L’unico posto al mondo in cui non conoscono gli zombie

Zombie, zombie, zombie. Lenti o veloci, stupidi o organizzati, affamati o boccheggianti. Qualunque sia la vostra combinazione preferita, sappiate che c’è un posto, uno soltanto nell’intero universo conosciuto, in cui la gente non ha mai sentito parlare di zombie. E quel posto, signori, sono i film di zombie.

Ora, la consapevolezza, da sempre, è la quarta parete: per entrare nel mondo della finzione è necessario sfondarla. Quindi non mi metterò a stracciarmi le vesti per così poco scandalo. Ma di certo, ottant’anni dopo il primo film sul genere (L’isola degli zombie, con Bela Lugosi) e 43 dopo l’inizio della saga di Romero, fa un certo effetto continuare a vedere film e telefilm in cui l’intera popolazione mondiale osserva basita eserciti di persone con occhiaie e alito da doposbronza, pelle sbrindellata e un considerevole appetito, domandandosi cosa stia succedendo. Ragazzi: sono zombie. Farvi mordere non va bene, spappolargli il cervello è ok.

La sopensione dell’incredulità (sarebbe comunque una grossa, grossa incredulità) potrebbe anche essere una soluzione accettabile, non fosse che – ecco il problema – questa amnesia collettiva, questo scollegamento completo con la realtà, vale solo per gli zombie. Voglio dire: da quanto tempo è che non vi capita di vedere un film in cui qualcuno trova una tizia con due buchi rossi vicino alla carotide e si domanda se non l’abbia punta una formica rossa? L’ultimo serial vampiresco – True Blood – teorizza ad esempio l’esistenza di una società in cui vampiri ed esseri umani vivono nella reciproca conoscenza e tolleranza (più o meno). Mentre nel film Daybreakers (2009) si ipotizza addirittura una società in cui i ruoli sono ribaltati: i vampiri governano e gli esseri umani sono ridotti a riserve di sangue, come in una distopia conseguente al capolavoro di Matheson Io sono leggenda. Insomma: di acqua sotto i ponti ne è passata dai tempi del Nosferatu espressionista, e gli sceneggiatori sembrano essersene accorti.

Con gli zombie, invece, niente: appena si esce dai vari sequel romeriani – in cui l’Apocalisse zombesca è data ormai per assodata -, si deve ricominciare da capo, e tutti riprendono a domandarsi cosa stia succedendo. Nel serial The Walking Dead – in cui non esiste una sola idea che non sia riclata – l’intera umanità è sotto scacco perché non ha saputo reagire alla minaccia. Una minaccia incomprensibile (con tanto di scienziato pazzo chiuso in un bunker a vedere filmini in cerca di spiegazioni).

Il fatto è che lo scollegamento di cui parlavamo prima non riguarda soltanto una porzione di cultura popolare calcificata da decenni, ma persino il vocabolario: “zombie” è una parola che, in modo figurato, ormai si usa con una certa frequenza, e da tempo ha fatto il suo ingresso nei dizionari. Quindi un mondo di fantasia in cui nessuno ha mai sentito parlare di zombie (in cui non esiste la parola) è come un mondo di fantasia in cui nessuno ha mai sentito parlare delle mucche (Sono arrivati gli alieni!! Hanno una campana al collo e producono latte!!!).

Vabè. Perché vi dico questo? Perché ho visto Rammbock, un horror tedesco che dura 64 minuti, e – nel suo piccolo – è assolutamente perfetto. Teorizza un mondo di fantasia in cui nessuno ha consapevolezza degli zombie (“sembra che abbiano una specie di rabbia” dice uno dei due protagonisti con un candore che mi ha fatto imbizzarrire), ma per una volta si capisce anche che – così facendo – intende sventolare bandiera bianca. Ovvero: sappiamo perfettamente che sugli zombie non abbiamo niente di niente di niente di nuovo da dire, ma abbiamo intenzione di dirlo in modo grazioso: mettendoci un po’ di romanticismo, un po’ di disperazione, un po’ di suspance, e un po’ di claustrofobia. Ecco, oggi un film di zombie in cui la gente non conosce gli zombie si può farlo solo così: per 64 minuti. Con tanti saluti a Romero.


