Era meglio se dormivo (un commento ai Golden Globes)

Verrebbe voglia di parlare solo di televisione a guardare il palmares dei Golden Globes di ieri sera. Qui, infatti, sembra che davvero il merito abbia prevalso sulla politica, con premi assegnati a tutti i prodotti di maggior qualità dell’autunno: da Homeland (miglior serie drammatica, Claire Danes miglior attrice) ad American Horror Story (Jessica Lange miglior attrice non protagonista), passando per Episodes (Matt LeBlanc miglior attore brillante) e soprattutto l’eccezionale BOSS (Kelsey Grammer miglior attore drammatico).

Passando al cinema, se di lavoro facessimo i bookmakers stamattina non saremmo per nulla contenti: non c’è praticamente un premio che non sia finito nelle tasche previste, per la gioia degli scommettitori. I giurati hanno fatto contenti (quasi) tutti, riuscendo nell’impresa di dare almeno una statuetta ad ognuno dei mostri sacri in gara: Spielberg (Tintin miglior film d’animazione), Allen (miglior sceneggiatura per Midnight in Paris), Scorsese (miglior regia per Hugo), Streep (miglior attrice per The Iron Lady), Madonna (miglior canzone originale).

Anche sei i veri vincitori della serata sono i “fratelli Miramax”, i potenti produttori e distributori Harvey e Bob Weinstein, che festeggiano – oltre a The Iron Lady – il trionfo di Michelle Williams come miglior attrice brillante per My Week with Marilyn e quello, ampiamente previsto, di The Artist (miglior film brillante, Jean Dujardin miglior attore brillante e miglior colonna sonora). Cosa resta? Resta The Descendents (Miglior film drammatico, George Clooney miglior attore brillante), che tra i molti premi preventivati è quello che mi fa arrabbiare di meno, perché Clooney è bravo, e pure Payne (il regista di Sideways e A proposito di Schmidt).

Il premio che invece mi ha fatto arrabbiare di più in assoluto è quello per la miglior attrice non protagonista ad Octavia Spencer per The Help (tra l’altro uno dei film che escono con le ossa rotte dalla serata): per lo stesso titolo era in lizza Jessica Chastain, che nel film è infinitamente più brava, oltre ad avere un ruolo più interessante. Se però date un’occhiata alle foto delle due contendenti, capirete che per una giuria è più semplice premiare la Spencer. La domanda è: è accettabile premiare un’attrice bianca ai danni di un’attrice nera, in un film di denuncia sul razzismo? La scelta esemplare della Associazione della stampa straniera di Hollywood è perfetta per rappresentare i Golden Globes più politicamente corretti e omologati che io ricordi.

Come direbbe Sherlock: BOOOOOORING.


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