Il cacciatore di Troll: mostri giganti dalla Norvegia

Da queste parti si è parlato molto, ultimamente, della possibilità di girare film indipendenti a basso costo ed alta resa spettacolare sfruttando le potenzialità del digitale.
Ebbene, dalla Norvegia arriva un film che sembra confermare questa teoria e che, dopo aver fatto il giro dei festival, ha trovato una distribuzione negli Stati Uniti.

The Troll Hunter racconta di un gruppo di studenti di cinema che si mette sulle tracce di un famoso cacciatore di orsi per realizzare un documentario tutto in presa diretta. Trovano il cacciatore, lo seguono, scoprono che non caccia orsi: caccia Troll (Monstrus Norvegicus). Da qui in poi ci si aspetta che il film diventi un horror o una commedia.

Ebbene, non diventa né l’uno né l’altro. The Troll Hunter – a differenza di esperimenti recenti come The Last Exorcism sui falsi esorcismi o Il Quarto Tipo sulle fobie da rapimento alieno – tenta, nonostante il tema, di mantenere un tono pacato, quasi realista, e agli effettacci gore preferisce il mood della grande avventura di caccia. Tutta la fenomenologia mitologica dei Troll è affrontata con un approccio scientifico/analitico – incarnato dal cacciatore – che non teme il ridicolo: l’uomo spiega con serietà che si tratta di creature che mangiano pietre e cacciano cristiani, di cui riconoscono il sangue dall’odore. Che esposti alla luce solare esplodono o si pietrificano, a seconda dell’età e del tipo di sistema circolatorio. Che hanno escrescenze rigide che sembrano teste, per spaventare i rivali. E che ne esistono numerose specie, diverse per abitudini e dimensioni (Jotne, Dovregubbe, Raglefant, Tusseladd, Harding, Rimtusse, …). Esaurito lo scetticismo in seguito alla prima apparizione, i ragazzi capiscono che il loro documentario rischia di diventare molto più interessante del previsto, e iniziano a seguire il protagonista lungo una serie di paesaggi sempre più brulli, sulle tracce di creature sempre più grandi, mostruose e affamate. Fino a che lo spettatore non si rende conto di trovarsi di fronte a una folle versione nordica di Moby Dick. Perché quegli enormi pali della luce in mezzo al nulla, in realtà, sono una gabbia…

Il film, che è stato invitato perfino al Sundance nella sezione Park City at Midnight, mostra una volta di più l’accorciarsi delle distanze spettacolari tra cinema indie europeo e americano. Una distanza breve ma tanto più ricca quanto più, come in questo caso, valorizza le differenze culturali invece di appiattirle, pescando, con gli stessi strumenti, in immaginari agli antipodi.


2 Risposte per "Il cacciatore di Troll: mostri giganti dalla Norvegia"

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