Nomination agli Oscar: perché mancano DiCaprio, Gosling e Terraferma

Tanto per non ripetere le solite cose, questa volta più che concentrarmi sui nominati dell’84esima edizione degli Oscar, vorrei dire due parole sui grandi esclusi. E visto che tutti si domandano perché manca questo, perché manca quello… ecco le risposte.

Perché manca DiCaprio.
DiCaprio, tra i tanti nomi prestigiosi fuori dalle nomination, è di sicuro il più eclatante. Il protagonista di J Edgar finora è entrato in cinquina tre volte (Buon Compleanno Mrs.Grape, The Aviator e Blood Diamond), ma non ha mai vinto il premio. L’Academy evidentemente non lo ama. La sua qualità d’attore non si discute, ma gli mancano le sfumature, i mezzi toni. DiCaprio recita sempre in modo energico, quasi teatrale. L’impatto dei suoi personaggi è molto forte, e chi ama questo genere di atteggiamento resta senza respiro. La sua intensità è probabilmente anche la ragione per cui grandi autori come Scorsese amano lavorare con lui. E infatti in un certo senso mi ricorda De Niro. Ma non ha la capacità di lasciarsi scorrere il film addosso come altri grandi, di ieri e di oggi. Gli manca la sobrietà british di Colin Firth (pensatelo in A Single Man, la sua performance migliore), la compostezza sorniona di Clooney. È sempre aggressivo, mai in attesa della storia, che si tratti di tormenti d’amore o sfoghi rabbiosi. Sfianca.

Perché manca Ryan Gosling.
È una domanda cui io stesso fatico a rispondere. Nel senso che l’exlpoit divistico di Gosling negli ultimi mesi è stato tale che le dimensioni del suo personaggio – dentro e fuori dal set – hanno travalicato e reso più difficilmente leggibili le sue qualità artistiche. La presenza di Gosling valorizza in questo momento più le singole storie (e l’evento cinematografico) che i suoi personaggi. È bravo Gosling in Drive? E in Crazy, Stupid, Love? E ne Le Idi di Marzo? Non lo so. Però quei film sono perfetti. Diciamo che il problema è quasi opposto a quello di DiCaprio, che nei suoi film emerge al punto di schiacciarli.

Perché manca Michael Fassbender.
Questa forse è la domanda più difficile: Fassbender è bravissimo, e la sua recitazione è sempre misurata. Shame avrebbe meritato almeno due nomination: per la sua performance e per la regia di Steve McQueen. In questo caso a pesare è il tema del film. Pur avendo fatto grandi progressi nel corso degli anni, l’Academy resta un’istituzione conservatrice, terrorizzata dagli scandali e fissata, per compensazione, con il politicamente corretto. Manda volentieri in nomination un’elegia familista come The Tree of Life, pur così fuori dagli schemi; sparge nomination a pioggia su eleganti quanto innocui omaggi alla storia del cinema (quindi a se stessa) come Hugo e The Artist; ma si guarda bene dal portarsi in casa Shame, ovvero una denuncia dello stato di alienazione in cui ci sprofonda la società del consumo compulsivo (cioè l’America).

Perché manca Tintin.
Questa è proprio strana. Anche chi come me non ha amato il film, non può negare che animazione e regia siano impressionanti, quasi acrobatiche. In questo senso l’aver preferito in cinquina due cartoon come Chico & Rita e A cat in Paris, coproduzioni europee in cui il valore aggiunto è tutto nello stile grafico, ovvero nell’unicità dello sguardo sul mondo, segna una sorta di dichiarazione di intenti: nell’epoca del trionfo del digitale e del 3D, l’Academy mette in cima alla propria lista un cinema più artigianale: autoreferenziale, iper-cinefilo e un po’ snob. Lo stesso discorso di The Artist, a ben vedere, un discorso che vale in parte anche per Rango, a questo punto favoritissimo per la statuetta. Più difficile giustificare la nomination a Il Gatto con gli Stivali, che invece mi parte in controtendenza su tutta la linea.

Perché manca Terraferma.
Chiudiamo con l’Italia, che come l’anno scorso non solo non è entrata in cinquina, ma nemmeno nella preselezione di 9 titoli. A gennaio, quando uscì la notizia, il produttore Riccardo Tozzi commentò che non si spiegava l’esclusione, citando – tra le note di merito del film – “la bellezza dell’isola, i personaggi forti e il tema di attualità”. Peccato che almeno due su tre di questi elementi non hanno, mi pare, alcun legame con la qualità di un’opera cinematografica. In cinquina sono invece finite opere come Una separazione, Bullhead e soprattutto Footnote. Nessuno dei tre film citati è costruito a tavolino attorno a un tema di attualità, mentre tutti e tre raccontano storie avvincenti attraverso una scrittura esemplare. Inoltre è la seconda volta che Crialese viene rifiutato dall’Academy dopo essere stato designato dalla commissione italiana. Era già successo con Nuovomondo, un film molto più riuscito di Terraferma. Perché stavolta avrebbe dovuto essere differente?


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