Volete ricordare Pino Daniele? Guardate i film di Massimo Troisi

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Pantaloni corti, beige, una felpa nera, cerniera e rifiniture bianche, una cuffia grande calcata sulla testa e le orecchie e i capelli tirati all’indietro. Massimo Troisi è seduto su una poltrona, di fronte a Pino Daniele. Il cantautore l’ha chiamato; gli ha detto che gli doveva far sentire una cosa. E Troisi è corso. Sono sul set di Pensavo fosse amore, invece era un calesse. Ora si guardano. Troisi sorride, fa qualche battuta, dice “non sento niente”. Poi capitola: “mi dispiace per voi, ma è troppo bella”. E Daniele ride – ride di gusto, com’era difficile che accadesse.

Siamo a cavallo tra il 1990 e il 1991 e la canzone che Troisi ascolta è Quando. Sarà il brano principale, con il suo ritmo e la sua musica, della colonna sonora del suo nuovo film.

Il video, che in queste ore sta impazzando sui social network e che fa parte del documentario di Anna Praderio, riprende poco dopo, con Daniele che imbraccia una chitarra e improvvisa alcuni versi della canzone, e Troisi che gli dà qualche consiglio. La telecamera che li riprende passa in secondo piano. Per un momento, i due sembrano veramente soli – parlano, si sussurrano cose; Daniele cambia accordi e Troisi si fa più avanti, abbandonando lo schienale della poltrona e puntellandosi un gomito sul ginocchio. Si affaccia in avanti, guarda Daniele e le sue mani – ed è serio.

Quella tra Pino Daniele e Massimo Troisi è stata forse una delle amicizie più famose e più belle del mondo dello spettacolo italiano. Perché i due si conoscevamo veramente e si volevano bene. Massimo Troisi ci scherzava, lo faceva di continuo, anche quando fu ospite insieme a Daniele da Gianni Minà: “la felicità? Essere amici di Pino Daniele”.

Sempre Troisi diceva che se un faceva film era per le canzoni di Pino Daniele, non il contrario. Il suo piacere era quello. Dare un volto, uno sfondo, una storia a canzoni bellissime.

Ora che Pino Daniele è morto, una notizia tremenda diffusa questa notte, tra le 2 e le 3, c’è questa corsa al ricordo. Questa costante e quasi avvilente condivisione di canzoni. Ci sono quelli che, veramente innamorati di Pino Daniele, lo fanno perché non possono fare altro. E ci sono quelli che invece lo fanno “perché si fa”.

Il punto è: ognuno ha il diritto di ricordare, di riascoltare, di condividere, di mandare e di rimandare, di cantare, abbozzare, stonare e immaginare. Perché certe cose si capiscono solo quando si ricordano, quando veniamo quasi costretti a riviverle.

Ma se volete davvero ricordare Pino Daniele, guardate i film di Massimo Troisi. Perché quei film, senza la sua musica, non sarebbero stati la stessa cosa. Daniele aveva la capacità di amplificare le sensazioni e i sentimenti che Troisi voleva raccontare. Un pizzico di corda di chitarra di Daniele era come una battuta di Troisi, e una battuta di Troisi era come una canzone, una sciorinata di pensieri e note di Daniele.

Ricomincio da tre, Le vie del signore sono finite, Pensavo fosse amore, invece era un calesse: riguardateli uno per uno, con calma. Ridete delle battute e delle situazioni di Troisi, appassionatevi come fosse la prima volta alle colonne sonore firmate e musicate da Pino Daniele, e poi pensateci su. Riflettete. Perché quello dei ricordi è l’omaggio più bello che si possa fare. E se si ricorda ridendo, c’è ancora più gusto. Per noi, che ricordiamo, e per Pino Daniele in questo caso che viene ricordato.


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