È finita l’era dei CINEPANETTONI, è iniziata quella dei CINEZELIG

Qualcosa sta cambiando: chi lamenta il calo dei cinepanettoni a Natale non fa i conti con l’esplosione del cinema italiano nei primi mesi dell’anno nuovo. Stanno cambiando i tempi e stanno cambiando i modi. L’inerzia non ha ancora fatto piazza pulita dei Natali targati De Laurentis, ma ormai il cinema “post-Zelig” (li vogliamo chiamare cinezelig?) ha compiuto il sorpasso. E gennaio è diventato il nuovo dicembre.

L’anno scorso Zalone ha battuto qualsiasi record, quest’anno Benvenuti al nord sta replicando il successo del capostipite e ha superato la soglia dei venti milioni di euro con una facilità impressionante. Senza contare il secondo exploit consecutivo del franchise Immaturi. I cinepanettoni, che erano la regola, ora sono diventati un’anomalia. Il loro linguaggio è estraneo alle consuetudini televisive (la promozione avviene attraverso talk show generalisti come Matrix e Porta a porta, che vanno in onda in seconda serata, spalmati su un pubblico che non si è mai interessato di cinema, e che ora ha smesso pure di andarci), tagliato su un tasso culturale e su una fase del costume italiano che ormai è esaurita. Cotti e bolliti, sono già quasi pronti per una rivalutazione festivaliera.

Non è una questione di meglio o peggio: siamo diversi noi, è diverso quello che vediamo. Non è nemmeno una questione di “qualità”, che in fondo non vuol dir nulla: è una questione di ruoli, e del loro peso. Benvenuti al nord vive ancora sulla verve di due capi-comici (così come i film di Zalone sono soprattutto “i film di Zalone”), ma ha una confezione più europea (cioè un linguaggio registico più sofisticato), pur scherzando sui soliti clichè della regionalità. Il comparto tecnico di una produzione italiana non è più indifferente: bisogna saper scrivere e soprattutto bisogna saper girare. Il web e la televisione – soprattutto il cabaret e i serial americani – hanno modificato la nostra sensibilità estetica e il nostro senso dell’umorismo. Ci fanno ancora ridere le stesse cose, ma vogliamo che ci vengano presentate in modo diverso. E se un poliziesco come A.C.A.B. fa 3286 euro di media per sala, e in tre giorni supera il milione di euro, forse siamo quasi pronti persino per il ritorno del cinema di genere.

Infine, c’è il discorso sulla stagionalità: il grande cinema americano domina tra luglio e dicembre, mentre l’inverno e la primavera sono diventati zone protette per il nostro cinema, un fenomeno inaugurato da Io, Loro e Lara di Verdone un paio d’anni fa. Tra gennaio e aprile negli Usa non escono grandi franchise (quest’anno si inizia il 4 maggio con The Avengers), che finiscono poi compressi tra giugno e luglio, e arrivano in Italia alla spicciolata, fino a settembre, per la diffidenza che le grandi distribuzioni hanno ancora verso i mesi caldi. Eppure. Eppure Mission: Impossibile 4, che in America ha superato persino Sherlock Holmes 2, da noi incassa un decimo di Benvenuti al Nord. Siamo sicuri che non ne uscirebbe meglio a fine luglio?

Per chiudere: il prossimo Natale usciranno Lo Hobbit e il nuovo film di Zalone. Secondo voi chi la spunterà?


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