11 Risposte per "L’unico posto al mondo in cui non conoscono gli zombie"

  • [MODE Fanboy ON] Secondo me ti mancano un sacco di film di zombie moderni che sugli zombie hanno molto ma molto ma molto da dire. Penso a Pontypool, un film di zombie in cui non si vedono zombie, si svolge tutto nella sede di una radio ed è tutto basato su gente che parla. Oppure Dead Set, la miniserie di Charlie Brooker che è la cosa migliore sugli zombie che sia uscita negli ultimi dieci anni. O vuoi dirmi che Shaun of the Dead non aveva cose nuove da raccontare? O Fido, anche, se ce l’hai presente. E non scarterei così i nuovi Romero: Diary of the Dead è un film molto moderno e molto intelligente, oltre che tecnicamente uno dei migliori di Romero. Insomma, potrei andare avanti all’infinito ma odio Leopardi e tutti i poeti da pelliccia, quindi chiudo qui la mia filippica [MODE Fanboy OFF].
    Scusa, è che gli zombie movie sono LA mia passione cinematografica, per antonomasia. E quindi faccio la suffragetta.

  • (ah, The Walking Dead è tanto brutta – e il suo successo tanto inspiegabile – quanto il fumetto da cui è tratta è bello)

  • giorgio-viaro :

    Shaun of the dead è una bella parodia, Fido una commedia graziosa, Pontypool è un grandissimo film sulla degenerazione del linguaggio ma con gli zombie c’entra praticamente nulla, Diary of the dead e Dead set sono buonini ma dicono cose tanto prevedibili e tanto già dette e pensate altrove

  • giorgio-viaro :

    comunque intendevo che, restando nell’ambito dei film che prendono gli zombie sul serio, quindi escluse commedie e parodie, circolano ben poche idee originali. sembra che le uniche variazioni avvengano nell’ambito del grottesco

  • Adriano Aiello :

    Scatta la top five zombesca:
    Zombi (versione italiana)
    Zombi 2
    La notte dei morti viventi
    Re-Animator
    Dead Set

  • La mia:

    L’alba dei morti viventi (oppure Il giorno, che per me è, per concetto, una sottovalutatissima versione di Alien solo che con gli zombie)
    Re-Animator
    Shaun of the Dead
    Dead Set
    White Zombie

    Credo.

  • Adriano Aiello :

    Il giorno è un grande film, apertamente politico, ma forse un po’ troppo chiacchierato per il mio ricordo. Shaun è molto divertente ma alla fine per me non ha ste grandi cose da dire

  • Sì, è decisamente molto chiacchierato, motivo per cui lo amo: soffro di logorrea e quindi di amore per la logorrea 😀
    Oltretutto, secondo me, è tecnicamente il migliore della prima trilogia di Romero, o almeno quello invecchiato meglio.
    Shaun non ha cose da dire all’interno del genere (forse), ma è talmente bizzarra la commistione tra linguaggio da commedia brit e splatter, e talmente adorabili i personaggi, che non posso fare a meno di indicarlo sempre tra i miei preferiti.
    Poi, oh, io sono uno di quelli che ha amato 28 giorni dopo, quindi magari sono una pecora nera.
    Poi non so, tipo [•REC] rientra nella categoria?
    E poi, ecco, vedi? Mi sono dimenticato Dead Snow, che rivisto un paio di settimane fa si conferma da applausi a scena aperta.
    Ah, che belli gli zombie.

  • fabioguaglione :

    Nessuno ha trovato favoloso Zombieland?

    (ps : 28 giorni dopo meriterebbe molto di più nelle vostre classifiche…)

    (ps2: io di Walking Dead ho letto tutto ciò che è stato pubblicato finora in Italia e lo trovo vicino al capolavoro. Della serie ho solo visto l’altro ieri il pilot della season 1… non mi è affatto dispiaciuto… )

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