Hawkeye di Aja e Fraction: la miglior serie a fumetti della Marvel Comics

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Ci vuole coraggio per rivoluzionare un fumetto come hanno fatto David Aja e Matt Fraction. Ci vuole coraggio, certo, e soprattutto ci vuole talento. Perché rendere un personaggio come Occhio di Falco, sempre secondario e abbozzato nelle trame dei Vendicatori, un protagonista senza rivali è – diciamolo pure – un’impresa. Non impossibile, ma decisamente difficile. Fraction alla sceneggiatura e Aja, il talentuoso, l’incredibile Aja, al disegno ce l’hanno fatta. Hanno preso Hawkeye e ne hanno fatto qualcosa di più di un semplice, e quasi banale, supereroe: l’hanno reso umano. Con le sue ferite, i suoi fallimenti, la sua fragilità.

Clint Barton non ha superpoteri. Sicuramente non è intelligente quanto Tony Stark e non è forte quanto Captain America. Per lui, essere un Vendicatore è quasi un sogno che si realizza: poter combattere insieme a Thor, a Hulk, poter dire di essere amico di Spider-Man, è qualcosa che lo entusiasma. Quasi, e quest’è l’impressione che si ha per tutto il tempo, fosse un fan che ha vinto alla lotteria e ora può passare un giorno intero con degli eroi. Dei veri, pure questo va precisato, eroi.

Perché Barton non è né super, né così “eroico”. È semplicemente se stesso: un agente, un ottimo combattente, un superbo arciere. Ha problemi con le donne, quando combatte non è detto che vinca sempre, e ha un rapporto difficile con i suoi vicini (e la mafia russa). Non è detto che ce la farà. Anzi, sono più le volte in cui cade sconfitto (o viene salvato da un collega vendicatore) che quelle in cui riesce veramente a fare qualcosa.

Nella visione di Fraction e di Aja, Occhio di Falco diventa così il più umano degli eroi. Il più amichevole, il più realistico, il più vero. Ma la rivoluzione non si ferma alla sola riscrittura del personaggio; va oltre. Arriva fino ai disegni, alle tavole concepite e studiate da Aja: i tratti si inspessiscono, i movimenti si irrigidiscono e sembra quasi di vedere un film al rallentatore: frame dopo frame, magari anche con qualche pezzo di pellicola tagliato e saltato. Ogni cosa ha il suo posto. L’unica regola è: niente è impossibile. Una storia raccontata dal punto di vista di un cane, quindi niente parole o spiegazioni (#6). O anche, perché no, con il linguaggio dei segni (#11). Aja non si ferma mai. E nella pulizia del suo disegno, nella rivoluzione delle immagini, Clint Burton diventa prima un coinquilino qualsiasi, con la sola “particolarità” di essere un vendicatore; poi un ex-marito, il proprietario di un cane; il vicino (non) ideale, e l’americano modello.

Di tutte le serie Marvel, questa è forse la migliore (dico forse perché sul piatto va messo anche Vedova Nera, di Nathan Edmondson e Phil Noto, più recente, che attinge a piene mani dall’eredità di Hawkeye). E per capirlo basta poco: appena la prima pagina del primo numero, con Occhio di Falco che sta precipitando nel vuoto e l’unica, significativa battuta che dice: “Okay… qui si mette male”.

Se non l’avete ancora letta, leggetela. Se l’avete già letta, risfogliatela: ogni volta è una nuova scoperta, e i disegni di Aja sono quanto di meglio ci sia sul mercato adesso.


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