Non avete i soldi per andare in vacanza? Vi spiego perché (no, sul serio)

Se avere un trilocale tuo ti sembra probabile quanto avere una proboscide sulla nuca…
Se gli affitti alla tua portata cominciano solo dove il rischio di venire sventrati sotto casa è maggiore di quello di ottenere un cappuccino che sa di cappuccino…
Se andare in vacanza significa trovare un amico con la casa al mare cui far visita…
Se con il lavoro che fai, esattamente lo stesso, i tuoi genitori si compravano la macchina (decapottabile) mentre tu ci compri i ganci a ventosa (per appendere l’accappatoio in bagno)…
Ecco, allora dovresti vedere Inside Job.

Inside Job è un film americano del 2010 che ha vinto l’Oscar come miglior documentario nel 2011, cioè pochi mesi fa. È narrato da Matt Damon e racconta come si è arrivati alla crisi economica globale esplosa nel 2008 con il collasso delle grandi banche americane e la conseguente colata a picco di tutti gli indici di borsa. Se oggi il futuro di tutti (cioè io che scrivo, tu che leggi, tuo zio, mio cugino, ecc, politici esclusi) è sommerso di incognite, molto dipende da quella crisi e da come ci si è arrivati. E questo dipende a sua volta dal comportamento di un certo numero di persone. Persone con facce, nomi, indirizzi di casa.

Ora, affezionato lettore, ti prego, non cominciare a pensare “che noia”. Non andare sul sito della Gazzetta per vedere se Moratti ha preso Bielsa. Non metterti a giocare a L.A. Noire. No, informati. Siamo qua apposta. Il resto dopo. Io, di mio, cerco di spiegarti tutto in fretta. Così, anche se non vedi Inside Job, le cose fondamentali le sai. Se invece proprio non hai voglia di leggere i 15 punti che seguono, passa direttamente a (*). Sta in fondo.

