Le estremita’ del 2018. Sex & Violence in Netflix A.D.

Il 2018 verra’ ricordato come l’anno di inizio della Terza Guerra Mondiale, quindi non sorprende che ci sia stato tutto questo fermento di emozioni forti nel cinema. Per questo, dato che per puro caso non ho nella mia lista di preferiti film che non contemplino morti ammazzati, dedichiamo la top ten ai film estremi dell’anno. Non solo horror, anzi, quasi per niente, ma piuttosto tanta voglia di rivoluzione, di menare le mani e di spaccare tutto. Nell’anno del dominio di Netflix, ci sono anche molti film italiani nella lista dei migliori, e questo e’ un buon segnale. Rimangono fuori film come Spiderman: into the Spiderverse, Aquaman, Venom, Black Panther, L’Isola dei Cani, The 15:17 to ParisDen of Thieves, First Reformed, Lazzaro Felice, Loro, La Casa delle BamboleUpgrade, Tully, ma sono stai apprezzati mentre altri titoli Burning, RomaCam, You Were Never Really Here, Arctic, UnsaneLords of Chaos o The House that Jack Built non mi hanno veramente convinto, mentre altri come The Destroyer, Widows o La Favorita, che sarebbero stati probabilmente in classifica, non li ho ancora visti.

Countdown to extintion:

Operation Red Sea. 10

Unico film cinese, anzi asiatico della lista, e questo perche’ ancora non ci sono film cinesi fatti come si deve per il mercato internazionale al botteghino. Il film di Dante Lam e’ nella lista per motivi tecnici e biografici. Tecnicamente e’ una bomba atomica di brutalita’ berzerker (alla faccia della censura). E’ la prima volta che la Cina fa confezionare un film di propaganda bellica di questo livello produttivo, che per una volta da’ giustizia alla frase “non ha niente da invidiare a un prodotto Hollywoodiano”, dove la foia distruttiva di film come Rambo 2 o Commando e’ tra le mani di cinesi, i soldati superaddestrati che salvarono alcuni concittadini prigionieri dell’ISIS. Il film alterna distruzione a momenti di emotivita’ intensa che dovrebbero a loro volta alimentare desiderio di vendetta e quindi distruzione ulteriore. E’ fatto talmente bene che ti instilla patriottismo anche se non sei cinese.Il fatto che io l’abbia visto a Pyongyang, in Nord Korea, durante il Festival che mi ha invitato e permesso di realizzare alcune riprese “segrete” per un progetto in realta’ virtuale di reboot di Pulgasari, ha contribuito a farmelo apprezzare. Con gli Stati Uniti a minacciare la guerra atomica, il presidente Sud Koreano che incontra proprio in quei giorni Kim Jong-un per uno storico summit, e la strizza di venire fatto fuori in terra straniera, quando nel finale una voce tuona “vi state avvicinando alle acque territoriali cinesi, se supererete la linea di difesa, saremo costretti a farvi il culo.”, li’ mi sono intenerito.

Mandy. 9

Forse Mandy non e’ il miglior horror del 2018, si potrebbero citare A Quite Place e Hereditary in tal senso, ma e’ quello piu’ rappresentativo. Non e’ esente da difetti, il primo tra tutti e il non prendersi abbastanza sul serio, quando potrebbe tranquillamente. L’esoterismo sensoriale che Panos Cosmatos esplora sin dal precedente Beyond the Black Rainbow unisce due direzioni verso le quali sta andando la civilizzazione. L’evoluzione umana sara’ sempre piu’ attenta ai segni che arrivano dall’universo e alla chimica della sensorialita’, una parte del Mondo fara’ la differenza rispetto alla massa reclusa nella Matrice, e questo si riflettera’ sull’audiovisivo. Inoltre, a livello puramente stilistico, quello che Mandy rappresenta nella sua sperimentazione fotografica potrebbe diventare il prossimo trend nel branding come le luci blu e rosa lo sono state con Drive.

