Alcatraz, Awake, Stuck e #ByMySide: Serie TV contro Web Series, la sfida è lanciata

La spero grossa: i serial TV americani hanno imboccato una china discendente. Fatta esclusione per alcuni gioielli d’autore che quasi sempre trovano spazio sulle tv via cavo (Boss su Starz – di cui partirà a giugno la seconda stagione -, Luck su HBO, purtroppo già cancellata, Homeland su Showtime), gli ultimi mesi hanno fornito poche ragioni di entusiasmo. L’omologazione sta diventando disarmante: spunti interessanti (la scomparsa dei prigionieri in Alcatraz, la macchina capace di prevedere i crimini in Person of Interest, un’agenzia che si occupa di “riverniciare la facciata“ di aziende che si sono macchiate di comportamenti vergognosi in House of lies, e così via) sono semplici specchietti per le allodole che servono a vendere i nuovi marchi, ma appena si approfondisce ci si trova di fronte sempre alle stesse cose.

Il colpo di grazia me l’ha dato Awake, il serial con Jason Isaacs in cui un poliziotto perde moglie e figlio in un incidente automobilistico e si ritrova a vivere contemporaneamente in due dimensioni parallele: una in cui è viva la donna, e una in cui è vivo il ragazzino. Ogni volta che va a dormire si risveglia nell’altra. Questo è lo spunto (lo specchietto per le allodole), che nel pilot, ben riuscito, viene sviluppato in due direzioni: il protagonista indaga parallelamente due casi, uno per ogni dimensione, che però sembrano essere in qualche modo legati (entrambi i killer, ad esempio, hanno i capelli rossi); e soprattutto viene curato da due psicanalisti, entrambi impegnatissimi a convincerlo che quella in cui si trovano è l’unica realtà.

Il problema nasce nella seconda puntata quando gli elementi citati – le due indagini legate, gli psicanalisti invadenti – vengono replicati tali e quali, e l’unico sviluppo aggiunto è un cliffhanger finale che introduce la solita teoria del complotto (la seconda puntata del serial Il socio si conclude in modo identico, solo per parlare di uno degli ultimi casi), origine di fragorosi sbadigli.
Alcatraz è un caso ancora più emblematico: fatti salvi gli elementi mistery e fantasy (sparpagliati con poco criterio e convinzione), tutte le puntate hanno la stessa, noiosissima, struttura investigativa. Idem per Person of Interest. E lo stesso discorso varrebbe parlando di casi clinici nelle varie serie ospedaliere, o aule processuali nei legal drama: sembra che tutti gli sceneggiatori scrivano con il pilota automatico, cercando di replicare passati exploit, segno di una polverosa maturità del format.

Ci sono anche casi più difficili da riconoscere, relativi a serial molto amati e di grande qualità: per esempio Breaking Bad è strutturalmente molto simile a Dexter, a volte in modo quasi imbarazzante.
Per tutte queste ragioni mi sembra più interessante in questo periodo storico rivolgere attenzioni e speranze al mondo dei web serial, dove l’indipendenza produttiva, e la mancanza di modelli  dominanti consolidati, consente sperimentazioni continue, e forme e contenuti sono in continua mutazione.

Ve ne segnalo due, italiani e secondo me di buona qualità, di cui sono ora online i pilot: STUCK di Ivan Silvestrini (di cui è in arrivo anche il primo lungometraggio, prodotto da Moviemax) e #ByMySide di Flavio Parenti (protagonista nel prossimo film di Woody Allen). Mi hanno entrambe catturato più della maggioranza dei serial TV che vi ho citato. Una puntata è ancora poco per un giudizio più corposo, ma si sono guadagnati una fiducia che durerà almeno per un pò…


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