Biutiful: le ragioni di un flop

I film di Alejandro Gonzales Inarritu mi lasciano sempre un po’ spiazzato. Avendo scoperto che Biutiful, in questo primo weekend di programmazione, è andato maluccio (per usare un eufemismo), mi sono fatto qualche domanda per capire come mai questo spiazzamento stia diventando un problema generale. Ecco le conclusioni a cui sono giunto, esposte nel modo più noioso possibile.

Inarritu è l’autore messicano di Amores Perros, 21 Grammi e Babel, tre melodrammi a più voci, raccontati mettendo sottosopra la sequenza temporale degli eventi. Biutiful è il primo film di Inarritu la cui sceneggiatura non è stata firmata da Guillermo Arriaga (nel frattempo passato alla regia con The Burning Plain). L’unica conseguenza evidente di questa separazione è l’abbandono della struttura a puzzle, ma il tono e i temi del film sono puro Inarritu al 100%.

C’è un uomo in grave crisi spirituale che scopre di avere pochi giorni di vita (come il personaggio di Sean Penn in 21 grammi, o la Cate Blanchett ferita di Babel) e da quel momento in poi prova a rimettere ordine nella sua vita e nei suoi sentimenti. La cognizione del dolore come strumento per ripensare se stessi e il mondo che ci circonda, quando la morte è imminente e il ripensamento non può più essere rimandato.

Inarritu ama raccontare la miseria e le miserie umane. La Barcellona di Biutiful è una città grigia e disperata, fatta di sottoscala stipati di lavoratori clandestini, di cupe processioni funebri che percorrono i vicoli retroportuali, di immigrati senza permesso di soggiorno sistematicamente sfruttati, per regola di convivenza e convenienza. Ogni cosa è respingente e sconnessa, compreso l’amore, contaminato dalla depressione, incarnato da personaggi bolsi o sfigurati, rappresentato in quadretti domestici disgustosi (la scena del gelato). L’unico legame puro che sembra sopravvivere è quello tra padri e figli, che apre e chiude il film, e nel mezzo regala i momenti più toccanti, mentre le madri sono sconosciute o gravemente nevrotiche.

La domanda è: cosa ce ne facciamo di un film del genere? La risposta mi sembra ostica (o ovvia, dipende dal punto di vista). Non siamo di fronte a un vero spaccato realista, non è cinema politico, e le parentesi horror (le anime dei defunti che compaiono attaccate al soffitto), che sono probabilmente la cosa più suggestiva, sono anche l’elemento più estraneo al contesto.

Resta, dovrebbe restare, la traccia di un’emozione. Ma c’è talmente tanta miseria in questo angolo di mondo e di pensiero, che prima di ritrovarla si rischia di dover spostare troppo peso.
In un paese in cui vincono sempre e soltanto le commedie (televisive), era difficile pensare ad un esito diverso. Ma anche altrove, temo non andrà molto meglio.


2 Risposte per "Biutiful: le ragioni di un flop"

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