Il futuro dei blockbuster (ovvero: come Snyder è diventato il cucciolo di Nolan)

La sfilata dei blockbuster al Comic-Con di San Diego ha segnato la direzione: i progressi in ambito tecnologico spingono il cinema degli effetti speciali nella direzione del fotorealismo semi-documentario. I due teaser ufficiali di Man of Steel, il più “super” dei supererori – quindi teoricamente il più “sopra le righe” anche a livello cinematografico – sono quasi un manifesto.

L’esplosione del mockumentary negli ultimi 5 anni a questo punto può essere vista come una fase di transizione (l’immagine sporca nasconde le magagne della CGI, consentendo di spendere meno), con Chronicle che ha messo il punto a un processo avviato da Cloverfield nel 2008. Il futuro l’hanno puntato Monster e District 9, e infatti i due registi – Gareth Edwards e Neill Blomkamp – stanno facendo carriera e torneranno rispettivamente con il reboot di Godzilla, e lo sci-fi politico Elysium, che è come dire che i due rifaranno con budget maggiore quel che hanno già fatto.

In questa scia si inserisce anche il Pacific Rim di Guillermo del Toro, e da qualche parte, lì intorno, si trovano persino The Avengers e The Amazing Spider-Man, nonostante i franchise Marvel – per precisa (e redditizia) scelta produttiva – conservino sempre un aspetto ludico preponderante. Ma il secondo è per lunghi tratti (e nelle sue parti migliori) una rom-com newyorkese, e il primo, appena si sposta dagli interni agli esterni, acquista un aspetto più credibile ed eccitante (la lunga parentesi nella nave volante è la cosa più stucchevole del film).

Diciamo che, semplificando, la sfida tra l’estetica di Nolan (essa stessa radicalizzatasi nel corso degli anni) e quella di Snyder, è stata per ora stravinta dal primo. E infatti è Nolan che produce un film a Snyder, non il contrario, facendolo girare con uno stile che è quanto di più lontano immaginabile da Watchmen o Sucker Punch.
In tutto questo non si capisce bene che senso abbia avuto un film con il Biancaneve di Tarsem, o quale ne avrà remake di Total Recall di Wiseman, due che avrebbero bisogno di una lunga pausa di riflessione.

E Peter Jackson? Lui continua per la sua strada, gira una cosa – Lo Hobbit – che ha già fatto quasi identica dieci anni fa, e conta sullo gigantesco zoccolo duro dei suoi fan. È l’unico che se lo può permettere. Intanto Cameron, che è furbo come una faina, tiene congelati i nuovi Avatar cercando di capire come farsi trovare un’altra volta un paio di metri avanti a tutti: così ha pure più tempo per andarsene a zonzo per gli oceani.


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