“La cosa più malata che abbia mai visto”

AVVISO: la lettura di questo post è sconsigliata alle persone più sensibili.

PREMESSA: lo scorso settembre, durante il Festival di Toronto, al termine di una giornata interminabile, mi infilo alla proiezione di mezzanotte di The ABC of Death. Si tratta di un film horror a episodi che gli appassionati aspettano da parecchio: 26 corti, uno per ogni lettera dell’alfabeto, diretti da 26 registi diversi (teoricamente esperti del genere: in realtà ci sono anche perfetti sconosciuti) con a disposizione 5mila dollari di budget e 6 mesi di tempo. Ci sono cortometraggi di tutti i tipi: orientali e occidentali, miseri e ricchissimi (qualcuno si è di certo autofinanziato), documentari e d’animazione, buffi e serissimi. La maggior parte, a dire il vero, sono scadenti, ma qua e la si vedono cose belle, impressionanti, profonde o realmente divertenti.

E poi c’è la lettera L.

L come LIBIDO.
Anche se si pensa che noi critici siamo tutti gente con il pelo sullo stomaco, insensibile al sangue, alla tortura, ai drammi umani e alle emozioni in genere – freddi calcolatori che giudicano i film mentre ancora li stanno vedendo – ci sono pur sempre dei limiti.
Di che parla L come LIBIDO? (occhio, eh)
Siamo a un party stile Eyes Wide Shut, e disposti lungo una balconata ci sono dei tizi mascherati che scommettono denaro. Su cosa scommettono? Su due disgraziati che qualche metro più in basso vengono legati a una sedia e costretti a masturbarsi osservando quello che avviene su di un letto: vince chi “arriva” prima. Chi non ce la fa viene trafitto da un palo di legno, mentre chi sopravvive passa allo stadio successivo: cambia lo sfidante, mentre nel letto succedono cose sempre più allucinanti (e “sempre più allucinanti” non rende l’idea), per cui la corsa autoerotica diventa una corsa contro se stessi e i propri tabù. I disgraziati continuano ad essere trucidati, fino a un finale (a sorpresa!) se possibile (è possibile…) ancora più disturbante.

Oibò.

PERCHÉ?
Cioè, perché ve ne parlo?
A) Questo mese la cover di Best Movie è dedicata al nuovo horror americano: il genere è in salute, incassa, raccoglie il vostro interesse e sembra potersi risvegliare dopo un periodo di letargo creativo in cui i mockumentary hanno fatto il vuoto attorno a sé. In questo quadro gli horror a episodi rivestono un ruolo importante, e al Sundance è stato appena presentato con successo S-VHS, sequel dell’altrettanto apprezzato VHS.
B) The ABC of Death negli USA sta seguendo una trafila comune a molti horror recenti, come The Inkeepers: è disponibile per il digital download (su X-Box, Playstation, iTunes e altre piattaforme) due mesi prima di uscire in sala. E, pirateria o non pirateria, sembra la scelta sembra stia pagando. Se avete un account americano su una delle piattaforme citate, ve lo potete vedere stasera stessa.
C) Oggi Collider ha pubblicato l’intervista con uno dei registi di The ABC of Death, uno solo, e quel regista è tale Timo Tjahjanto (mai sentito fino ad oggi), ovvero l’autore di L come LIBIDO, a testimonianza di come il corto in questione non abbia colpito duro soltanto me. Vi riporto le parole con cui Dave Trumbore apre l’intervista: “your short might be one of the most fucked up things I’ve ever seen”. Cioè, “il tuo corto è una delle cose più malate che abbia visto nella mia vita”, il che, per un regista di film horror, in un certo senso è un complimento.
Ma soprattutto:
D) L come LIBIDO non è affatto un corto stupido o pretestuoso: non lascia indifferenti perché dice cose poco rassicuranti sui meccanismi e le trasformazioni del desiderio nelle società svincolate dalla censura e governate dalla Rete.

COSE CHE HO IMPARATO SU TIMO TJAHJANTO PUR NON AVENDO IDEA DI COME SI PRONUNCI
A) Timo Tjahjanto è stato scoperto da Gareth Evans, ovvero il regista del pazzesco The Raid: Redemption, gallese trapiantato in Indonesia, uno che tra qualche anno troveremo a dirigere i film della Marvel.
B) Timo Tjahjanto è proprio uno dei registi di S-VHS.
C) Timo Tjahjanto, grazie al sostegno produttivo di Evans – che gli ha messo a disposizione pure il suo responsabile degli effetti speciali -, ha già in arrivo altri due film. Il primo, Killers, racconta l’amicizia tra uno psicopatico giapponese un uomo indonesiano, ben presto contagiato dalla follia del primo. Il secondo, The Night Comes For Us, è un action thriller del tenore di The Raid. E all’orizzonte c’è pure un film sui vampiri con i giapponesi della Nikkatsu (“una versione particolarmente brutale dell’argomento”, naturalmente).
Abbiamo trovato un erede di Takashi Miike?

L come LUMACHE
Questa l’ho tenuta per ultima, per farvi capire quant’è simpatico il buon Timo.
I actually wrote more fucked up ones in between the first stage to the last stage of the “competition.” Something along the lines of injecting heroin and watching snails fucking other snails brain out while being poured with salt.  But time constraint and budget (5000 dollars) of course becomes the reality that we have to face.
Ovvero: Avevo scritto altre scene malate, altre “gare”, oltre a quelle finite nel corto. Per esempio una in cui i due concorrenti si iniettavano dell’eroina e guardavano delle lumache fare sesso […]. Ma il tempo e il budget limitati mi hanno costretto a guardare in faccia la realtà.

PER CONCLUDERE
Se volete sapere qualcosa di più su l’ABC della morte, cliccando qui potete vedere il trailer e due degli episodi del film (A come APOCALISSE e T come TOILET).
Al di là delle provocazioni e degli scandali, è sempre interessante vedere il modo in cui il cinema horror resta al limitare della cultura pop mostrando come e quanto si spostino i limiti del comune senso del pudore, del “condivisibile” (vogliamo parlare di The Human Centipede 1 e 2, citati perfino in una puntata di culto di South Park?). Trovare un film come questo, nel 2013, su iTunes o X-Box, a disposizione di chiunque, fa un certo effetto. E, a mio parere, è anche la ragione per cui le web series su You Tube, che non possono presentare contenuti vietati ai minori, sono destinate a non sfondare mai: lo standard cui il popolo della rete è ormai abituato, è incompatibile con quei divieti. Ci torneremo.


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