Sherlock vs Elementary 4-0. Ovvero, gli inglesi lo fanno meglio

Abbiamo un altro Holmes. E un altro Watson, che però è una donna.

Dopo quello cinematografico firmato Guy Ritchie e soprattutto quello televisivo, inglese, che ha fatto le fortune di Benedict Cumberbatch e traslato il detective nella contemporaneità, arriva anche la versione americana per il piccolo schermo. Si chiama Elementary, è ambientata a New York (ma Holmes è sempre inglese), e come principale variabile introduce il fatto che John Watson è diventato Joan Watson (Lucy Liu, la strabica più carina del cinema mondiale).

Soprassederò sulla solita questione “Quanti pezzi di una bicicletta puoi cambiare prima che sia diventata un’altra bicicletta”, e passerò direttamente al dunque.
E il dunque è: meglio Elementary o meglio Sherlock? Dopo un solo episodio naturalmente è presto per dirlo, e bisogna essere cauti, e bla bla bla. Ma chissenefrega.

ARGOMENTO 1: la contemporaneità non è una caciotta
Ovvero, se cambi il contesto storico, deve avere un senso. Nella narrazione e nel linguaggio. Nel primo episodio di Sherlock scopriamo che Watson è un blogger, l’uso degli smartphone è decisivo per la risoluzione dell’enigma, e la regia enfatizza lo scambio di sms e e-mail mostrandone il testo tramite pop-up.
In Elementary, Holmes usa Google e uno smartphone (per fotografie e registrazioni), e un cellulare ha un ruolo decisivo nella risoluzione dell’enigma. Ma tutto appare derivativo, e secondario. E la regia è quanto di più convenzionale vi venga in mente.
In Sherlock la contemporaneità è il linguaggio del serial, la sua ragione d’esistere. In Elementary, un dettaglio tra altri.

ARGOMENTO 2: Arthur Conan Doyle non è una caciotta
Un’altra delle trovate vincenti di Sherlock è di rifarsi direttamente ai romanzi e ai racconti di Doyle, a partire dai più celebri (Lo studio in rosso, Il Mastino dei Baskerville), operando piccoli slittamenti di senso legati appunto al contesto storico. Se si è letto Doyle, la scoperta di questi slittamenti crea una piacevole vertigine, un piacere enigmistico secondario, che si specchia in quello primario (le deduzioni di Holmes).
Elementary è invece il classico serial procedurale, di quelli con un detective che ha qualche tara che si rivela poi un valore aggiunto (la compulsione in Monk, tanto per fare un esempio: ma onestamente sono tutti uguali). Qualche filologo magari troverà anche qui riferimenti al canone di Doyle, ma di sicuro non sono evidenti.

Ovvero, come trasformare “Sherlock Holmes” in “Friends”

ARGOMENTO 3: Quanti pezzi di una bicicletta puoi cambiare prima che sia diventata un’altra bicicletta?
Lo so, avevo detto che avrei soprasseduto, ma non ce la faccio.
In Sherlock, Watson è un reduce di guerra che tiene un blog, in cui riporta le avventure di Holmes: un aggiornamento intelligente del Watson della tradizione letteraria.
In Elementary, Watson è una specie di assistente sociale incaricata di controllare che Holmes, tossicodipendente reduce dalla riabilitazione, non torni a farsi: un grosso mah.
L’argomento 3 si rifà evidentemente all’1 e al 2, ma con un’aggravante. Tra Holmes e Watson c’è un affetto, una gelosia reciproca, in cui echeggia – scusate la banalità – la latente bisessualità dei personaggi. Il che naturalmente arricchisce di sfumature Sherlock, almeno quante ne mancano a Elementary. Non è escluso però – lo dico per onestà – che la sottotrama romantica (che in Elementary è giocata fin dal primo scambio di battute tra i protagonisti) possa rivelarsi alla lunga una scelta vincente. Scontata, stravista, ma vincente, sulla base di quegli slittamenti di significato di cui parlavamo prima.

Jonny (senza l’H), ciao

ARGOMENTO 4: Holmes
Non vi ho ancora detto (tanto già lo sapete) che nella versione americana il protagonista è Jonny (senza l’H, mai capito perché) Lee Miller (magari ve lo ricordate dai tempi di Trainspotting, ma era pure il mefistofelico Jordan Chase nella quinta stagione di Dexter). Miller fa il suo: riempie Holmes di tic, si muove come un burattino, tiene gli occhi pallati, eccetera (messa così sembra una tragedia, in realtà funziona benino). Miller è un buon attore.
Invece Benedict Cumberbetch è Benedict Cumberbatch, e come gli metti un cappotto addosso: Jonny Lee Miller ciao.

Vabè. Nonostante la schiacciante inferiorità rispetto a Sherlock (che comunque, ricordiamolo, non è un concorrente diretto, nemmeno come format: in quel caso si parla di miniserie da tre film ciascuna, qui di un normale serial con episodi da 45 minuti) Elementary potrebbe risultare lo stesso un prodotto vincente nell’autunno televisivo americano, mai come quest’anno povero di nuove proposte interessanti.


Per inserire un commento devi essere registrato a Best Movie. Effettua il login

Se non sei registrato clicca qui registrati