Cannes 2012: i film non-vedo-l’ora e i film chissenefrega

Manca una ventina di giorni all’inizio del Festival di Cannes 2012 ed è stato reso noto il programma ufficiale. Non vi annoierò con un elenco di nomi e titoli, ma vorrei anticipare i film che sulla carta mi sembrano più promettenti.

LAWLESS di John Hillcoat
Hillcoat è conosciuto in Italia come regista di The Road, il film tratto dal capolavoro postapocalittico di Cormac McCarthy, ma il suo lavoro migliore è un altro, e si chiama La proposta (in Italia solo in home video). È un western metafisico, cioè tutto tranne che realista, sceneggiato da Nick Cave - il cantautore -, che racconta la storia di tre fratelli banditi dell’outback australiano e dello sceriffo che gli sta alle costole. Nick Cave, che è un poeta, trasforma il film in una poesia, infiorando la sceneggiatura di versi e momenti surreali, nonostante l’estrema violenza del racconto. Lawless vede di nuovo Hillcoat e Cave al lavoro insieme, è ancora la storia di tre fratelli criminali, e promette almeno altrettanto. Non più cowboys ma gangster, non più i deserti australiani ma la Virginia della Grande Depressione, non più cavalli ma auto d’epoca. E un cast da impazzire: Tom Hardy, Gary Oldman, Jessica Chastain, Mia Wasichowska, Guy Pierce.

MUD di Jeff Nichols
Se in Italia Hillcoat è conosciuto poco non parliamo nemmeno di Jeff Nichols (e non dico del pubblico, dico pure dei giornalisti). Il suo secondo film, Take Shelter, pur avendo vinto premi al Sundance e a Cannes qui non è stato distribuito. Il suo primo film, Shotgun Stories, nemmeno si sospetta che esista. In entrambi, come in Mud, c’è Michael Shannon, futuro villain in Man of Steel, ma fino ad allora condannato all’anonimato, nonostante sia uno degli attori americani viventi più promettenti. Nichols nei suoi film fa il percorso contrario a Hillcoat, che parte da un genere e lo reinventa con il suo stile lirico: lui racconta storie operaie, spicchi di provincia, e li veste poi con abiti noir o soprannaturali. Mud è la storia di due teenager che aiutano un evaso di galera a fuggire da un’isola. Anche qui cast pazzesco: Shannon, McConaughey, Whiterspoon. Anche qui ci metto la mano sul fuoco.

KILLING THEM SOFTLY di Andrew Dominik
Un altro australiano, un altro amico di Nick Cave. Dominik è uno di quelli su cui, per come la vedo io, non si può discutere: se non vi piacciono i suoi film, non avete capito niente. Se non li avete visti, sbrigatevi. Ne ha girati solo due, e sono entrambi capolavori: Chopper, con Eric Bana, è un prison movie allucinato che anticipa in qualche modo il Bronson di Nick Refn, e non ha niente da invidiargli (anzi). L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford (2007) è il miglior western crepuscolare girato dai tempi de Gli spietati (1992), e tra i più belli in assoluto. Killing them softly sta in zona noir, tra partite di poker organizzate dalla malavita, killer prezzolati, rapine finite male. Nel cast Brad Pitt, James Gandolfini, Ray Lotta e Sam Shepard. Hype alle stelle.

RUST & BONE di Jacques Audiard
Dal regista di Tutti i battiti del mio cuore (voto 8 ) e Il profeta (voto 10) un melò che più melò non si può, dove lui è un ragazzo-padre testa calda e lei una bellissima e sfortunata addestratrice d’orche (la Cotillard!), che finisce su una sedia a rotelle. La formula è ancora quella: un grande regista interpreta a suo modo uno dei generi con la G maiuscola, quelli che hanno fatto la storia del cinema popolare. I capolavori escono sempre così.

Il resto? Vi anticipo già che dei nuovi passatempi autistici di Haneke, Loach, Kiarostami, Cronenberg, Resnais mi importa poco. Belli o brutti, capolavori o inezie, dopo averli valutati con serenità, ce ne scorderemo. Come sempre.

(nella foto, Nick Cave)


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