Cannes 2012 – I francesi si incazzano, Moretti se la ride

Alcune considerazioni sparse sul palmarès di Cannes (cliccate qui per rileggerlo) e sul Festival in generale.

Il Presidente di Giuria Nanni Moretti ha iniziato il Festival ringraziando la Francia per l’attenzione (e i finanziamenti) che dedica al cinema, e l’ha finito lasciando a bocca asciutta i film francesi in concorso, per giunta molto amati dai critici: il film autoreferenziale del blasonato Resnais, il bizzarro Holy Motors di Carax e il melò Rust & Bone di Audiard. Quest’ultimo, nella prima settimana di programmazione in Francia, ha incassato la bellezza di 5 milioni di euro, dimostrando di mettere d’accordo anche il pubblico. In compenso Moretti ha premiato il “nostro” Reality, che molta stampa straniera non ha amato. Insomma: ha fatto lo sciovinista in Francia. I giornali transalpini hanno iniziato le rappresaglie. Noi sorridiamo.

La Palma d’Oro l’ha vinta Amour di Haneke, di gran lunga il film più bello (qui, la recensione). Moretti ha aggiunto che avrebbe vinto anche per attori e sceneggiatura, ma il regolamento lo impediva. Nei giorni successivi alla proiezione ho sentito molti giornalisti che puntavano forte su The Hunt (poi giustamente premiato per il miglior attore Mads Mikkelsen), e Holy Motors.  Non credo che questi titoli abbiano perso per demeriti, ma per loro natura: sono film intensi e ben confezionati ma troppo ovvi – molto più ovvi di Amour -, nel loro conformismo (il primo) o nel loro anticonformismo (il secondo). Per questo dividono i giornalisti: non si capisce perché non dovrebbero dividere le giurie. E un film che spacca la giuria, non vince. Moretti stesso ha specificato che i film più controversi sono stati quelli di Carax, Siedl e Reygadas. Solo quest’ultimo, Post Tenebrae Lux, ha preso un premio.

Fuori dal Palmares è rimasto anche Wes Anderson, e il suo Moonrise Kingdom. Sempre Moretti, in conferenza stampa, ha detto «A titolo personale, ma in accordo con l’opinione di altri colleghi giurati, ho notato che da parte di alcuni registi è prevalso maggiormente l’amore per il proprio stile rispetto all’amore per i propri personaggi», una considerazione che condivido, e che per Anderson – che pure ammiro – calza da sempre a pennello.

Il premio meno giusto in assoluto mi sembra quello dato a Loach, la cui commedia marxista gronda buoni propositi e momenti buffi, ma è quanto di più stanco e ripetitivo nella carriera di un autore politicamente sfiancante, sempre pronto a sventolare le bandiere, e che di capolavori ne ha fatti proprio pochi. Loach sta simpatico a tutti, quindi non mi riesce di farmelo piacere, anche se questo suo The Angels’ Share è un film divertente. Nota: il protagonista del film di Loach è un ex senzatetto,  quello di Reality un galeotto, e i Taviani hanno vinto Berlino facendo recitare gli ospiti di una prigione. A voi le conclusioni.

I film americani a Cannes non erano per nulla brutti, anche se un sacco di gente si è spesa per convincervi del contrario (quasi tutta stampa francese e italiana: io consiglio sempre di ripiegare su quella inglese o americana, che di solito evita i deliri esegetici). Non erano innovativi, né all’altezza dei lavori precedenti dei loro autori, ma vi garantisco che chiunque tra di voi che mi legge – o almeno un buon 90% – vedrebbe più volentieri Lawless, Mud o Killing Them Softly, di Beyond the Hills, Holy Motors o In the Fog. Per ragioni tutte ottime.


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