Oscar 2012: le “piccole, buone cose” che non vincono mai

Ora che si è consumata la notte degli Oscar con meno sorprese degli ultimi anni, l’idea di scrivere un commento ai premiati non mi sembra così interessante.

Dirò, questo sì, i premi che mi hanno reso più contento, perché destinati a film marginali per numero di riconoscimenti (uno a testa), poco sostenuti politicamente (non dimentichiamo che sia The Artist che The Iron Lady battono bandiera Weinstein) ed invece “singolarmente” belli: Midnight in Paris (miglior sceneggiatura originale) e Millennium – Uomini che odiano le donne (miglior montaggio).

Mi piacerebbe invece parlare di un video che ha cominciato a circolare in rete da stamattina, e che raduna i film rimasti esclusi, in parte o totalmente, dalle premiazioni, insieme alle nomination che avrebbero meritato. Mi ha emozionato molto, e lo potete vedere in coda a questo post.

Si tratta, è ovvio, di una selezione completamente arbitraria, ascrivibile a chi ha messo assieme le immagini, e tuttavia mi pare contenga una verità: gli Oscar prediligono, e soprattutto premiano i film, solo nel momento in cui riescono a trasformarsi in fenomeni di costume, e soprattutto a contribuire all’immaginario autoreferenziale e auocelebrativo dell’Academy.

Non ci sono, in questi premi (con poche eccezioni: aggiungerò alle citate l’Oscar al miglior attore non protagonista di Christopher Plummer per il delizioso Beginners), le “piccole, buone cose” che rendono grande il cinema: i prodotti popolari che, partendo o girando attorno ai generi, reinventano e restituiscono la nostra quotidianità, rendendola in qualche modo speciale. Sono convinto di una cosa: sono gli slittamenti visionari applicati a un immaginario condiviso (Drive, Warrior, The Tree of life, Take Shelter, My Week with Marilyn, persino J.Edgar) che scaldano il cuore, non le grandi opere d’ingegneria (Hugo), o le ammiccanti vetrine di modernariato cinefilo (The artist).

Non è il cinema intatto, perfetto e non perfettibile, che voglio vedere di notte, con gli occhi lucidi, quando non riesco a prendere sonno: preferisco l’eco di una perfezione impossibile, una ricerca di bellezza e verità che per compiersi ha sempre bisogno del contributo dello spettatore. E della sua vita.


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