 

La Ballata di Buster Scruggs. 8

Recuperato ieri, a dire la verita’, ma anche un Coen minore, forse un divertissement, ha piu’ di un perche’. A parte l’indubbio valore come opera di intrattenimento che definisce la magia del cinema dei Fratelli Coen, il film e’ una concentrato di tutto l’immaginario western esistente, dagli albori alle parodie, unito da un filo conduttore che inquadra implicitamente le tragedie della societa’ moderna americana attraverso le proprie radici. Non te ne accorgi ma stanno parlando di 1.Politica internazionale, 2.Sistema Giudiziario, 3. Industria Cinematografica e Cultura, 4. Economia, 5. Diversity, 6. Politica interna sociale. Infine, ha spazio in questa classifica dedicata al cinema estremo perche’ e’ decisamente sanguinolento.

Hold the Dark. 7

Jeremy Saulnier e’ uno dei piu’ innovativi storyteller degli ultimi anni, e, grazie al cielo, si evolve. Oramai sono 4 anni che ho un suo film (o del compare Macon Blair) nella top list. Sono un moralista, ma meglio moralista che farabutto. I film precedenti erano delle favole, come quelle di Esopo, intrise di insensata violenza. Hold the Dark e’ una leggenda. La leggenda di come e’ nata la violenza dentro gli esseri umani. Rifugiarsi in una storia cosi’ nera, dove il meno che succede e’ che muoiono bambini, e’ come fare un viaggio iniziatico dal quale si ritorna cambiati. La trasformazione e’ dolorosa, e quel dolore si espande in lunghi momenti di meditazione, ma si diventa dipendenti da quel cambiamento. Con Hold the Dark andiamo cosi’ a fondo nella natura bestiale dell’animo umano, e dopo la visione ci rimaniamo li’ sotto per un bel un po’.

Dragged Across Concrete. 6

Un altro tra i migliori storyteller degli ultimi anni e’ S. Craig Zahler, e pure lui si evolve a livello produttivo. Zahler fa film imperfetti, visibilmente con budget piu’ che contenuti, e con una ostinazione al dettaglio quasi autodistruttiva. Nel precedente Cell Block 99 si sentiva troppo l’influenza di Frank Miller, nella poetica. Qui siamo ancora da quelle parti, ma Zahler si evolve verso Don Siegel, o almeno Michael Winner. Lui, come Saulnier, deve essere lasciato libero di fare, ‘che prima o poi viene fuori veramente qualcosa di pericoloso. DAC, con Vince Vaughn e Mel GIbson, e’ stato tacciato di fascismo, alcuni giornalisti gli stanno letteralmente facendo la guerra, ma si tratta di una parabola profondamente umana e realistica, dove non ci sono buoni, ne’ cattivi ma disperati e psicopatici, dove la morte viaggia senza pieta’ e l’ignoranza e la miseria hanno prevalso sulla ragione e il buon senso. Zahler ha imparato una vecchia lezione su come far contorcere le budella allo spettatore, e non ha paura di esporsi realizzando un film che dovrebbe far riflettere sui motivi che spingono quanta piu’ gente ad abbandonare i comportamenti civili per lasciarsi andare alla legge della giungla.

Sicario 2: Day of the Soldado. 5

Un altro tra i migliori storyteller (e tre!) e’ Taylor Sheridan, che sta resuscitando quella visione della violenza e della giustizia romantica ma piena di polvere e amare contraddizioni che aveva Sam Peckinpah. Stefano Sollima non poteva cominciare meglio la sua avventura americana, che si prolunghera’ a lungo, gli auguriamo. Fa piacere quando ci sono persone nel cinema italiano alle quali non si puo’ dire niente, semplicemente limpide e diritte per la loro strada, e meritevoli di successo grazie al duro lavoro, grande coraggio e talento.  Soldado e’ uno spaghetti western degno della trilogia del leggendario padre del regista (buonanima  Sergio), che prende un po’ di idee da alcuni film messicani degli ultimi anni (Heli, Miss Bala) ma poi va per conto suo come un treno implacabile. Soldado ha inoltre il merito di rivelare al mondo come ragiona il governo americano lontano dai microfoni, leggendo tra le righe come spesso l’opinione pubblica non vuole fare.

