The Amazing Spider-Man: morto il cinema, se ne fa un altro

Peter Parker ha appena scoperto di piacere a Gwen Stacy: hanno quasi un appuntamento. Allora prende lo skateboard, e se ne va a festeggiare, da solo, arrampicandosi sulle impalcature di un cantiere abbandonato. Le nenie di Horner vengono interrotte da due strofe di pop melodico e per tre minuti noi ci sentiamo veramente nei panni di un nerd che prima ha scoperto di avere i superpoteri e poi di piacere ad Emma Stone: l’unica cosa che vuole è starsene per i fatti suoi a godersi la sensazione.

In quei tre minuti vediamo il film che Marc Webb probabilmente avrebbe voluto girare: uno Spider-Man dall’anima romantica e un po’ indie, in cui i salti tra i grattacieli, figli di una tecnica sempre più strabiliante, sono il compendio di una storia moderna e credibile, un noir urbano sulle orme dei Batman di Nolan. Gwen è innamorata, complice consapevole di Spidey, unica a conoscere la sua vera identità. Non ci sono segreti tra i due: in questo svelamento reciproco, relativamente originale, sta anche la trovata migliore della sceneggiatura.

Esaurita la questione, per tutto il resto The Amazing Spider-Man è una collezione di clip spiritose o acrobatiche sull’Uomo Ragno, scritte e montate come se la logica fosse una seccatura.
L’incipit fa presagire il peggio: Parker si infila nel laboratorio più segreto della più potente multinazionale d’America semplicemente asserendo di essere qualcun altro (non mostra nemmeno la tessera della palestra) e poi… aprendo delle porte.
Da lì in poi le cose peggiorano.

Parker continua ad entrare e uscire dal grattacielo Oscorp come fosse un McDonald’s, e quando il perfido Dr.Connors lo becca a trafficare fra gli alambicchi e gli intima di andarsene, invece se ne va lui, lasciandolo in compagnia di un ratto mutante alto mezzo metro che se ne sta lì chissà da quanto e conferma tutti i sospetti del ragazzo.
Passa un’altra mezz’ora: Spider-Man e Lizard distruggono una scuola. Poi (un’ora?, un giorno?, una settimana?) Lizard trasforma dei poliziotti in lucertole (che fine fanno?). Poi New York viene evacuata (wtf?), Gwen Stacy è in cima al grattacielo della Oscorp (ma da quando?), una voce di donna blatera un conto alla rovescia (eh? di che?), compare un antidoto (eh? dove? chi? per cosa?).
Vi siete persi? Appunto. A posteriori e con un po’ di ingegno si può ricostruire tutto, ma mentre il film procede la sensazione è che il proiezionista abbia saltato un rullo.

La domanda è: tutto questo ha importanza? In un certo senso presumere che la narrazione di un cinecomix, nel 2012, debba seguire gli stessi ritmi e criteri che aveva dieci (o venti) anni fa, è arbitrario e, appunto, presuntuoso. Oggi si fa spettacolo così, con showreel di impressionante potenza grafica che improvvisano micro-variazioni incoerenti su mitologie di consumo popolare. Ci si deve abbandonare a un vortice di informazioni sbriciolate, completando il racconto con la propria esperienza di spettatori. Presto il film vero e proprio sarà solo un’extra del blu ray che contiene le clip.

Nessuno lo dice ad alta voce, ma sembrano tutti d’accordo col metodo, visto che The Amazing Spider-Man ha l’80% e oltre di pareri positivi in rete.
Contenti noi, contenti tutti.


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