The Avengers e Quella casa nel bosco: i Nerd hanno vinto, e Whedon è il loro profeta

La più ovvia divisione applicabile tra coloro che svolgono il mestiere di regista, è quella tra autori e “shooter”. In pratica è la distanza esistente, nel contesto musicale, tra cantautori e interpreti. Quando si parla di cinema popolare (o di musica popolare), e in particolare di blockbuster, il discorso diventa più fumoso: se ci sono tanti soldi in ballo è quasi impossibile che chi produce lasci carta bianca a chi dirige, una volta che gli ha messo in mano due o trecento milioni di dollari. A meno che non si tratti di qualcuno – vedi il caso di Nolan – che si è precedentemente guadagnato ampia credibilità commerciale.

Ebbene: nel giro di due film, Josh Whedon – il papà di Buffy, come di solito lo si etichetta – si è guadagnato la corona di Re degli Autori Pop, eliminando il paradosso e dimostrando come sia possibile portare avanti un progetto intellettuale usando i codici (e perfino l’economia) dei blockbuster. I film sono The Avengers e Quella casa nel bosco, e più o meno sfruttano lo stesso principio: applicare la consapevolezza post-contemporanea e multimediale dei nuovi nerd per smontare i meccanismi del film commerciale. E lo strumento, il braccio di questa consapevolezza è l’ironia, che spinge i personaggi a specchiarsi nella propria artificiosità, come quando Iron Man dice a Occhio di Falco: “Salta su Legolas!”.

Non voglio naturalmente scandalizzare i puristi, né affermare che Whedon abbia scoperto l’acqua calda: l’approccio meta-cinematografico è vecchio e concreto quanto il cinema. Ma se il cinema, in un certo senso, assomiglia sempre più a se stesso nonostante l’inesauribile potenziamento degli strumenti tecnici, questo vale meno per la società, e quindi per gli spettatori. Quel che il cinema oggi non sa né può più fare, è mettersi un buon metro davanti a chi lo aspetta e desidera: quello spazio lì, semplicemente, non c’è più. E il fatto che oggi, per proporre un’esperienza “deluxe”, si pensi alla terza dimensione – escamotage bello che ammuffito – è l’esempio lampante che le idee sono finite. Oltre Transformers, in quella direzione, non c’è altro: non c’è più nemmeno il cinema.

Ecco perché Whedon è il vero autore 3.0 (dove l’autore 2.0 è Micheal Bay): perché smonta un giocattolo che non può più essere – letteralmente – arricchito. E, coerentemente, non lo fa ponendosi nella prospettiva del demiurgo, del creatore di mondi, del “regista serio”, ma in quella dello spettatore per eccellenza: il geek. In questo senso, se The Avengers è l’apoteosi della sua visione, Quella casa nel bosco è il libretto di istruzioni, una dichiarazione di poetica. Ci si diverte come matti, perché vedendoli si prova la sensazione più importante tra tutte: essere esattamente al posto giusto. Nel momento giusto.


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