10 Mag
2018
Ha gli occhiali da vista infilati nel colletto della polo, sottili, un poco storti, come tutto il resto: il naso, il mento, le palpebre a mezz’asta. Un corpo ingombrante e allenato, ciondolante o minaccioso a seconda del vigore che ci mette, la sua assicurazione per ruoli opposti. Non ha mai vissuto negli Stati Uniti - «Sei mesi al massimo, per un film» - e infatti ogni tanto inciampa sull’inglese, come quando vuole dire “hunger”, cioè fame, ma ha paura di aver detto “anger”, cioè rabbia...
Comincio con un elenco, passateci sopra gli occhi per qualche secondo. Asghar Farhadi, Matteo Garrone, Alice Rohrwacher, Stéphane Brizé, Jean-Luc Godard, Ryusuke Hamaguchi, Christophe Honoré, Eva Husson, Jia Zhang-Ke, Kore-Eda Hirokazu, Nadine Labaki, Lee Chang-Dong, Spike Lee, David Robert Mitchell, Jafar Panahi, Pawel Pawlikowski, A.B Shawky, Kirill Serebrennikov. Se non siete cinefili di professione, e magari con un background universitario, sarete almeno sorpresi nel sapere che si tratta dell’elenco dei registi in concorso a Cannes 2018 (qui tutto il programma)...
Premessa: Annientamento è da ieri disponibile su Netflix. Si tratta di un film di fantascienza incentrato sulla spedizione di quattro scienziate e una militare in un territorio contaminato da una minaccia ambientale di origine aliena, che muta le forme di flora e fauna e agisce anche sugli esseri umani. Una di loro è la moglie di un altro soldato che ha partecipato alla spedizione precedente ed è tornato malato e incapace di esprimere emozioni...
Tutto come previsto, o quasi, agli Oscar 2018 (qui l'elenco completo dei premiati). La sorpresa di serata è stato l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale finito a Jordan Peele per Get Out - Scappa, una scelta che premia l’efficacia dell’idea alla base del film, preferendola all’intreccio poderoso e ai dialoghi teatrali dei Tre Manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh. Discutibile ma lecito, e forse nemmeno sbagliato...
Due anni fa stavo intervistando Woody Allen durante una roundtable. Era a Cannes per Irrational Man, e finimmo a parlare della serie tv che Amazon gli aveva commissionato e che poi sarebbe uscita con il titolo di Crisis in Six Scene. Disse: «Oh mio Dio, questa cosa della tv è un incubo, va avanti da due anni. Amazon è venuta da me e me lo ha chiesto, ma ho detto di no, non seguo le serie tv, la sera esco a mangiare, poi guardo il basket e alla fine ho sonno...
  Come ogni anno, ricordo velocemente le regole con cui è stilata questa TOP 30. 1) Non si tratta dei film usciti in Italia nel 2017, ma dei film che hanno debuttato nel mondo (in sala o nei Festival) nel corso dell'anno. Questo perché la classifica vorrebbe essere uno stimolo a recuperare il meglio di quanto già passato nei cinema, ma anche un modo per incuriosirvi riguardo ai titoli in uscita nei prossimi mesi...
Se il 2016 è stato per tante ragioni - dalla fine della presidenza Obama al film-fenomeno Moonlight, passando per gli straordinari documentari I'm Not Your Negro e 13th, ma senza dimenticare il caso Nate Parker - l'anno della questione razziale, il 2017 ha visto tornare al centro del dibattito culturale e politico la questione femminile. La morte di Hugh Hefner, lo scandalo Weinstein e l'uscita di un gran numero di splendide serie TV capaci di toccare il tema da prospettive differenti (da Big Little Lies a Feud, passando per I Love Dick e Glow) sono sul taccuino di qualsiasi osservatore, eppure non c'è ancora un film che venga celebrato come simbolo di questa particolare congiuntura sociale e mediatica...
Giusto un pensiero per Paolo Villaggio. Al netto di tutte le commemorazioni già comparse in rete e delle maratone fantozziane che i canali televisivi proporranno in questi giorni, rimane e rimarrà a lungo la nostalgia per un personaggio inclassificabile, per un intellettuale irresistibile e per un artista immenso, con un posto nell'Olimpo della comicità accanto ai più grandi attori-autori di ogni epoca - Charlie Chaplin, Buster Keaton, Totò e pochi altri...
Se bazzicate i social network saprete che quest’anno a Cannes non tutto è andato liscio, anzi: sono già successe parecchie cose che dimostrano come la macchina organizzativa del Festival, dopo tanti anni, avrebbe bisogno di una messa a punto. Vediamo un po’. 1) La gestione delle file. Sulle polemiche che scoppiano ogni anno a causa delle priorità diverse per i badge di colore diverso, c’è poco da dire: è una seccatura inevitabile in un momento storico in cui il web ha consentito che praticamente chiunque possa mettere in piedi un sito di informazione e critica, e ottenere un accredito...
Mi pare che ci sia da aggiungere un elemento alla querelle Cannes / Netflix, che ieri è stata rilanciata dal bizzarro intervento di Pedro Almodovar in conferenza stampa (con che coraggio affermare che i film direttamente destinati allo streaming vanno penalizzati quando nel concorso che stai per giudicare ce ne sono ben due?) e da quello cerchiobottista di Will Smith (il cui nuovo film, Bright, uscirà a fine anno proprio su Netflix…)...