Ancora una cosa su Steve Jobs: al cinema danno i suoi discorsi

Ancora una cosa su Steve Jobs (per il vostro confort: la notizia è al secondo paragrafo). Mentre ve la dico inizio già a giustificarmi, perché da quando Mister Apple è passato a miglior vita suscitando la commozione ciarliera ed esibizionista del popolo dei social network (me compreso) hanno cominciato a spiegarci che eravamo fuori luogo. Ma come, Jobs sì e l’inventore del pacemaker no?, ci hanno detto. Ma come, Jobs sì e l’inventore di UNIX no? Ma come, Jobs sì e l’inventore del marzapane (seconda foto) no? Quindi volevo chiarire questo punto: nessun inventore, nemmeno quello del marzapane e quello del pacemaker, parte da zero x inventare. Ogni invenzione è il risultato di un’aggregazione di concetti e idee preesistenti in una combinazione nuova, che apporta un valore aggiunto. Il valore aggiunto da Jobs è stato grande. I suoi discorsi hanno ispirato un sacco di gente (magari per cinque minuti, ma meglio di niente), gente meno cinica e disillusa di chi oggi si lamenta. Quindi finiamola di fare i moralisti del lunedì mattina.

Comunque, arriviamo al punto. A quanto pare, anche da salma, Jobs continua a sconvolgere le consuetudini dei media americani: una sua intervista del 1995 (cioè chiacchiere davanti a una telecamera, niente esplosioni o baci rubati) verrà trasmessa in alcuni cinema americani il 16 e 17 novembre. Per ora le città coinvolte sono tre: Palo Alto (per forza), Los Angeles e New York. L’intervista dura settanta minuti: la TV che l’aveva commissionata, all’epoca ne trasmise solo dieci minuti (il che non è un gran segnale). Durante quei settanta minuti Jobs parla di lavoro e vita privata con la consueta capacità di previsione del futuro (l’intervista non l’ho ancora vista, la mia è una previsione). Insomma, i suoi discorsi stanno diventando come gli inediti degli scrittori molto amati: continuano, postumi, a saltare fuori dai cassetti. E continuano a essere pubblicati, in tutte le forme.

La notizia ha anche un altro risvolto: le sale continuano a diversificare la propria offerta attraverso eventi di ogni genere, dalle gare sportive ai concerti live, per combattere la pirateria. Una scelta altamente sensata e di certo non nuova, al punto che ormai si stanno ribaltando le prospettive: sono gli stessi registi (grandi registi) che intravedono nei nuovi usi (l’evento) e costumi (il 3D) opportunità di percorsi diversi. Wim Wenders, per esempio, con Pina (ora in sala) porta al cinema il teatro-danza, conducendo lo spettatore al centro del palcoscenico, in mezzo ai ballerini. Vedere per credere: è il caso di stereoscopia più efficace finora agli atti (posto che del teatro-danza vi importi qualcosa). A quando un gran premio di motociclismo 3D in soggettiva o una partita di calcio vissuta dal campo?


Per inserire un commento devi essere registrato a Best Movie. Effettua il login

Se non sei registrato clicca qui registrati