Il marketing impazzito: trailer e clip distruggono i film?

Alcune considerazioni sulle moderne strategie di marketing cinematografico.

Alcuni mesi fa mi è capitato di vedere il trailer del thriller horror Dream House, con Daniel Craig e Rachel Weisz. Poche settimane dopo ho visto il film (in rete trovate facilmente dvd e blu ray inglesi e americani, mentre in Italia uscirà l’8 giugno) e ne sono rimasto sconcertato. Dream House ruota attorno ad un sorprendente cambio di identità che avviene giusto a metà della storia (dopo 45 minuti!): tutto il resto è routine, e non giustifica la visione. Ebbene, il cambio di identità viene integralmente rivelato nel trailer (ironia: a metà del trailer, nemmeno alla fine…). Ve lo posto qui sotto: decidete voi se vederlo oppure no.

Altro giro, altro caso singolare: Contagion, il dramma apocalittico di Steven Soderbergh. Chi ha visto il film sa che dopo pochi minuti il personaggio interpretato da Gwyneth Paltrow… (SPOILER!) (O NO?) viene colpito da un virus e muore: è il “paziente zero” nella pandemia che il film racconta. Naturalmente il fatto è sbandierato anche nel trailer. Qui la scelta è meno grave, perché tutto accade nel prologo. Ma la domanda è: l’impatto di quella morte sullo spettatore non sarebbe stato superiore, con un trailer diverso? Si tratta pur sempre della Paltrow, una potenziale protagonista.

Il guaio è che oggi la promozione dei film segue uno schema fisso e ben preciso: teaser trailer, full trailer, clip. Il teaser, non narrativo, comunica le atmosfere del film conservando un alone di mistero sulla storia. Mentre il full trailer, quasi sempre superiore ai 2 minuti, è un vero e proprio riassunto del film, colpi di scena compresi: con il risultato che a meno che qualcosa non accada negli ultimi 5 minuti, ci finisce dentro.
Viene ad esempio da pensare che se Psycho fosse uscito nel 2012, nel full trailer avremmo visto la scena della doccia e pure le indagini del detective nel motel di Norman Bates. Anzi, probabilmente avremmo visto tutto a parte lo scheletro con la parrucca chiuso in cantina (SPOILER!).

Un ultimo caso: la clip di cinque minuti di Lockoutlo sci-fi prodotto da Luc Besson e interpretato da Guy Pierce – rilasciata pochi giorni fa durante il WonderCon (cliccate qui se volete vederla). La sequenza è stata evidentemente estrapolata dalla seconda parte del film, non dalle prime scene, con la conseguenza che moltissimi dettagli del modo in cui la storia si sviluppa vengono “bruciati”. La clip è stata sicuramente scelta per lo spettacolare combattimento in assenza di gravita tra il protagonista e un nemico, ma mostra anche molto altro. Troppo.

Sia ben chiaro, non ci stiamo scandalizzando: di questa frammentazione dei contenuti beneficiano in primis i siti di informazione cinematografica. E d’altra parte nessuno è obbligato a cliccare su qualcosa che non vuol vedere. Tuttavia la domanda sembra pertinente: amate questa pioggia di contenuti che finiscono per sminuzzare i film, dandoli in pasto ai cinefili un boccone alla volta? O pensate che sempre più spesso l’esperienza di un’opera venga compromessa dall’invandenza del marketing?

PS: l’amico regista Fabio Guaglione parla in prima persona dell’esperienza di decidere come promuovere il proprio film – tra teaser e trailer vari – in questo post. Mentre qui parla del trailer de La Verità Nascosta.


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