Doppiaggio contro lingua originale: chi ha ragione?

Dopo l’ennesimo attacco contro di lui, Gabriele Muccino spiega con un post su facebook perché, secondo lui, il doppiaggio non è utile. Anzi, nella fruizione del film, dannoso. Ma è veramente così?

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Da una parte, isolato dai doppiatori, abbiamo Gabriele Muccino che – a ragione – sottolineò, quando il film uscì in sala, come fosse difficile ridoppiare (e ricreare la sua voce) Scarlett Johansson in Her di Spike Jonze. Dall’altra, ci sono Pino Insegno e i doppiatori, storici o non, che si sono sentiti punti nel vivo dalle critiche del regista. Il doppiaggio serve. Il doppiaggio migliora. Il doppiaggio ha permesso a generazioni e generazioni di italiani di conoscere una cosa stupenda come il cinema straniero. È vero, ma fino a un certo punto. Una volta c’erano registi del doppiaggio che sapevano cosa chiedere e come chiederlo ai propri doppiatori. C’era un rispetto profondo, intimo, per l’interpretazione dell’attore originale, che diventava l’unica cosa da tenere sempre presente. Dovevi imitarlo, e imitarlo perfettamente, senza snaturarlo. Se lo facevi, sbagliavi. E se sbagliavi, almeno una volta, c’era chi – il regista al doppiaggio appunto – ti riprendeva. Oggi no. Oggi, la figura professionale del direttore di doppiaggio è scomparsa. O se c’è, è affidata a chi, per mancanza di carisma o di esperienza, non sa rivestirla.

Pino Insegno ed altri doppiatori come Luca Ward sanno – perché ne hanno l’esperienza – come “imitare” (perché tutto, alla fine, si riassume in questo: imitare) l’attore che vanno a doppiare. E sanno tenere fede, più o meno, alla sua interpretazione originale. Lo sanno loro, una minoranza. Non tutti gli altri che tendono a confondere pause con sospiri, a inserire momenti che non ci sono nelle battute originali per ottenere tempi, spazi, una sincronizzazione (del labbiale e del suono) migliore. Senza poi considerare che oggi, causa mercato e incassi in crisi, si tende ad assumere “star” per doppiare altre star (di tutt’altra elevatura, va detto) per attirare pubblico. Che sì, alla fine ci va al cinema. Ma che perde un buon 50% (e non 40%, come generosamente dice Muccino) dell’esperienza filmica.

Insegno, nel rispondere a Muccino, offende. E anche in questo sbaglia. Perché perde di vista il topic principale: il doppiaggio, oggi, serve veramente?

È difficile rispondere a questa domanda. Difficile, soprattutto, rispondere in modo assoluto (perché la ragione, se c’è, non sta da nessuna parte in modo netto e definito). Però credo che prendere la parole di Giancarlo Giannini, attore e doppiatore storico, sia la cosa migliore. Giannini dice che «il doppiaggio è una mostruosità». E lo è perché ad una voce se ne sostituisce un’altra, che perde la naturalezza originale e punta tutto sulla tecnica. Che sì, serve ma che non è così fondamentale come qualcuno potrebbe pensare. Lo dice Giannini, voce di Al Pacino.

Un attore, quando recita, per quanto possa fingere con la sua espressività, è “naturale” con la sua voce. Perché è sua. Un doppiatore, costretto al leggìo, è insensibile. Finge. Cosa che il pubblico pagante, sinceramente, non merita.

Siamo arrivati alla fine di un’era, e di questo bisognerebbe prendere atto. Il doppiaggio non è più tra le priorità del pubblico, che anche quando si tratta di serie tv e di film per la televisione (se stranieri) preferisce vederli in lingua originale con i sottotitoli. È il mondo, molto semplicemente, che sta cambiando. E insieme ad esso, anche lo stesso pubblico. Il pubblico che ora passa molto più tempo su internet, che conosce e parla con persone anche oltre confine; che può provare l’esperienza della lingua originale e capire – capire veramente – che cosa, nel doppiaggio, perda. Quella di Insegno e dei suoi colleghi è – mi dispiace dirlo – una battaglia persa. Una crociata contro i mulini a vento. Una categoria, oramai in estinzione, contro il futuro.

Diamo a Cesare quel che è di Cesare, come si dice. E quindi diamo tutti i suoi meriti al doppiaggio. Ma non andiamo oltre. Perché oltre, molto semplicemente, non si può andare. Non più. È arrivato il momento di sentire le “vere” voci degli attori. Il doppiaggio, quello storico, rimarrà sempre (e solo) un bel ricordo.


4 Risposte per "Doppiaggio contro lingua originale: chi ha ragione?"

  • alexmanfrex :

    Concordo in parte sull’analisi di questo post …
    Sicuramente la voce originale rende giustizia più ampia nei confronti dell’interpretazione di un attore; è complementare ai gesti, movimenti e sguardi del caratterista !! Forse, più cha al cinema, ancor più a teatro, dove lo spettatore è presente nell’istante stesso in cui il suono/voce viene emesso …
    Al cinema la regola può subire strappi (anzi, a volte deve !!!).
    Mi è capitato di vedere alcuni film in lingua originale e poi doppiati in italiano (quello che mi ha più colpito: Matrix) e devo dire che in alcuni caso il doppiaggio risulta nettamente migliorativo nella resa finale del film …
    Senza contare che, non è poi così vero che nell’era dell’istruzione, della rete … tutti possono godersi a pieno la lingua originale (mia mamma, mia nonna no di sicuro … ma nella maggior parte dei casi neanche io …).
    I nostri doppiatori sono enormemente bravi, i più bravi al mondo … Questo è stato riconosciuto anche dalle star straniere che hanno trovato spesso e volentieri migliore la loro interpretazione doppiata …
    Non sono un tecnico dell’arte cinematografica, per cui non so in termini artistici “quanto” effettivamente si perda attraverso il doppiaggio, ma onestamente credo che la stragrande maggioranza dei fruitori di cinema non se ne sia ancora accorta

  • silence88 :

    Una solita analisi di adesso, molto di parte, che ha apprezzato i doppiaggi solo fino a quando internet, più che altro, ha sempre più divulgato il piacere di vedersi le cose ANCHE in lingua originale. I discorsi del tipo “il doppiatore finge..è freddo, insensibile” non hanno molto senso , perchè allora non potrebbe essere lo stesso discorso dell’attore? Anche l’attore recita, finge e può essere (dentro di sè freddissimo) ma per la recitazione dà tutto sè stesso; i doppiatori non sono altro che attori che recitano nell’ombra, dando la loro voce come sostituzione all’originale di un attore o personaggio animato che sia! Con questa analisi mi pare di capire che oggigiorno, dato che forse, la maggioranza predilige le cose in lingua originale, allora il doppiaggio dovrebbe essere ormai solo un bel ricordo?? Non mi sembra affatto giusta come conclusione/idea! Perchè affossare un’arte italiana? Ora siamo nel 2014 e c’è la scelta, ovvero: ti piace il prodotto doppiato in italiano? Si può sempre fare! Ti piace il prodotto in originale? Ora si può!

  • Io sto con il doppiaggio. E odio i sottotitoli che sporcano il film molto peggio
    http://blogs.bestmovie.it/lucamaragno/2014/07/17/io-sto-con-il-doppiaggio/

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