Far East: un’eccellenza da proteggere

Sono stato al Far East Film Festival di Udine: era la prima volta. Chi sente la necessità di inorridire, lo faccia senza scrupoli: anch’io mi vergogno un pò.
Il FEFF, sembrerà retorica, ma è una di quelle cose di cui si dovrebbe andare orgogliosi. È una delle vetrine più prestigiose al mondo per il cinema dell’estremo oriente, presenta ogni anno una selezione di film ampia ed esauriente – privilegiando spesso il puro cinema di genere – e soprattutto è organizzato con un amore e un attenzione (amore e attenzione vanno sempre a braccetto) così palpabili che potresti metterteli in borsa e portarteli a casa come souvenir. Negli anni ha contribuito in modo decisivo a far conoscere in Europa autori poi divenuti celebrità come Park Chan-wook e Miike Takashi. E Johnnie To, maestro del noir di Hong Kong, si è a tal punto legato alla città da avere girato a Udine alcune scene di un suo film (Yesterday Once More).

Il Teatro Giovanni da Udine, cuore della manifestazione, si trasforma nei giorni della rassegna in un luogo di incontro con gli autori e gli attori asiatici, in un ritrovo per cinefili appassionati e in un punto vendita di edizioni dvd rare o rarissime. Il tutto in una cornice colorata e accogliente, ogni anno studiata ad hoc, con scenografie disposte in tutto il foyer del Teatro. Lo stesso impianto audio della sala proiezioni viene montato appositamente per la rassegna, e garantisce un impatto sonoro da far letteralmente tremare i polsi. E tutto questo senza contare gli eventi collaterali associati al Festival, come le sfilate di cosplayer, i concerti nel centro storico e le feste notturne con alcuni dei DJ più famosi al mondo.

Ciliegina sulla torta, l’esercito di volontari, la cui semplice presenza ribadisce la natura collettiva e sentimentalmente condivisa dell’evento, e che da al FEFF una dimensione umana molto simile, ad esempio, al celebre Sundance Film Festival di Robert Redford.
Ebbene, come spesso accade alle eccellenze nel nostro paese, il FEFF rischia di andare incontro a un ridimensionamento (o peggio) a causa del taglio dei finanziamenti da parte della Regione (e non sarà un caso se, alla serata di inaugurazione, l’unico rappresentante politico di rilievo dell’area a non essere presente era proprio il Presidente della Regione).

Rischi simili li sta correndo persino il Festival di Venezia, quindi la notizia fatica a sorprendere. Ma serve a ribadire una volta di più che i numerosi allarmi lanciati periodicamente dal mondo della cultura rispetto alle politiche pubbliche di sovvenzione non sono campati per aria ma hanno uno stretto, indiscutibile legame con la cronaca.
Chiunque può fare qualcosa, nel suo piccolo o nel suo grande, la faccia: il degrado culturale è sempre l’origine di tutti gli altri. E solo i cialtroni vi diranno il contrario.

(qui, se vi interessa, trovate lo speciale sul FEFF 2011 che ho curato per Best Movie International e bestmovie.it, e di cui sono proprio orgoglioso)


Un commento a "Far East: un’eccellenza da proteggere"

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