  1. 1. A partire dall’amministrazione Reagan, e poi giù a cascata attraverso quelle di Bush 1, Bush 2 e Clinton, negli USA si è attuata una politica di “deregolamentazione” dei comportamenti tenuti da banche e istituti finanziari in genere. Presidenti, vicepresidenti e senatori andavano in TV e parlavano con i giornali e dicevano che era giusto così, assolutamente sì, la cosa migliore da fare. “Deregolamentazione” significa che ognuno fa quello che gli pare – e siccome l’obiettivo della banche è fare soldi – deregolamentazione significa permettere alle banche di fare qualsiasi cosa per accumulare denaro.
  2. La “bolla finanziaria” (si chiama così, non preoccupatevi di cosa significa, è un po’ come parlare d’amore: tutti usano la parola, tutti più o meno sanno di che si parla, ma a nessuno è chiarissimo cosa significhi) che tra il 2002 e il 2008 ha portato al collasso dell’economia globale, nasce dal sistema dei mutui, cioè comprarsi la casa a rate.
  3. Ciò che è sensato: io faccio un mutuo e tu, istituto che mi finanzi facendomi un prestito, pensi bene a che versamento iniziale e a che rata impormi, per evitare di perdere tempo (il tuo) e soldi (i tuoi).
  4. Ciò che è accaduto negli Stati Uniti: l’istituto “vende” il suo credito con chi compra le case a una banca. A questo punto l’istituto stesso ha incassato, quindi non gli frega più niente di niente. La banca invece compra un sacco di questi crediti (che hanno un valore solo potenziale, cioè posto che io che ho preso la casa paghi regolarmente), li combina in pacchetti che chiamiamo CDO e li mette in vendita. Chi vuole investire in borsa (società o privati) li può comprare.
  5. Come faccio io investitore a sapere se un pacchetto è ok, se comprarlo mi arricchirà? Ci sono le società di rating! Evviva le società di rating! Io società di rating dico: questo è un CDO ganzissimo, quindi gli do AAA (AAA=ganzissimo=alto rendimento, alto costo, vantaggi sicuri); questo un po’ meno, ma comunque molto ganzo, quindi gli do AA soltanto; questo è ok ma non mi strappo le mutande: becca un’A. Se proprio è una chiavica (alto rischio, vantaggi incerti), gli do tipo C. Eccetera.
  6. Indovinate un po? Le banche si mettono a pagare le società di rating perché diano AAA a destra e a manca. Quando poi quel CDO si rivela una sòla e tu investitore perdi anche la macchinetta per il Nescafè che ti aveva regalato la zia Matilde, la società di rating, cui invii delle lettere minatorie con dentro feci di scoiattolo, ti risponde: la mia era solo un’opinione.
  7. Ta Dah! Qui entrano in campo i subprime. Cosa sono i subprime? Sono crediti basati su mutui assurdamente rischiosi. Cioè: acconto praticamente nullo, rate altissime. Ovviamente fanno gola a molti comuni cittadini (non c’è bisogno di avere un gruzzolo in banca per cominciare a pagare la casa), ma è anche molto probabile che costoro finiscano per non riuscire a pagare affatto. E che quindi il subprime finisca per valere niente.
  8. Domanda: secondo voi che rating dovrebbe avere un CDO gonfiato di subprime? Direi tipo una C. O una D. O, meglio, un DD. Ecco, invece per anni sui subprime piovevano AAA come fosse marzo. E gli investitori compravano.
  9. Fate attenzione che arriva un’altra sorpresona. Le società di assicurazione. Evviva le società di assicurazione!!! Hai paura che un CDO finisca per esploderti in mano, che la gente non paghi le rate dei suoi mutui? Insomma, hai paura di prendertela fissa sui denti? Ti assicuri contro questo rischio comprando delle cose che si chiamano CDS. Comprare un CDS è come ammettere che un CDO che ti sei ritrovato tra le mani potrebbe essere una sòla: altrimenti non ti conviene.
  10. Ora, i CDS dovrebbero essere una garanzia per gli investitori. E invece sapete chi se li compra, ma tipo ne compra quantità interplanetarie, per milioni di paperdollari di valore? Le banche! Evviva le banche!!! Cioè le banche sono talmente sicure che quello che vendono agli investitori faccia schifo che, mentre li convincono che i CDO sono super ganzi facendogli attribuire le AAA dalle società di rating, scommettono che quegli stessi CDO falliranno comprando CDS! E indovinate un po’? È illegale ma se ne sbattevano.
  11. Vabè, alla fine succede. La gente non riesce a pagare le case (anche perché quasi sempre i mutui subprime sono fatti sottoscrivere con l’inganno a famiglie sudamericane immigrate che parlano male l’inglese e non capiscono un cetriolo), le banche non pigliano una lira, i CDO valgono quanto un sacchetto di biglie crepate, gli investitori (c’era persino di mezzo la più grossa società pensionistica americana) perdono i risparmi di una vita. Per questi ultimi, a parte le lettere con le feci di scoiattolo, c’è niente da fare. Partita chiusa. Ciao. Per le banche, invece, no problem: sono assicurate! Eccerto. Peccato che le società di assicurazione un gonziliardo di paperdollari non ce l’abbiano, anche perché pagano ai propri dirigenti bonus intorno ai 500 milioni di dollari l’anno.
  12. Quindi? Quindi niente. Le società di assicurazione falliscono, le banche falliscono, e a cascata falliscono pure gli istituti finanziari. Gli investitori ciao, ma l’abbiamo già detto. La Borsa crolla. Il sistema economico globale va in recessione. Siamo fottuti anche noi che non abbiamo giocato in borsa nemmeno una volta nelle nostre vite, anzi: quelli che lo fanno ci stanno pure un po’ sui coglioni. Ci possiamo consolare con i ganci per gli accappatoi e il cappuccino.
  13. Cosa è successo da allora? È intervenuto il governo. Mica poteva far fallire tutte le grandi banche del paese e tutti gli istituti finanziari e tutte le società di assicurazione (quelle di rating non hanno mai smesso di ridere). Mica poteva far collassare il sistema finanziario globale. Mica potevamo tornare a mangiare carne cruda e combattere con le ossa. Quindi gli Stati Uniti hanno dato gonziliardi  di paperdollari pubblici alle banche (soldi dei contribuenti, quelli che le banche hanno messo su lastrico), che li hanno a loro volta usati per rimettersi in piedi e per pagare ai dirigenti – che le hanno fatte fallire – bonus di svariate decine di milioni di dollari.
  14. Se aveste il dubbio, ve lo dico subito: sapevano tutti tutto – istituti finanziari, banche, società di assicurazione, broker – molto prima che accadesse. Ma i soldi erano a portata di mano. E a rischiare non erano loro. Perché il punto è questo: le società falliscono, ma a restare col cerino in mano non sono mai i dirigenti, quelli che prendono le decisioni. Mai. Quindi fanno il cazzo che gli pare.
  15. Ultima domanda: dove sono oggi i responsabili di quello che è accaduto? Due posti. Uno: in Inside Job. Ci sono i nomi, le facce, i fatti, gli stipendi attuali. Se volete fare una bambolina vodoo, accomodatevi. Due: al governo. Molti tra i maggiori responsabili di quanto vi ho raccontato oggi occupano posizione di vertice e controllo (finanziario! Ahahahahahaha… Non è una battuta! Ahahahahahah…) per l’amministrazione di… di… di… OBAMA. Evviva Obama!!! Mettiamo tanti piccoli Obama come immagine di Facebook!!!

 Ok. Ho finito. Potete andare a vomitare.

(*) Se non avete letto i punti dall’1 al 15, guardatevi Inside Job. Se li avete letti, guardatelo lo stesso. Ho cercato di essere preciso, ma non è il mio campo, quindi non si sa mai. Se avete qualche segnalazione da farmi, non esitate: correggerò. Inside Job sarà distribuito in dvd, non so ancora quando, nella collana Feltrinelli Real Cinema. Oppure potete comprarlo in edizione tedesca ma con sottotitoli italiani, qui.


7 Risposte per "Non avete i soldi per andare in vacanza? Vi spiego perché (no, sul serio)"

  • darkdude :

    Certo che gli americani li sanno combinare grossi i casini! Naturalmente è buon costume anche da noi prendersi per i fondelli reciprocamente, soprattutto se si ha la certezza di un ritorno economico; credo che la differenza sia che da noi la m***a viene a galla quasi subito, da loro, invece, la si cerca sempre di ricoprire depositandone sopra nuovi strati. Credo che vedrò Inside Job del buon Matt Damon, grazie della dritta.

  • darkdude :

    depositandovi*

  • giorgio-viaro :

    Aggiornamento: mi dicono che la versione italiana dovrebbe arrivare in libreria a settembre

  • rocken :

    complimentoni!!! ottimo pezzo! :-)

    ps.: chi se ne frega di bielsa.. :-)
    pss.: vado subito a cercarmi inside job.

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