Festival di Roma, Day 4: gli adolescenti arrapati di Larry Clark, Laura Chiatti rifatta

Marfa Girl

Qui a Roma è la vigilia, di tante cose.
Domani è la giornata di Twilight, poi arriveranno Guillermo Del Toro per Le 5 leggende e soprattutto Stallone per Bullet to the Head (in realtà Stallone sta già facendo parlare di sé qui a Roma: potreste pure incontrarlo). Insomma, il Festival sta per giocarsi le carte migliori. Nell’attesa punta sui divi italiane – Argentero, Placido, Preziosi e Chiatti – variamente sparpagliati tra il polar di Placido Il cecchino (talmente nuovo che ve l’avevamo già raccontato 6 mesi fa da Cannes) e la satira sociale di Corsicato Il volto di un’altra, in cui ci viene fatto sapere che i giornalisti sono squali, la TV è brutta, chi ricorre alla chirurgia plastica è superficiale, e la gente è cretina.

Vabè. Andiamo con ordine.
Ieri sera proiezione stampa di Marfa Girl, di quel brighella di Larry Clark, fotografo e cineasta (Kids, Bullies, Ken Park) ormai settantenne, uno che Harmony Korine (il regista di Spring Breakers) – ex amico ed ex collaboratore – ha mollato per strada sostenendo che le ragioni per cui nei suoi film ci sono tutti quegli adolescenti che fanno sesso sono, diciamo, sospette.
La poetica di Clark è cosa nota, almeno tra i cinefili, quindi c’è poco da stupirsi. Clark racconta storie collettive di periferie disastrate, quartieri residenziali dietro le cui porte si consumano prevaricazioni sessuali di varia natura, e i rapporti sono gioiosi solo tra coetanei, teenager o ventenni, e nemmeno sempre (quasi impossibile invece vedere adulti che fanno sesso, senza che ci sia di mezzo uno stupro).

Il mondo che Clark rappresenta è un deserto in cui tutti sono compromessi da qualche trauma infantile, mentre la bellezza (l’innocenza) ha ancora sedici anni, i brufoli, gambe lunghissime, occhi neri, magliette corte, jeans strappati, skateboard, mutandine colorate, voglia di scopare, tutto il tempo.
Ora: quando a Clark i film glieli scriveva il Korine di cui sopra, venivano fuori cose belle, realmente provocatorie, come appunto Kids; adesso che invece se li scrive da sé, cascano le braccia. In Marfa Girl – oltre ai ragazzini che fanno sesso, ripresi con il consueto affetto “goloso” – c’è il Texas rurale, vento che alza la polvere, e una gran confusione: predicozzi sul fare l’amore non fare la guerra, educazione sessuale for dummies, cretinate new age da restarci secchi, poliziotti-maniaci-abusati-dai-padri, musica elettronica da spiaggia. E un montaggio che mette assieme le scene senza uno straccio di raccordo, per accumulo, con salti logici a non finire. Clark vorrebbe fare il progressista vero, e lo sarà anche, gira nel Texas più retrogrado mica per niente, ma il suo film è brutto, e basta.

E poi Corsicato.
Etichettato a lungo come l’Almodovar italiano, più passano gli anni e più spinge sul pedale della satira iperrealista. Il volto di un’altra racconta di una presentatrice televisiva (la Chiatti) che in seguito a un incidente d’auto finisce nella clinica di un celebre chirurgo estetico, per altro suo marito (Preziosi). Siccome la ragazza è in calo d’audience, i due si inventano la gran trovata: diciamo che sei sfigurata, e tocca cambiarti i connotati. Diciamo che l’intervento avverrà in diretta TV. Diciamo che così ritorni famosa. E intanto, fuori dalla clinica, i morti di fama si assiepano in cerca di indiscrezioni foto commenti sbirciate alla diva-mostro.

La bravura di Corsicato nell’impaginazione del film – e scenografie, luci, costumi, musiche da operetta – non si discute, ma nemmeno questo basta. Il cinema italiano – vedi l’ultimo Soldini – si sta convincendo che per fotografare la società, per smuovere gli animi, ci voglia il frustino, gli autori in piedi sulle cattedre, misure espressive eccessive, d’emergenza. Forse no: forse basterebbe scrivere una storia, recitarla, e montarla come dio comanda (un incidente d’auto montato peggio di quello di questo film, fatico a ricordarmelo). Investire sull’intelligenza della gente, invece di menare sberle a destra e a manca, dirci cose che sappiamo già, da secoli.


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