Fa schifo, ma funziona: dalla Strega di Blair a V/H/S

Ricordo chiaramente lo spavento che ho preso la prima volta che ho visto Signs durante la scena della festa di compleanno. Un TG trasmette delle riprese amatoriali come prova che gli alieni sono tra noi: in mezzo ai bambini, ai regali, alle torte, si vede la sagoma di un mostro che attraversa per un attimo l’inquadratura. Oggi quel tipo di immagini occupa una percentuale consistente del cinema di genere, ed è conosciuto come “found footage” (letteralmente: “riprese trovate”, a dare l’idea che si tratti di materiale video scoperto per caso). Signs è del 2002, e seguiva di 3 anni The Blair Witch Project. La cosa interessante è che all’epoca non si era per nulla intuito il potenziale commerciale della trovata: lo stesso sequel di The Blair Witch Project fu un normale film horror. L’idea che si erano fatti un po’ tutti è che il film di Myrick e Sanchez avesse funzionato grazie alla campagna di marketing virale (anch’essa all’avanguardia) che aveva fatto credere a un pubblico ancora poco smaliziato si trattasse di materiale documentario e non di fiction.

Lo stile del found footage di The Blair Witch Project è in effetti davvero “crudo”, e rende più facile la sospensione dell’incredulità: a posteriori, la scena del primo piano della ragazza in lacrime illuminata da una torcia acquisisce un’importanza storica notevole. Nel 2007 è di nuovo un film poverissimo, e quindi credibile, a fare la differenza e a inaugurare l’epoca d’oro del filone: Paranormal Activity, probabilmente il più grande successo commerciale della storia del cinema (15.000 dollari di costo, 193 milioni incassati nel mondo). Prima e dopo ci sono un sacco di titoli che invece la differenza non la fanno e che dunque qui non citeremo (senza scordare che l’alba del fenomeno, applicata al cinema horror, è il Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato, 1980). Soprattutto, la deriva del genere, titolo dopo titolo, è sempre stata quella di “ripulire” la forma, spingendo il found footage verso il cinema più educato e tradizionale (pensate ad Apollo 18 o The Devil Inside, fino al “caso” Chronicle).

Ora invece i recentissimi V/H/S e il suo sequel V/H/S 2 – horror a episodi di un gruppo di giovani registi americani (per la maggior parte coinvolti anche in The ABC’s of Death) – riportano il linguaggio del found footage alla sua versione primitiva: le riprese sono talmente scomposte e mosse che, se non vi viene la nausea, vi spaventerete. Personalmente mi fa abbastanza schifo (uso la parola con cognizione di causa: siamo di fronte a una vera e propria “estetica dello schifo” – basta vedere il prologo di V/H/S con la banda di ragazzini che spacca tutto…), ma devo dire che funziona. Siamo tornati alla Strega di Blair, ma senza più la pretesa che sia tutto vero. Il cerchio è chiuso?


Per inserire un commento devi essere registrato a Best Movie. Effettua il login

Se non sei registrato clicca qui registrati