Avengers: Age of Ultron. Che delusione, Joss Whedon

Spoiler alert!

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Mi aspettavo di più, molto di più da Avengers: Age of Ultron. Mi aspettavo un film superiore al primo Vendicatori; un film più coraggioso, più oscuro (e a modo suo, in parte, lo è stato) e mi aspettavo sicuramente un film più fedele alla trama del fumetto.

Intendiamoci: sapevo che Ultron non sarebbe stato creato, come negli albi della Casa delle Idee, da Herny Pym. I Marvel Studios sono stati piuttosto chiari su questo fin dall’inizio.

No, quello che mi aspettavo da Joss Whedon e dai suoi era un film diverso: un film incentrato sì sulla figura di Ultron, ma non così. Un film più intimo, più combattuto, in cui i Vendicatori non sarebbero stati messi alla prova (di nuovo) ma in cui avrebbero rischiato la vita e avrebbero affrontato, per la prima volta, i loro limiti. Le loro paure (qui presentate sotto forma di guizzi onirici).

Dopo la vittoria di New York, ci sarebbe stato questo pericolo. Troppa sicurezza in sé stessi. Whedon, però, ha dovuto fare i conti non solo con Iron Man 3 ma pure con Captain America: The Winter Soldier. E quindi ha dovuto spostare l’attenzione sullo SHIELD, disfatto, sull’Hydra e su un Tony Stark in bilico. Quasi terrorizzato. E Ultron nasce proprio da questo, nel film: dal desiderio di Iron Man di creare un’armatura “per l’umanità”, un buttafuori capace di bloccare l’ospite indesiderato (gli alieni?) sulla soglia di casa, non dopo che è entrato nel salotto e ha rubato l’argenteria della nonna.

Joss Whedon ha fatto quello che ha potuto con quello che aveva: è vero. Ha dato spessore anche ai personaggi secondari, ha creato (dal nulla?) una storia d’amore tra Vedova Nera e Hulk; ha fatto diventare Occhio di Falco il marito perfetto, l’agente sotto copertura con la doppia vita. Andando contro – questo non mi è piaciuto – il racconto dei fumetti. Perché Occhio di Falco nasce come un uomo problematico – un uomo dal triste passato, incapace di rimanere con la stessa donna per troppo tempo (diversi matrimoni falliti alle spalle, tra cui anche uno con la stesa Vedova Nera). Vanno bene l’ironia e l’approccio “umano” (e a tratti umanizzante) del personaggio, ma non vanno bene la famiglia felice e i figli.

Una vicenda epocale come la lotta contro Ultron andava estesa, allargata: la lotta doveva farsi di città in città, ovunque. Uomini e donne dovevano morire. Proprio perché l’idea di Ultron (almeno quella originale, fumetti alla mano) è quella di distruggere la razza umana per ottenere la pace.

Certo, il film funziona. È un perfetto cinecomic. Ma dall’uomo che ci ha dato il primo Vendicatori mi sarei aspettato decisamente di più. Come una maestra si aspetta di più dal primo della classe. Whedon mette le basi per Infinity Wars (finalmente vediamo tutte le Gemme, e anche Thanos con la faccia di Josh Brolin) ma ignora Civil War. Chiude con una stretta di mano il rapporto tra Tony Stark e Cap America quando, più di una volta, ha avuto l’occasione per distorcerlo profondamente – e quasi irrimediabilmente.

Hulk, come ha scritto anche Gabriele Niola, si conferma come il suo personaggio preferito e quindi diventa protagonista degli spezzoni più interessanti del film (alla fine, chissà perché, scompare per poi riapparire, quasi dal nulla, accanto ai Vendicatori riuniti. Perfetto invece il finale: apertissimo a un incontro con i Guardiani della Galassia).

Non mi sono piaciuti i suoi gemelli Maximoff; non mi è piaciuto come ha liquidato (sì, letteralmente) Quicksilver. Ho apprezzato invece Vision. Ho apprezzato Thor. Non Nick Fury e il suo ritorno (è un personaggio molto più oscuro e controverso di così, e nel primo Vendicatori l’ha dimostrato più volte). Ma soprattutto non ho apprezzato Ultron: la macchina-uomo, l’intelligenza artificiale, il suo bisogno freudiano di uccidere – e allontanarsi – dal padre, aka Tony Stark.

