Prometheus? In Italia non uscirà mai

Ormai lo sanno anche i sassi: Prometheus, il prequel di Alien già uscito in mezza Europa, e da venerdì in sala anche negli Stati Uniti, in Italia arriverà solo tra quattro mesi, a Ottobre. Da quando è uscita la notizia si è sentito di tutto: c’è chi ha minacciato ridicole ritorsioni, chi ha annunciato petizioni alla Fox, chi ha confermato che il film se lo scaricherà senza rimorsi (secondo un nostro sondaggio, oltre il 40% dei potenziali spettatori). Personalmente, non mi interessa iniziare alcuna crociata cinefila, solo rilevare lo stato delle cose.

Oggi, grazie al web, la vita di un film inizia molto prima che comincino le riprese, con le indiscrezioni su cast, regista e sceneggiatori. Passa per le foto dal set, poi per la trafila di teaser, trailer, virali, clip e concorsi. E si conclude con le cover dei magazine e le comparsate in TV. Nel caso di Prometheus, questa trafila è stata esemplare (l’ha riassunta Luca Maragno in un post sul suo blog). L’uscita in sala, ormai, è la conseguenza fisiologica di un processo che dura anni. Quando il film arriva su grande schermo, in rete c’è già tanto di quel minutaggio che a montare tutto in ordine cronologico non mancherebbe granché. La versione pirata, a quel punto, sembra quasi un altro contenuto, una differente forma di virale.

Dopodiché il film diventa altro, entra nella dimensione della riproducibilità domestica, oggetto di feticismo sotto forma di file, disco, special edition, libro, colonna, sonora, poster, e chi più ne ha più ne metta. E poi ancora in quella del ricordo: se ben riuscito, patrimonio condiviso.

Ora, se questa filiera conta quel che conta nel caso di film piccoli o indipendenti, è pressoché inevitabile – ormai istituzionalizzata – quando si parla di grossi brand come Prometheus. In questo senso un ritardo di quattro mesi, giustificabile solo con il peso irrisorio del mercato italiano rispetto agli incassi mondiali di un film (tradotto: le major se ne fregano) più che ingiusto è aberrante. E non mi venite a parlare di stagione corta: quest’estate – a parte la settimana di ferragosto – escono film importanti in continuazione.

Dico aberrante – ovvero “anomalo”, “che devia dalla norma” – a ragion veduta: siamo di fronte a un fenomeno bio-sociale la cui fisiologia è alterata a tavolino. È come tenere la pasta a bollire mezz’ora invece di dieci minuti: esce scotta. Fa schifo non perché gli ingredienti siano scadenti, ma perché ha la consistenza sbagliata, è consumata in modo non compatibile a come è stata pensata e prodotta.

Prometheus a ottobre è poltiglia, un impasto mal cotto di memorie primaverili, bootleg pirata dalla rete, visioni vacanziere in lingue straniere mal comprese, recensioni smozzicate, spoiler inevitabili. Una cappa soffocante di deja vù. A ottobre si parlerà di sequel (anzi, se ne parla già), si parlerà del nuovo film di Ridley Scott (anzi, se ne parla già), di caratteristiche delle edizioni dvd e blu ray. In pratica, in Italia si attuerà il paradosso di un film che esce in sala direttamente come seconda visione. Che è come dire che non uscirà mai.

(nella foto: una delle teste di Prometheus che attualmente giace abbandonata in una stazione della metro di Parigi)


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