Dogman. 4

Dogman viene da un fatto di cronaca violentissimo, ma non ha violenza, se non psicologica, che e’ quella che probabilmente porto’ Nigro a fare quello che fece. Garrone lavora al contrario, rendendo tutto piu’ tenero, ma la chiave di lettura piu’ interessante del film e’ che il borgo malandato dove vivono altro non e’ che il Mondo, e il Pugile rappresenta gli Stati Uniti che stanno rompendo a tutti, mentre l’Italia, con tutti i suoi pregi e difetti, si sacrifica a se stessa. Ho sempre sentito molta empatia per i film di Garrone, e questo, come Primo Amore, hanno una parte di me all’interno, tanto che, anche se avevo nel cassetto uno script sul “canaro”, non mi dispiace che alla fine lo abbia fatto Garrone in questa maniera. Una visione va portata al Mondo, comunque sia.

Climax. 3

Gaspar Noe’ ha avuto un bel po’ di soddisfazioni con Climax, con diversi premi a partire da Cannes, anche piu’ dei film precedenti. Tuttavia per ora non se ne parla molto, a parte che e’ un’orgia pazzesca e un horror raccapricciante allo stesso tempo, ma ha anche il merito di portare alcune delle sequenze di ballo piu’ estreme mai viste. Il film si promuove come fieramente francese, in maniera provocatoria, e forse precorre i tumulti recenti a Parigi, o forse lo stato di delirio generale in Europa. Su un territorio dove la follia, la mediocrita’, il sotterfugio la fanno da padroni, che motivo c’e’ di tentare di essere eccellenti? Grazie al successo di un leggendario party per la premiere cannense di Love, Noe’ ha portato Climax in tour nei Festival organizzando feste a tema, insieme al gruppo di ballerini scatenati protagonisti del film. Tanta goduria. Inoltre, per l’occasione, Gaspar ha conosciuto mia madre! Non male. Ci sposeremo a Marzo.Ca##ate a parte, quello che rispetto di Noe’ e’ che fa film che rimarranno nel tempo, come succedeva decenni fa, e ora non e’ da tutti .

Suspiria. 2

Guadagnino e’ professionalmente perfetto. Il remake di Suspiria ha tutto quello di cui un film ha bisogno per avere valore, e tutti questi elementi sono armonici nella visione di insieme. Suspiria parla di se stesso, considerando il conflitto tra la giovane protagonista e la sua mentore che le deve lasciare lo scettro di nuova ballerina e sacerdotessa del culto. Non credo che Guadagnino voglia diventare il nuovo Argento, ma di sicuro ha dovuto affrontarne la fama intoccabile di un film internazionalmente cosi’ popolare. Non si limita a fare la storia sua, ma anche a sperimentare con interessanti movimenti di camera, chiudendo un discorso formale non facile da eguagliare. Credo sia il film della maturita’ di un regista dalla mente produttiva illuminata che ha avuto la soddisfazione di rimbalzare tutta la mediocrita’ e l’invidia che spesso l’italia riserva alle proprie eccellenze. E non e’ poco.

Assassination Nation. 1

Il 2018 e’ l’anno dell’intolleranza, non c’e’ ombra di dubbio. L’intolleranza che ha visto sorgere cosi’ tanti focolai di fascismo in giro per il Mondo, e l’intolleranza che ha visto i liberal e le minoranze scatenarsi in una feroce caccia alla streghe, che si e’ sviluppata con gli scandali sessuali. Il risultato e’ che hai paura a uscire fuori di casa, hai paura a parlare, perche’ potresti essere accusato e condannato senza processo. Tutti mali frutto dello stesso seme avvelenato. Il 2019 vedra’ molti film e serie toccare questo argomento, e probabilmente ci sara’ una svolta epocale, ma chi ci ha visto lungo e’ stato Sam Levinson (figlio di Barry), un altro soggetto allucinante, regista di Assassination Nation, che e’ semplicemente una macchina di distruzione! Assassination Nation racconta di come i social media possano essere usati come un’arma piu’ letale della Santa Inquisizione, e le conseguenze possono portare molto piu’ facilmente a quello che abbiamo, per esempio, visto in Francia con i gilet gialli, e che potrebbe succedere negli States. Kill Bill, Fight Club, The Purge e Spring Breakers messi insieme non danno l’idea di quanto sia una bomba. Politico, sociale, onesto e diretto, Assassination Nation unisce una storia emotivamente coinvolgente e moralmente illuminante a una regia entusiasmante. Forse abbiamo l’erede di Oliver Stone. Piu’ che un film, una missione e un atto di guerra.


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