Da bambino volevo essere il Brutto

Lo so, sembrerà assurdo: ma del trio di Sergio Leone ne Il buono, il brutto e il cattivo io volevo essere il Brutto. Non il buono, attenzione. E nemmeno il cattivo (che andava decisamente oltre, anche per i miei standard). Volevo essere il Brutto perché era il più simpatico, il più – credevo io – intelligente; quello più normale. Uno, insomma, come me. Avrò avuto sì e no 6 anni quando vidi per la prima volta il film di Sergio Leone. Lo vidi con mio padre – mio padre che, tra parentesi, si addormentò dopo nemmeno mezz’ora, lasciandomi da solo tra pistole, promesse di morte e dollari spariti. Non avevo paura. Ridevo.
Ricordo questo: ridevo di cuore, con la pancia e piangendo lacrime contente. E tutto per merito del Brutto. Che non sapevo si chiamasse in realtà Eli Wallach. L’ho scoperto solo anni dopo, quando diedi un’occhiata alla sua filmografia – ero in piena adolescenza ed erano gli anni della riscoperta del cinema. Il suo primo film, lessi, era stato Baby Doll. Avevo un’insana voglia di vedermelo, solo che allora né le videoteche (che ancora c’erano), né internet mi poterono aiutare. Me lo immaginavo sempre sghignazzante, con una benda (finta) sull’occhio ed un cappellaccio a tesa larga di traverso sulla testa. Mi sbagliavo, lo so oggi, ma per me il Brutto era il Brutto. Quello che urlava al Biondo (troppo buono come il Cattivo era troppo cattivo) «Ehi, ma lo sai di chi sei figlio tu?». Quello che aveva un fratello che lo aspettava, una famiglia che gli riportava alla mente belle cose e che però aveva scelto la vita del fuorilegge.
Era uno tosto, il Brutto. Un po’ come Robin Hood pensavo. Anche se quello che rubava non lo dava mai ai poveri. Mi ero convinto che nel corso del film di Sergio Leone anche lui diventasse un po’ più buono – forse perché passava tutto il tempo con il Biondo, pensavo. Eppure ancora oggi, ad anni di distanza dalla prima volta che lo vidi, il Brutto resta il mio personaggio preferito. Agli altri bambini piaceva essere – non lo so – il protagonista di questo o quel cartone animato; io volevo essere il Brutto (che, tra parentesi, nessuno conosceva). E mi andava bene così – anche quando urlai ad un mio compagno, in terza elementare, “ehi, ma lo sai di chi sei figlio tu? Di una grandissima puahahaha!”. (Sì, non sapevo che il Brutto volesse dire puttana. Anche questo l’ho scoperto solo anni dopo).
Stamattina, quando ho letto – e scritto – della morte di Eli Wallach, mi sono sentito triste. Non triste-triste come fosse morto uno di famiglia o un amico o un conoscente caro. Ma triste come se, per la prima volta, avessi realizzato che quei tempi – quelli in cui dicevo di volevo essere il Brutto – sono finiti. Andati per sempre. E con loro, la mia infanzia. Infanzia che, parrà incredibile, ho passato in compagnia di Tuco.
ilbrutto-blog


2 Risposte per "Da bambino volevo essere il Brutto"

  • thesimifox :

    Come ti capisco.
    Quando avevo 8 anni vidi per la prima volta Ritorno al Futuro. Mi piacque a tal punto da voler fare tutto come lo avrebbe fatto Marty McFly. Qualsiasi cosa!
    Solo che gli altri mi prendevano in giro e non sapevano nemmeno chi o cosa fosse quel Marty.
    -”Marty” CHI?!
    - Marty McFly! Sai, il protagonista? Quello affetto dal morbo di Parkinson?
    - Mai sentito nominare.

    E quelle poche volte in cui avevo l’opportunità di parlare con qualche adulto, qualcuno che avesse visto il film quando era uscito nell”85, beh.. tiravo sempre un sospiro di sollievo. Sapevo che solo loro mi avrebbero capito.

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