Inception: i conti non tornano (ma mi piace lo stesso)

Buone notizie: sabato sera ho rivisto Inception, e ho capito un altro terzo del film. Quindi con la prossima visione dovrei più o meno essere a posto (magari l’anno prossimo). In tutto questo, la domanda da porsi è la solita: tutta questa faticosa esegesi a che scopo? Non sono sicuro della risposta e non sono nemmeno sicuro che la domanda abbia senso (non mi ricordo nemmeno bene cosa significa “esegesi” se è per questo). Ma il dibattito sul film, a sei mesi dall’uscita, ormai si è fossilizzato su due posizioni.

Posizione 1) Troppo cervello, poco cuore.

Posizione 2) Tanto cervello, ma comunque mi sono emozionato.

La posizione 2) è la mia, ma ammetto che un po’ ci marcio su. Nel senso che, sì, è vero, mi sono anche emozionato, però Inception mi piace soprattutto perché mi piacciono i rompicapi (tipo le cornici concentriche, l’enigma della Susy e i Rebus con gli asterischi invece delle lettere).  Perciò non starò a dirvi che la storia di un uomo e una donna che invecchiano assieme nei propri sogni, e poi una volta svegli non trovano la forza di ricominciare, mi sembra romantica più che a sufficienza. Né che in Inception ci sono una quantità di idee di regia e scrittura tali da non poter reprimere l’urlo “Genio!”. No, quello che vi dirò è che dopo la seconda visione mi sono convinto che nel film ci sono proprio due incongruenze. E va mica bene.

Incongruenza 1
Scena dell’albergo. Il tempo che JG Levitt ha per legare i compagni tra loro nella camera 851, portarli da lì all’ascensore, e minare l’ascensore stesso – il tutto in assenza di gravità – non può superare il tempo di caduta dal ponte del pulmino, moltiplicato per venti (6 secondi x 20= 2 minuti). Ed è decisamente troppo poco per tutto quel che fa.

Incongruenza 2
Le regole del risveglio indotto, teorizzate per più di metà film, dicono che se nel livello 1 Tizio ha la sensazione di cadere, allora Tizio abbandona il livello 2 e si risveglia al livello 1. Invece, nel finale, quando ci sono i 4 livelli da risalire per tornare desti sull’aereo, succede il contrario: è una caduta nel livello 2 che porta a svegliarsi nel livello 1. Ad esempio la ragazzina abbandona il limbo buttandosi dal palazzo di Mal, poi abbandona la base nella neve quando crolla, e infina abbandona l’albergo quando l’ascensore si schianta. Il contrario.

Anche se probabilmente non mi sono spiegato, credetemi lo stesso. Ci sono almeno queste due incongruenze. Scovarle mi ha divertito molto: ho fatto avanti e indietro con l’enorme telecomando del mio lettore blu ray mordicchiandomi la punta dei pollici.
Ora: queste due incongruenze sono una buona ragione per vedere Inception? O per non vederlo?
Ebbene: non sono sicuro della risposta e non sono nemmeno convinto che la domanda abbia senso.


8 Risposte per "Inception: i conti non tornano (ma mi piace lo stesso)"

  • arik :

    Concordo sull’incongruenza ma vorrei citarne un’altra,sperando di trovare qualcosa,che sia o una smentita o un conforto.
    Non capisco il perchè sia stata progettata l’esplosione nel 3o livello..quello della base nei ghiacci per capirci..
    ora considerando che come giustamente dici il salto nel livello subito prima porta all’exit automatico dal livello successivo mi chiedo..
    ad inizio missione quando non era stata presa in considerazione l’ipotesi che ci fosse potuto essere un 4o livello essendo venuto fuori solo poi,con lo svolgersi delle vicende per esigenza la creazione di un quarto..perchè è stata progettata la Bomba?
    il salto del secondo livello avrebbe dovuto gia catapultarli fuori daò terzo..
    premetto che ho visto il film solo al cinema (3 volte) e quindi i ricordi sono magari un po confusi..ma ricordo che nelle settimane successive rimasi molto colpito da questa cosa..

  • Giorgio Viaro :

    Hai perfettamente ragione arik, e quello che dici in pratica fa parte della seconda incongruenza, ovvero che tutta la missione è organizzata ribaltando il meccanismo di risveglio

  • La mia posizione è: Inception è un meccanismo a orologeria che non funziona come dovrebbe, ed emotivamente è arido come il Kalahari a Ferragosto. O meglio, tutta la storia di Leo e Marion Cotillard è tremenda, pretestuosa e attaccaticcia.
    È un bel film, si fa più che guardare, è divertente giocare al cubo di Rubik, ma a questo punto (poi però divento ripetitivo e la smetto) mi tengo The Prestige tutta la vita: sia il lato goldberghiano sia quello sentimentale funzionano (quasi) alla perfezione e senza buchi. E sì, mi sono emozionato molto di più alla storia di un tizio [SPOILER] disposto a uccidere se stesso tutte le sere per fare i soldi che alla vicenda di un uomo che ha bisogno di Juno per ritrovare i suoi figlioletti.

  • emanuele-bonin :

    Io dopo la quarta volta che lo rivedo ancora devo capire se il film è un sogno, se l”innesco” lo fa a se stesso per vedere i bambini, se la fine è reale o si è perso nel limbo… Appena risolvo tutto questo mi dedico pure alle incongruenze (che però effetivamente non avevo notato e cosi a memoria mi sa che hai ragione).

    Ps: Dopo che Fabio Guaglione mi ha smontato e fatto capire quanto non sia “bello” Equilibrium ora voi mi state smitizzando Inception… Best Movie mi sta minando il cervello!

  • kukuxumusu :

    io il filmlo ho trovato perfetto SPOILER alla fine Leo Di Caprio è nella realtà perchè quando ha lafede non è vero e quando non ce l’ha è nella realtà

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  • giovanni-ragosa :

    Giorgio…ecco cosa non mi tornava!!! 😀 però anche nella missione finale, lanciare il pulmino dal ponte nel livello 1 serve a…svegliarsi nel livello 1, non nella realtà. Seguendo questa logica, lo scoppio nell’ascensore serve a farli risvegliare nell’ascensore e il crollo nella neve serve a svegliare quelli addormentati al terzo livello. E’ lanciarsi nel limbo che ha poco senso…o no? qualcosa non torna, anyway

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