Festival di Roma, Day 5: Le 5 leggende è il miglior film d’animazione dai tempi di UP!…

Se il Festival di Roma non si rimette in piedi tra oggi e domani, buonanotte.
Oggi infatti è la giornata della maratona Twilight e del kolossal animato della Dreamworks Le 5 leggende. Domani tocca invece a Stallone e al suo Bullet to the Head.

Andiamo con ordine. Le 5 leggende, diciamolo subito, potrebbe essere il miglior film d’animazione americano dai tempi di UP!
Le leggende del titolo sono: Babbo Natale, la Fatina dei Denti, il Coniglio Pasquale, Sandman e Jack Frost. Ovvero tre celebrità e due illustri sconosciuti (e infatti il titolo originale – I 5 guardiani – era più sensato).  Sulla poca fama di Jack Frost, però, nulla da dire: ragazzino gracile, emerge da un lago ghiacciato con il dono di governare vento, ghiaccio e neve, che usa per far divertire i bambini. Il suo cruccio è proprio di essere invisibile, innominato, mai preso in considerazione nelle festività. Ed è questo cruccio il nocciolo della storia. La sua frustrazione si specchia infatti in quella di Pitch Black (leggi l’intervista al doppiatore, Jude Law) – al secolo l’Uomo Nero – che dalla fine del Medioevo è stato esiliato dalle fantasie dei bambini, e pretende di nuovo attenzione.

Pitch Black è in pratica il contraltare di Sandman. Il primo – cinereo – si nasconde nell’ombra, sotto i letti, negli armadi, e riempie i sogni di incubi. Il secondo è fatto di sabbia e d’oro, vive sulle nuvole, addormenta i bambini e popola le loro notti di buone fantasie.
Per attuare il suo piano l’Uomo Nero chiama a raccolta le tenebre, nella forma di cavalli di fumo dagli occhi infuocati. Vuole depredare i regni delle Leggende – la base di Babbo Natale, al Polo Nord; le caverne dove il Coniglio Pasquale colora le sue uova; il grande “archivio” dei denti da latte della Fatina -, e annichilire le festività. L’Uomo della Lunaun personaggio solo nominato ma mai chiarito, che qui lega il Mito alla religione – decide allora di affiancare ai quattro guardiani già in carica, Jack Frost. Ma ogni Leggenda ha “un centro”: per Santa Claus è lo stupore del natale; per il Coniglio è la rinascita della Pasqua; per la Fatina è la memoria dell’infanzia; per Sandman la fantasia, il sogno. Anche Jack dovrà trovare il suo centro per poter aiutare gli altri e salvare il cuore dei bambini.

Le 5 leggende segna lo scavalcamento della Dreamworks nei confronti della Pixar, che dopo Cars 2 e Brave sembra in piena recessione creativa. Il film ha un pubblico d’elezione ben chiaro, i bambini sotto i dieci anni, che intercetta con un uso inventivo e generoso dei colori, una narrazione comprensibile su più livelli, una divisione chiara tra giusto e sbagliato – buoni e cattivi -, e rendendoli protagonisti della storia. Ma non è respingente nemmeno per i teenager, ai quali attraverso Jack assegna un ruolo centrale, ricco e coraggioso, di protezione e ispirazione dei più piccoli, e un percorso di maturazione. Rispolverare tradizioni con cui tutti siamo cresciuti ha infine l’effetto di “ringiovanire” anche il pubblico dei genitori, attirandoci in una malinconica sospensione dell’incredulità.

Sembra, soprattutto, che sia stata assorbita la lezione dello Studio Ghibli: dal senso del dramma – la morte stessa ha qui un ruolo centrale – al protagonista adolescente; dall’uso espressivo dei colori (in particolare il Regno del Coniglio Pasquale sembra uscire direttamente da un film di Miyazaki), alla presenza benevola della Natura (la neve, il ghiaccio, le foreste, sono tutte forze positive). Ma senza rinunciare alla modernità occidentale del tratto e delle trovate, che rendono i protagonisti perfettamente contemporanei (Babbo Natale tatuato; i suoi elfi – piccoli, buffi e litigiosi – che ricordano i Minions di Cattivissimo me; la fatina dei denti che sembra una delle Winx). Senza contare che Le 5 leggende possono essere viste (e vendute…) anche come una sorta di Avengers per l’infanzia.

Per finire, non ricordo nell’ambito dell’animazione un 3D così pulito, luminoso, e valorizzato dalla regia, soprattutto nell’uso della profondità di campo.
Promosso a pieni voti.

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