ma Helen Hunt per The Sessions probabilmente meritava più di lei.

La bella sorpresa invece è stato l’Oscar ad Ang Lee per Vita di Pi: il film è registicamente straordinario, ed è giusto che il premio sia finito a lui invece che a Spielberg. L’unico che avrebbe avuto diritto di contenderglielo era Tarantino, che però non era neppure nominato (ed è stato comunque gratificato dal premio per la sceneggiatura originale).
E infine: scontato ma sacrosanto il premio ad Amour per miglior film straniero; poco comprensibile quello a Brave, tra i peggiori film Pixar di sempre.
Per scoprire tutti i premi cliccate qui. Per vedere tutte le foto dal Red Carpet cliccate invece qui.


Per inserire un commento devi essere registrato a Best Movie. Effettua il login

Se non sei registrato clicca qui registrati