Insieme per il Cinema America

Uno che scrive di cinema – ho letto da qualche parte – non dovrebbe scrivere anche di politica. Ma (buon) cinema significa, certe volte, fare anche (buona) politica. E quindi come tenere separate queste due cose e non prendere una posizione su quello che sta succedendo?

cinemaamerica

Il Cinema America lo conosci anche se non sei di Roma. Lo conosci perché, in questi mesi, i ragazzi e le ragazze che l’hanno occupato hanno tirato su una bella rassegna, hanno proiettato film d’interesse; hanno partecipato attivamente al processo culturale del “fare cinema”, non limitandosi quindi a fare da esercenti – ma entrando di diritto negli ingranaggi della Settima Arte.

Sì, lo so: quella di fare cultura (anche attraverso il cinema) è una storia complicata. Specie in un paese come l’Italia, dove ancora si fa fatica a capire quanto essa corrisponda a ricchezza. Specie in un paese come il nostro che annaspa nel tentativo di adattarsi al “nuovo mondo”, al nuovo modo di fare cose, al nuovo modo di stare con le persone – un paese vecchio, poco social, forte più di quello che ha (e che lascia marcire) che di quello che potrebbe avere. E ti accorgi di queste cose se pensi a quello che sta succedendo al Cinema America. Prima occupato, ora sgomberato. E questo a pochi giorni dal vincolo artistico, che avrebbe tutelato i ragazzi e le ragazze che lo stavano gestendo.

In tantissimi, da Paolo Sorrentino a Elio Germano, che da Venezia è subito tornato nella capitale, si stanno spendendo a favore dell’America. E ora è partita una nuova iniziativa: compriamolo. Sì, noi, la comunità. Compriamolo e utilizziamolo insieme per fare cultura. Per fare quello che, dopotutto, già faceva. Non puoi semplicemente sciorinare le iniziative, le ore, i nomi; fare una lista senza né capo e né coda e prentendere che poi, alla fine, la gente ti dia ragione. È giusto: il cinema America non era solo questo. Non era solo un cinema, un centro di cultura e di raccolta, un posto dove mettere al primo posto la qualità, i film, il Cinema (inteso come arte e non come struttura fisica). Il cinema America era un buon esempio di gestione comune. Come il Teatro Valle.

Da nord a sud, pare ci sia una corsa – dei privati e delle amministrazioni – a riappropriarsi di tutti gli immobili occupati. E così è stato anche a Roma: il cinema America è stato sgomberato per fare posto ad appartamenti – come se non ce ne fossero già abbastanza a Roma – per studenti.

Inutile girarci attorno. Siamo davanti all’ennesima occasione mancata di un modo di fare politica e di fare imprenditoria e soprattutto di stare insieme. È ovvio: chi è proprietario di una cosa deve poterne usufruire come meglio crede e quando meglio crede. Senza vincoli. Ma un cinema che diventa casa (nel senso più povero e stretto del termine), in un posto già pieno di case, è veramente necessario? E soprattutto: è veramente necessario dopo anni di immobilità, fisica e ideologica, da parte di un proprietario che solo ora, con la LUISS a Trastevere, torna a urlare i suoi diritti?

Dopo Elio Germano, al cinema America è arrivato anche Paolo Virzì. Una comunità intera, di artisti e di persone, di ragazzi e di uomini e donne di cultura, si è riunita. È il momento che il comune apra ad una trattativa, s’è detto; una trattativa che riporti il cinema in mano al pubblico, per una gestione condivisa e della gente. Per tutti, non per il singolo. Per la cultura e non per il profitto – puro e semplice.

Io sto con il Cinema America. E voi?


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