Io sono io. Non Charlie

jesuischarlie4

Stamattina mi sono svegliato circondato da strisce e da ricordi; mi sono svegliato in un mondo diverso, un po’ più sensibile, un po’ meno gentile, e in cui i vignettisti si sono uniti, disegnatori e fumettisti; in cui la tragedia di ieri alla redazione di Charlie Hebdo, un terribile attentato in cui hanno perso la vita 12 persone e ne sono state ferite altre 11, rappresenta un duro attacco alla libertà.

Sto leggendo, sfogliando, cliccando. Mi sto commuovendo davanti a tantissimi disegni e strisce, davanti alla satira che torna padrona, e davanti alle piccole grandi opere d’arte che tanti autori, in tutto il mondo, stanno portando alla luce.

Stamattina, come dicevo, mi sono svegliato salutato da tante strisce e in particolare da una, quella di Leo Ortolani. Un Rat-Man a matita regge una bandiera francese, blu e rosso a pastello, con una scritta nero su bianco: Je suis Charlie. Io sono Charlie.

jesuischarlie_ortolani

Je suis Charlie, Leo Ortolani

Da Ortolani torno indietro fino a ieri sera, fino ai disegni di Vauro, di Roberto Recchioni, di Giacomo Bevilacqua; di Jean Julien, che venerdì andrà in prima su Internazionale; di Ruben L. Oppenheimer, simile alla vignetta di Geluck e a quella della nostra Fran, su fanpage.it. Torno al disegno di Gipi, semplice, essenziale, evocativo.

gipi_jesuischarlie

Je suis Charlie, Gipi

Je suis Charlie, scrivono tutti. E c’è anche un hashtag, sui social, che riunisce le frasi, il cordoglio, la rabbia e la paura. Je suis Charlie, ci ostiniamo a ripetere. Dimenticando che fino a qualche giorno fa di Charlie Hebdo ne sapevamo poco, giusto quel tanto che bastava per via delle sue copertine scandalo, delle sue vignette senza età, del suo continuo, perenne prendere in giro le religioni e i religiosi. Tutti, indifferentemente, come Sua Signoria Satira comanda.

Su Best Movie, su Dentro le nuvole, non possiamo e non vogliamo parlare “seriamente” di una tragedia come quella di Charlie Hebdo; non ne abbiamo né la conoscenza, né poi vogliamo perdere di vista qual è la nostra missione: informare quante più persone possibili, i nostri lettori, delle novità del mondo del fumetto. Che è quello che proviamo a fare anche oggi: risvegliandoci in un mondo pieno di strisce e di solidarietà, è il momento di scoperchiare un vaso di Pandora rimasto per troppo tempo nascosto e tappato; un vaso di Pandora in cui la satira e i vignettisti sono stati (gli unici?) vessilli di una libertà di espressione che latita.

Anche noi, su Best Movie, abbiamo il nostro vignettista. Zerocalcare ogni mese ci fa ridere con le sue strisce. Fa satira sui film e le serie tv, Zero. Ma fuori da queste pagine va anche oltre, e la sua satira – che non è niente di più della messa a nudo dell’ovvio – genera pensieri diversi, positivi o negativi, più o meno condivisibili.

La forza del medium fumetto è questa: la sua schiettezza. La capacità che ha di sintetizzare, contrariamente alla scrittura, un fatto o una storia. In un disegno, ci sono mille parole. In un disegno e una vignetta, una vita intera, una filosofia, un pensiero, una teoria. Il fumetto è il punto di contatto tra le arti visive e la letteratura. È un mezzo così forte, così importante, che è un peccato riscoprirlo solo in queste occasioni – in queste terribili occasioni.

Com’è un peccato riscoprire oggi Georges Wolinski, uno dei vignettisti uccisi, e la sua opera.

Wolinski era venuto anche in Italia, al Napoli COMICON nel 2010, come ricorda la pagina ufficiale del festival; e in queste ore rivive nei messaggi di Tito Faraci e degli altri suoi colleghi, messaggi commossi e tremendi per la loro schiettezza e la loro onestà.

Charlie Wolinski, come scrive Tonio Troiani su Fumettologica questa mattina, era un francese tunisino, di origini italiane da parte di madre. Vignettista di fama nazionale (ha scritto sui maggiori giornali francesi, di cui è stato anche caporedattore) e internazionale, era una delle colonne portanti di Charlie Hebdo; fu uno dei promotori della sua rinascita negli anni ’90. Era uno che “dava pane al pane e vino al vino”; uno che rideva di tutto, rideva di quanto gli esseri umani siano ridicoli, di quanto certe situazioni, che a prima vista appaiono così tremende, siano invece assurde, esilaranti, da spanciarsi dalle risate. La sua matita era più pericolosa del proiettile che l’ha ucciso, e stamattina lo ricordiamo anche e soprattutto per questo.

Non siamo tutti Charlie. Io almeno non lo sono. Ma sicuramente oggi siamo tutti più poveri, ora che abbiamo perso quattro voci imponenti del fumetto.

Oggi non siamo tutti Charlie, ma siamo tutti più ridicoli e decisamente meno divertenti. Siamo tutti più noi stessi.


Per inserire un commento devi essere registrato a Best Movie. Effettua il login

Se non sei registrato clicca qui registrati