Mi aspettavo qualcosa di più anche su Iron Man: mi aspettavo Extremis, mi aspettavo novità; non mi aspettavo l’Hulkbuster che viene ribattezzato Veronica (mi ha fatto ridere, sì, ma solo la prima volta che l’ho sentita nominare. Alla seconda, già storcevo il naso).

Joss Whedon si è trovato con le mani legate. Ha dovuto pensare al futuro e tenere d’occhio il passato; non ha potuto, come nel primo film, agire liberamente (e fare tutto quello che gli passava per la testa). Age of Ultron è un film di passaggio quando poteva essere un film di rottura e di rilancio.

Avrà deciso di mollare per questo, Whedon. Non solo per dare “più spazio ai giovani”, come ha dichiarato. Ma anche, forse, per ritornare ad avere le mani libere. Onestamente? Mi aspetto di sentire da un momento all’altro l’annuncio che sarà lui a dirigere il nuovo Spider-Man.


Un commento a "Avengers: Age of Ultron. Che delusione, Joss Whedon"

  • il_gege :

    Sono d’accordo, a metà, su questa lettura.
    Personalmente trovo il film “giusto”. Ha un buon equilibrio tra lo spettatore che va al cinema giusto per passare 2 ore (ovvero lo spettatore medio), e chi, come me, segue costantemente il MCU (film, serie, etc).
    Diciamo che queste persone rimarranno per certi punti delusi da questo film. Io stesso non l’ho trovato tanto coinvolgente quanto il primo, anche se ho adorato dal primo secondo all’ultimo titolo di coda. Traspare la forse poca voglia di Whedon nell’averlo fatto (mia personale idea; non puoi fare una scena mid-credit scene – punto forte dei film Marvel – così poco incisiva: ha solo un rimando a qualcosa di già conosciuto).
    Altri punti da sbrogliare: il giusto peso alle caratterizzazioni dei personaggi, bilanciata tra chi ha già dato (Tony Stark e Steve Rogers) e chi è stato in ombra (Occhio di Falco, Hulk).
    New entry ottime, soprattutto Scarlett: Quicksilver viene introdotto solo per dare un tono alla sorella, quindi non mi meraviglio della sua (forse prematura) dipartita, si poteva sfruttare un po’ di più; Visione un po’ troppo artefatto ma comunque amalgamato perfettamente. Ultron relativamente poco curato, sembra un bambino che vuole giocare a fare il cattivissimo, ma rimanendo un bambino (vedi, qualche battuta di troppo).
    Le basi per i prossimi film sono ottime, soprattutto per CivilWar, che l’autore non vede; basti notare: i continui conflitti tra Steve e Tony (seppure a volte, ridotti a semplici battute), la scena dell’entrate nel film di Visione (in cui c’è una quasi netta suddivisione di fazioni), la scena finale in cui Steve si mette ad allenare i nuovi Avengers, la voglia di capeggiare altri di Tony. Tra tutti, è forse il riferimento più ampio e chiaro su quello che sarà poi nel MCU; su altri personaggi, prendiamo nota delle visioni di Thor che porteranno al Ragnarok (prossimo film in cui, secondo me, ritroveremo Thanos), quello che succederà poi a Bruce Banner (a parer mio, lo rivedremo in Inhumans, anziché in GotG#2), tutto ciò che succederà in Wakanda (Serkis breve ma efficacissimo).
    Su quello che sarà il futuro di Whedon non lo so, rimarrà, uno “showrunner” delle retrovie per il MCU, senza metterci troppo le mani in pasta.
    Però, ora mi riferisco all’autore. mi hai dato un’idea. Stando alle ultime dichiarazioni di Whedon, la versione di AntMan di Wright era uno degli script migliori del MCU, possibile che non sarà lui il regista di SpiderMan? Potrebbe essere un’idea strana, ma mi solletica parecchio.

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