La DC ritira la cover di Bat-girl di Albuquerque. E torna lo spettro della censura

Dopo la polemica per la Spider-Woman di Milo Manara, il passo indietro della casa editrice del Cavaliere Oscuro

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È la seconda volta che la cover di un fumetto viene ritirata per le critiche dei lettori.

La prima volta è toccato alla Spider-Woman disegnata da Milo Manara: confezionata per il rilancio del personaggio, è stata tacciata – e quindi censurata – per la posizione, per il costume e per la presunta rappresentazione sessista della donna. (Che anche Spider-man, in più di una cover, fosse apparso nella stessa posizione, con lo stesso vestito “attillato”, non è passato per la testa a nessuno).

Ora tocca alla Bat-Girl di Rafael Albuquerque, disegnata per la variant (cioè alternativa) cover del numero 41.

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Sfondo nero, il Joker che tiene un braccio attorno alle spalle di Barbara Gordon, una pistola che penzola nel vuoto, e due sorrisi: uno marcato, chiaro, del Joker e l’altro incerto, disegnato e terrorizzato della supereroina.

Ad alcuni fan questa cover non è piaciuta. Ed è stata ritirata dalla DC Comics*. Il chiarissimo omaggio a The Killing Joke, uno degli albi più famosi e amati della DC, è stato – così com’è successo all’omaggio che Manara ha fatto, a suo tempo, a Spider-man – semplicemente ignorato. Oppure, cosa non del tutto assurda, non colto. (Chi critica, molto spesso, non sa).

E ancora una volta torniamo alla spinosa questione della censura: di quello che si può e non si può pubblicare. Del pensiero di qualcuno che, grazie ai social, diventa dominante, e che riesce a costringere una casa editrice a ritirare un suo prodotto. Al rispetto per l’autore, in questo caso Albuquerque, nessuno ci pensa. E nemmeno al rispetto per gli altri lettori: quelli che hanno colto la citazione a Killing Joke, e che non disprezzano una cover così dark, così intensa, una volta tanto.

La donna e il suo ruolo non c’entrano niente. Questa è finzione. Pura e semplice. E nella finzione, prendono forma le cose più tremende. Non solo nel fumetto, ma al cinema, in televisione, nella letteratura. È così da sempre ed è così che, si spera, continuerà ad essere.

Questa non è una presa di posizione giustificabile o giustificata. Non lo è nemmeno il passo indietro fatto dalla DC, che avrebbe dovuto, nonostante tutto, pubblicare la cover commissionata. (Come la Marvel Comics avrebbe dovuto pubblicare quella di Manara.)

La donna non ne esce sconfitta. Non ne esce martoriata, cambiate, umiliata.

Una cover del genere è finzione: è l’opera di un uomo. E in essa, vi si possono ritrovare tantissimi significati. Anche quello dell’esperienza sconvolgente dell’evidenza: quando una cosa ti viene messa sotto gli occhi è difficile negarla.

Di questo passo, più che medicina a un male, il femminismo – quello viscerale, nonsense; quello della censura, quello che si maschera da giustizia e che invece è solo giustizialismo – rischia di diventare male di se stesso, e di radicalizzare più che alleggerire alcune posizioni.

*Il ritiro della cover è stato richiesto dallo stesso Albuquerque dopo le minacce di morte rivolte ai primi detrattori.


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